Emmevu Teatro
presenta



LA VITA CHE TI DIEDI
di Luigi Pirandello

con
MARINA MALFATTI

e con
altri otto attori

regia
Luigi Squarzina

Anche per la prossima stagione la Compagnia di Marina Malfatti presenta, a partire da gennaio 2004, un grande classico, "La vita che ti diedi" di Luigi Pirandello regia di Luigi Squarzina protagonista Marina Malfatti, riproponendo una coppia, regista-interprete, che ha sempre riscosso grandissimi successi, in particolare negli allestimenti dei testi di Pirandello.
Bellissima commedia, scritta da Pirandello per Eleonora Duse, "La vita che ti diedi" appare alla lettura di oggi estremamente attuale, perché approfondisce con grande acutezza la complessità dei rapporti madre-figlio all'interno di una famiglia borghese, dove l'arrivo di una giovane donna scatenerà le ambiguità nascoste della madre che arriverà a gesti di violenza e perfino di ricatto pur di non perdere l'amore del figlio. Pirandello, svelandoci i lati più misteriosi della figura materna, ci trascina in una storia emozionante e ironica insieme, approfondendo non solo la tragedia di una madre, ma la tragedia della "personalità materna", generica, assoluta, senza faccia: cerca il sublime della maternità.

Note di regia
Senza voler mettere in discussione l'acceso disperato protagonismo della figura di Donn'Anna, sarebbe riduttivo sacrificare ad essa la singolare intrigante complessità de "La vita che ti diedi", un'opera che Pirandello concepisce e scrive nel pienissimo delle sue forze creative. Segnaliamo come chiave di lettura la sequenza centrale del secondo atto, prima dell'arrivo di Lucia, l'amante del figlio di Donn'Anna morto ormai da dieci giorni e di cui la madre si rifiuta di accettare la morte avvenuta sotto i suoi occhi: il morto è "un altro", il figlio "tornerà". E' una sequenza originale e inquietante. Queste tre scene nelle quali Donn'Anna è fisicamente assente - tranne, nella prima, una sua breve presenza semisilenziosa e "un po' in disparte, nell'ombra" - confermano l'ispirazione lirica e concettuale al tempo stesso che sorreggeva l'autore in ogni momento.
Dapprima Donna Fiorina, la sorella di Donn'Anna, riscontra con tremore ("sbigottimento", "come un incubo") su di sé e sui suoi figli, che rivede a distanza di un anno, la capacità della vita di farci "altri" da quelli che ci consideriamo stabilmente, e crediamo che il nostro prossimo sia capacità che non aveva ammesso e di cui non aveva inteso il tragico senso quando Donn'Anna gliene parlava nel dialogo/monologo del primo atto. Poi, nella scena "vuota e buia con quel solo riverbero spettrale" proveniente dalla stanza del figlio, "senza il minimo rumore, la sedia accostata davanti alla tavola da scrivere si muoverà come se una mano invisibile la girasse" e "la lieve cortina davanti alla finestra si solleverà... come scostata dalla stessa mano, e ricadrà". E' rarissima, forse unica nel corpus teatrale pirandelliano, una simile oggettivazione dell'invisibile, verrebbe fatto di accreditarla al paranormale se non riflettessimo che l'autore vuole dirci (e dunque, a teatro, mostrarci in azione) quello che proprio ci dice nella didascalia: "(Chi sa che cose avvengono, non viste da nessuno, nell'ombra delle stanze deserte dove qualcuno è morto.)", e ce lo dice nell'ironia di una parentesi..Il terzo segmento della sequenza è il dialogo sulla luna, da non pochi definito leopardiano, fra la vecchia servente Elisabetta e il vecchio giardiniere che è all'estemo e di cui sentiamo solo la voce. Il giardiniere ripete ingenuamente e saggiamente certe parole del figlio tonato a casa, come sapremo al finale, "a morire"; "...notte è qua per noi, ma la luna non la vede, perduta lassù nella sua luce...".
Nell'insieme sono dieci minuti, non di più, di pura estasi teatrale, per preparare l'apparizione più attesa: l'amante, il cui destino è in gioco, colei "che non sa", che "è voluta venire", e noi non sappiamo perché.
'La vita che ti diedi" nasce nel 1922-23, viene rappresentata nel '23 , pubblicata nel '24 e deriva liberamente da una novella del 1916, "La camera in attesa", dove una madre ha un figlio andato in guerra, la guerra di Libia, e lì scomparso. Disperso, morto? La madre e le tre sorelle hanno fiducia e continuano a tenere pronta la stanza del figlio, curandola ogni giorno in ogni dettaglio come se da un momento all'altro dovesse ritornare, finché è la fidanzata a perdere ogni speranza e a mettersi ccn un altro, cagionando la fine dell'illusione. Questo non ricorda, anche nel titolo, un film del 2001 che ci ha commosso?

 

Luigi Squarzina