Garinei & Giovannini
presentano

RUGANTINO
commedia musicale di Garinei & Giovannini
scritta con festa Campanile e Franciosa

con
MICHELE LA GINESTRA
FIORELLA RUBINO
EDY ANGELILLO

e con
MAURIZIO MATTIOLI

nel ruolo di Mastro Titta

regia
Pietro Garinei
con Cesare Gelli

musiche ARMANDO TROVAJOLI
coreografie GINO LANDI
scene e costumi GIULIO COLTELLACCI
collaborazione artistica LUIGI MAGNI

 

Nella Roma del 1830 Rugantino, un paino povero, sbruffone, indolente e un po' vigliacco vive per divertirsi, tra mille scherzi ai danni degli altri e truffe per tirare avanti. E all'inizio della storia, infatti, lo troviamo alla berlina, punito per l'ennesima truffa. Mentre sconta la sua punizione, schernito dagli amici, viene confortato da Rosetta, donna procace e bellissima sposata infelicemente con Gnecco, marito gelosissimo. Rugantino, spavaldamaente, scommette con i suoi amici che riuscirà a conquistarla in pochi giorni, entro la data della festa dei Lanternoni, pena tre chilometri con i piedi nel sacco.
Contemporaneamente, Rugantino deve anche interessarsi della sistemazione di Eusebia, una sua ex amante che è rimasta all'improvviso sprovvista del suo vecchio protettore. Trovare un altro uomo per Eusebia , che possa ad ogni evenienza tornare utile anche a lui, per Rugantino è un gioco da ragazzi: Mastro Titta -oste e boia, abbandonato dalla moglie, e rimasto solo con il figlio Bojetto, è la vittima ideale del nuovo raggiro di Rugantino.
Presenta Eusebia a Mastro Titta come se fosse la sorella e nasconde a Eusebia il lavoro di Mastro Titta, in tal modo riesce a far sì che Mastro Titta accetti Eusebia come sua nuova compagna.
Rugantino intanto, approfittando della fuga di Gnecco da Roma, perché ricercato per omicidio, continua la sua corte a Rosetta fino a strappargli un appuntamento a Campo Vaccino, dove i due finiscono per innamorarsi. Rugantino, colpito al cuore, nasconde ai suoi amici la conquista preferendo pagare la scommessa. L'ultima sera di carnevale Gnecco, improvvisamente rientrato a Roma, viene ucciso e l'assassinio viene scoperto proprio da Rugantino che decide di autoaccusarsi pur di sembrare, da sbruffone quale è, un uomo vero agli occhi di Rosetta e della gente che lo ha sempre considerato una nullità.
All'arrivo delle guardie Rugantino fugge e si nasconde, ma un contrattempo e l'arrivo del Cardinal Vicario lo fanno scoprire. Finito in carcere Rugantino confessa a Mastro Titta di essere innocente ma ancora una volta, all'arrivo di Rosetta che gli giura amore eterno, preferisce riscattare la sua vigliaccheria e affrontare il patibolo.
E' l'alba, e in una Roma tinta di rosso e di azzurro, Rugantino va incontro al suo destino.

 

Torna in scena "Rugantino", la commedia musicale italiana più popolare e più amata. A ventidue anni dalla "nascita" ed edizione dopo edizione la storia del "paino" più famoso di Roma mantiene inalterato il suo fascino, la sua comicità, le sue emozioni.
"Rugantino", scritta da Garinei & Giovannini con Massimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile e musicata dal Maetstro Armando Trovajoli, è uno spettacolo che si può definire "sempreverde". Infatti, rappresentato per la prima volta nel 1963, è stato sempre recepito dagli spettatori come una grande novità. Un elemento che garantisce a Rugantino la durata del suo successo è la felicità musicale delle canzoni di Armando Trovajoli che sono da sempre rimaste nell'orecchio della gente come dei classici popolari; basti pensare alla famosa "Roma nun fa la stupida stasera", a "Ciumachella" o "Tirollallero".
Non da meno sono i costumi ideati da un indiscusso maestro: Giulio Coltellacci, ancora oggi capaci di strappare applausi a scena aperta insieme alle coreografie di Gino Landi, che ricreano perfettamente il sapore delle feste popolari di un tempo. Rugantino è un personaggio indistruttibile nella galleria delle maschere romanesche: arrogante e sentimentale, millantatore e pauroso, spaccatutto e prendibotte. Intorno a Rugantino ruotano figure che allo stesso modo impersonano i vari caratteri tipici della commedia popolare: Mastro Titta oste e boia bonario e umano nonostante la sua professione, il bullo Gnecco, l'audace Rosetta, il prepotente Don Nicolò che rappresenta l'aristocrazia nera, la semplice e furba Eusebia.