La Repubblica, Mercoledì 20 Marzo 2002
Napoli, dal film di Loy al teatro.
Gli Scugnizzi crescono e si scontrano.
Napoli - C'era una volta... Scugnizzi deve la sua origine a un film, Scugnizzi, di Nanni Loy, datato 1987 e che raccontava l'origine di uno spettacolo, creato e interpretato da piccoli carcerati. Per questo film Claudio Mattone scrisse tra le sue più belle canzoni (Scetate, Scè, per esempio, è una fra le più belle canzoni napoletane in assoluto). Sembra che fin da allora Mattone abbia pensato a una riduzione teatrale, ma il trascorrere degli anni ha fatto si che lo spettacolo, quando nascerà quindici anni dopo, non potrà essere che un seguito. Da qui il titolo del musical che è in scena all'Augusteo di Napoli. Due ragazzi, Saverio e Raffaele che ritroviamo all'inizio del testo teatrale, li abbiamo visti nel riformatorio, e poi uscire per scontrarsi con una realtà nemica; non vediamo però come hanno affrontato quei cambiamenti che li portano da amici del cuore a nemici implacabili, anche se Saverio, che è sacerdote, oppone a Raffaele solo la fermezza della sua morale e la caparbietà del suo intervenire ad aiutare i ragazzi. Ci riesce? In apparenza no. Però vediamo durante l'azione, un progresso delle coscienze, una timida volontà di non fare il male che ci si fa luce nell'ignoranza e sacerdote nella vita degradata dei ragazzi: questi scugnizzi salvati, forse, dalla musica, ma certamente cambiati in meglio per aver ricevuto amore e attenzione. Raffaele, dall'altra parte, è diventato un ras di quartiere, un appassionato del potere, un potere basato sullo spaccio di droga, e la sua libidine del comando lo porterà al delitto: disprezza i ragazzi che possono solo cantare? Sarà sommerso dal coro di quegli stessi ragazzi che cantano "Raffaele è un omm'e mmerda!". Il male ha vinto una battaglia, ma forse il bene vincerà la guerra. Scugnizzi è una storia, il titolo lo dichiara, napoletana. Ma facciamo attenzione a non cadere nella trappola del folklore, troppo comune, troppo ovvia quando si parla di Napoli. Quando si parla di questa città il percorso è sempre pieno di imprevisti, di sorprese: lingua e cultura napoletana sono ben lontane dall'essere un mero fatto regionale e Napoli, come il suo dialetto, è un crocevia dove tutta la cultura europea si è rispecchiata. Scugnizzi è una storia profondamente napoletana ma è anche napoletana per caso e universale di respiro. Una quindicina di canzoni una più emozionante dell'altra, un testo abbastanza schematico ma è giusto che la musica prevalga. Una scena di Bruno Garofalo, che è anche l'appassionato regista, apparentemente lineare ma che si colora di fantastiche risonanze. Animate coreografie (giustamente definite "movimenti coreografici") di Gino Landi. Nei costumi fantasiosi di Silvia Polidori si muovono e cantano ventuno fantastici ragazzi, voci strepitose e talenti variati quanto intensi. Massimo Abbate è un deputato doverosamente narcisista, Piero Pepe un caloroso commissario di polizia. Pietro Pignatelli è autorevole e riesce persino a essere simpatico nel ruolo del cattivo Raffaele, mentre Sal Da Vinci presta alla testardaggine di Saverio una voce e una interpretazione di primissimo ordine.
Alvise Sapori

Il Corriere Del Mezzogiorno, Domenica 17 Marzo 2002
Nello spettacolo dell'anno Sal Da Vinci è il trascinatore di un cast giovanissimo. Straordinaria la sequenza dei brani di Mattone.
"Scugnizzi", per una sera l'Augusteo è Broadway.
Un vero e proprio evento, la produzione napoletana è già matura per una dimensione internazionale.
Sembrava di essere a Broadway venerdì sera e, a occhi chiusi e orecchie ben aperte, l'Augusteo d'incanto si è trasformato nel Palace Theatre di via Toledo. Eppure in scena nella sala di piazzetta Duca d'Aosta non c'erano ne "Il fantasma dell'opera" ne "I miserabili". C'era invece la "prima" del napoletanissimo "C'era una volta...Scugnizzi", il musical forse più coinvolgente e credibile che sia mai stato prodotto in Italia. Perché, senza ombra di dubbio, lo spettacolo ideato da Claudio Mattone per un cast di giovanissimi attori/cantanti/ballerini, tutti rigorosamente partenopei (eccetto Nicola Nardini, uno straordinario acrobata rimincse), si è trasformato in grandissimo evento musicale e teatrale, al di là delle più rosee aspettative. Complimenti davvero! Dall'organizzazione scenica, alla rigorosissima preparazione professionale esibita da tutti, anche dal più più piccolo, la mascotte Simone Capriglione, appena quindicenne e al suo secondo anno di Istituto Tecnico Informatico. È stato un lavoro durissimo, partito a settembre con le audizioni di oltre millecinquecento aspiranti. Una bella pagina di spettacolo quindi, una scommessa sicuramente vinta da Mattone, da Vaime, da Landi, dagli stessi Caccavale che hanno creduto nel non facile progetto sin dall'inizio. Con una nota per Bruno Carotalo che ha ideato una scenografia efficacissima, costruita su due livelli con uso delle proiezioni simultanee fra interni ed esterni cittadini, ed un ciclo che a tratti ha coperto di tuoni l'intera platea. Ma soprattutto la scommessa è stata vinta dai venticinque protagonisti che guidati da un Sal Da Vinci sempre più convinto dei propri mezzi, da Pietro Pignatelli, da Massimo Abbate e da Pietro Pepe, hanno fatto tutti terribilmente sul serio, da Stefania De Francesco a Omelia Di Domenico, da Antonio Marino a Gianni Lanni. Complice una storia da vero musical, tragica e comica, passionale e violenta, un "West side story" all'ombra del Vesuvio, dove bene e male si sfidano con ritmo serrato minuto dopo minuto. Ricollegandosi al film di Nanni Loi. due ex reclusi di Nisida si fronteggiano: da una parte c'è un prete (Sal da Vinci) con l'hobby della musica, impegnato a salvare i ragazzi del quartiere dalle grinfie della camorra; dall'altra c'è Rafele 'o Russo (Pignatelli), un boss emergente e senza scrupoli, che non farà un passo indietro, fino all'estremo atto che chiude dolorosamente il musical. Ma è l'impianto musicale che fa la differenza rispetto ad altri patetici tentativi di musical sperimentati in Italia. La sequenza è travolgente, legata brano dopo brano alle sedici composizioni di Mattone, alcune delle quali notissime come "Perzone perzone", "Chiammame", "Io ce credo", "Quanto tiempo ce vo'", "'A città 'e Pulecenella" e "Aiere". Veri e propri standard che hanno segnato vent'anni di successi, con uno stile compositivo originale, modernamente napoletano, e arrangiamenti di sapore sobriamente americano (marcette alla Lloyd Weber, armonie "jazzy" e frequenti incursioni nei tempi di bossa nova). Repliche fino al 14 aprile.
Stefano De Stefano

La Verità, Domenica, 17 Marzo 2002
Applausi a scena aperta per il musical di Claudio Matotne ed Enrico Vaime.
Il trionfo degli scugnizzi.
Vip in platea: "bravo Sal Da Vinci, lo spettacolo è intenso".
Semplicemente grande! Un musical che non ha tradito le aspettative, esilarante, coinvolgente, emozionante. C'era una volta… Scugnizzi ha lasciato tutti a bocca aperta. Scritto da Claudio Mattone e da Enrico Vaime, lo spettacolo è il frutto di un lavoro intenso, studiato, pensato e realizzato con grande maestria. Il teatro Augusteo, gremito in ogni ordine di posto, presentava il pubblico delle grandi occasioni, personalità del mondo dello spettacolo, artisti di spessore nazionale e internazionale, hanno applaudito entusiasti. Una ovazione totale per un gruppo di giovani talenti scelti tra oltre 1200 candidati che hanno partecipato a una accurata selezione, fatta di estenuanti provini. Mattone è riuscito a formare un cast eccezionale, guidato da Sal Da Vinci, protagonista e leader indiscusso, artista che si pone oggi come il nuovo Massimo Ranieri della canzone napoletana. Bravo anche Pietro Pignatelli, altro giovane salito alla ribalta per aver partecipato a un musical importante come Grease. Un successo tutto italiano, Scugnizzi è il primo musical scritto, cantato e interpretato in dialetto. Splendide le scene, le ambientazioni e la regia affidate a Bruno Garofalo, avvolgenti le luci, i colori che risaltano le coreografie di Gino Landi, belli i costumi di Silvia Polidori. Tutto studiato nei minimi particolari. La storia è attuale, impegnata nel sociale: narra di una realtà spesso crudele, triste per i giovani di questa città, abbandonati a un tragico destino, vittime della criminalità, della delinquenza e dell'indifferenza popolare. La musica diventa l'unica speranza per un futuro migliore, l'unica arma per lottare contro i prepotenti e la violenza. Mattone racconta Napoli con canzoni dai testi forti, ribelli, di protesta, ma dalle melodie dolci, profonde che arrivano al cuore. Applausi a scena aperta insomma. I complimenti si sprecano in sala. "Sono entusiasta, ma anche sorpreso e meravigliato. Mi ha colpito la preparazione artistica di questi ragazzi, che dimostrano, malgrado la giovane età, sicurezza, professionalità: riescono a tener la scena e il palco come dei veri veterani". Questo il parere di Renzo Arbore. Presente in platea Fabrizio Frizzi: "Bravi! Mi sono divertito molto. Peccato per me non capire bene il dialetto napoletano. Ma questo non è un problema, lo spettacolo è intenso". Gloriana è stupita: "Non sembra un debutto. Sono stati tutti molto naturali, sembrava non sentissero il peso della prima. Grande la scelta di affidare il ruolo di protagonista a Sal, ormai maturo per un ruolo così impegnativo." Emozionata Paola Cortellesi: "Amo questa città che riesce a trasmettere sensazioni forti, come quelle che ho provato assistendo a questo grande musical".
Dario Amato

La Repubblica, 17 Marzo 2002
Il debutto di "C'era una volta..." all'Agusteo.
Noi, "Scugnizzi" indifferenti al Grande fratello.
Ad occhi chiusi. Il ragazzo (o la ragazza) saliva sul palcoscenico e cantava: quello che voleva, una canzone con cui aveva familiarità. E Claudio Mattone, sprofondato in una poltrona dell'Augusteo, ascoltava ad occhi chiusi. Una scena che si è ripetuta 1200 volte, entrata nella piccola mitologia che già accompagna lo spettacolo "C'era una volta...scugnizzi", che ha debuttato venerdì all'Augusteo. Ad occhi chiusi per non farsi distrarre dal look, dall'estetica, ma neanche dalla pur necessaria presenza scenica. Al primo posto ci doveva essere la voce, tutto il resto veniva dopo. E infatti eccoli in scena, a raccogliere l'entusiasmo del pubblico, i ventuno ragazzi che hanno superato il test del "maestro con gli occhi chiusi". Di bell'aspetto, naturalmente, alcuni di loro. Ma anche piccoli di statura, dinoccolati, oversize o con un che di fascinosamente irregolare nel volto o nel corpo. Come la gente vera, la "magnifica gente di questa città" che "viene celebrata in una delle canzoni dello spettacolo. "Nel fare i provini - racconta Mattone - ho trovato la conferma ad un sospetto che già coltivavo da tempo. Che esistono migliaia di ragazzi a cui non importa niente di apparire, di curare ossessivamente l'aspetto, di andare in televisione. Che non parteciperebbero al Grande Fratello neanche per tutto l'oro del mondo. E' importante tenerlo presente: la tv, i media ce li raccontano in un certo modo, ma loro, i giovani, sono ben diversi". E vediamoli da vicino, i ragazzi che in queste sere stanno stregando il pubblico dell'Augusteo. II vivaio di talenti su cui, secondo Renzo Arbore, Napoli potrà sempre contare. Gli splendidi ragazzi che, dice Peppino Di Capri, "non finiscono mai di stupirti". Il più piccolo, Simone Capriglione, ha quindici anni: secondo anno di informatica, mascotte della compagnia e ovviamente nessuna esperienza alle spalle. La più grande e anche la più applaudita, Stefania De Francesco: un curriculum di prestigio tra cinema e teatro, una grinta e una voce che ne fanno già una protagonista. Com'è già un protagonista il 26enne Mimmo Di Domenico, che strappa un applauso a scena aperta quando si percuote il petto e la faccia, facendoli "suonare" secondo lo stile reso celebre dal musicista americano Bobby Mc-Ferrin. Si racconta che i più importanti percussionisti italiani, da Tullio De Piscopo a Giovanni Imparato, già temono la sua concorrenza. Poi c'è Omelia Di Domenico, 18 anni, che si è esibita al Festival di Castrocaro: la sua vocalità ricorda le grandi interpreti "nere", da Tina Turner a Randy Crawford. Ragazzi che hanno saputo coltivare un sogno e oggi lo stanno vivendo. Ma anche ragazzi che al mondo dello spettacolo non avevano mai pensato. E che magari, come nelle favole, avevano soltanto accompagnato un amico e sono invece stati prescelti. Ragazzi come il pizzaiolo ventenne Giovanni Pernice, la studentessa sedicenne Serena Rossi, l'animatore turistico Antonio Rocco e lo studente Dario De Rosa, entrambi diciottenni. Alcuni avranno sognato in segreto le luci della ribalta, senza farsi illusioni. Ma stasera lo spettacolo sono loro: merito di un uomo mite, un grande musicista che ha saputo ascoltarli ad occhi chiusi.
Antonio Tricomi

La Repubblica, Domenica 17 Marzo 2002
In morte della sceneggiatura
Morta la sceneggiata, cancellata dal tempo, sepolta da un teatro che chiede progetti più complessi. Napoli ne insegue il fantasma, cercando lo "spettacolo-portavoce", capace di entusiasmare il pubblico, che dia voce a speranze, passioni, contraddizioni di una città-metropoli soffiatrice e fantastica. Ma soprattutto capace di dilatare umori e geografia verso un teatro del nostro tempo, dove i confini siano labili segni verso il gran palcoscenico internazionale e le emozioni siano condivisibili da molti. C'è riuscito Claudio Mattone che, con Enrico Vaime, ha lavorato a legare insieme certe sue canzoni molto belle, scritte per un non memorabile film, e diventate ora corpo portante e ispirazione drammaturgica (proprio come avveniva per la sceneggiata) di "C'era una volta... scugnizzi" in "prima assoluta" l'Augusteo. Titolo non proprio felice per uno spettacolo che coglie nel segno, bello e divertente, ben costruito da Bruno Garofalo che ne firma la regia ed anche le belle, originali scenografie, con giovani attori bravissimi, capaci di cantare, ballare e recitare alla grande, con Sal Da Vinci che riconferma ancora una volta le sue eccellenti qualità di cantante ed attore d'intensa poesia, con Pietro Pignatelli, Piero Pepe, Massimo Abbate, a completare un cast che trovava ogni possibile identificazione con personaggi e sentimenti messi in scena ed esalta gli umori della città ispiratrice. Tra canzoni e balletti divertenti e compatti, messi a fuoco da Gino Landi, per i giovani interpreti. In linea con la regia i colorati e fantasiosi costumi di Silvia Polidori. Per personaggi impegnati nella rappresentazione di una generazione ferita e dolce, baldanzosa e generosa, che divide il suo tempo e il suo cuore nelle difficili prove di una quotidianità poco amica. Tutti capaci di sognare però. Verso un finale che la tradizione vuole amara e gratificante.
Giulio Baffi

Corriere della Sera, Sabato 16 Marzo 2002
E' il seguito del film di Loy
«Scugnizzi»: a Napoli studenti e pizzaioli debuttano nel musical Una ventina di interpreti scelti quasi tutti tra dilettanti Renzo Arbore alla «prima»
Napoli - Una banda di scugnizzi ha debuttato ieri sera al teatro Augusteo nel primo musical moderno tutto napoletano «C' era una volta... Scugnizzi». Scritto da Claudio Mattone ed Enrico Vaime, con la regia di Bruno Garofalo, lo spettacolo si ispira a un film girato nell' 89 da Nanni Loy, che raccontava i tentativi di riscatto d' un gruppo di ragazzi, dalla violenza di una camorra sempre più spietata. I ventuno i protagonisti sono quasi tutti esordienti: studenti, pizzaioli, fruttivendoli per la prima volta in scena, a esclusione di quattro solisti: Sal Da Vinci, Pietro Pignatelli, Massimo Abbate e Piero Pepe. «Sono tutti bravissimi - assicura Claudio Mattone, autentico talent scout -, compresa la nostra mascotte che ha solo quindici anni». Tra i cantanti con qualche esperienza c' è Stefania De Francesco, che ha già prestato la voce a «Il principe d' Egitto», film d' animazione di Spielberg. Claudio Mattone, autore delle musiche e con il figlio Tullio anche produttore del musical, è il compositore napoletano che ha scritto brani per i più grandi interpreti della canzone italiana e nel ' 90 vinse due David di Donatello proprio per le musiche del film. «Il nostro "Scugnizzi" - ha detto - comincia lì dove finisce il film di Nanni, ch e avrei voluto fosse qui al debutto. I protagonisti, un "buono" e un "cattivo" sono infatti due ragazzi che hanno fatto parte del vecchio "Scugnizzi" e una volta fuori da Nisida (l' istituto penale per minorenni di Napoli, ndr.) mettono su uno spetta colo con i ragazzini a rischio di questa nuova generazione». Al giovane cast Mattone ha affidato canzoni che sono diventate classici come «' A città ' e Pulecenella», «Magnifica gente», «Io ce credo», «Ajere», tutte riarrangiate da Pino Perris e regi strate in un nuovo cd. Le coreografie dello spettacolo sono di Gino Landi e i costumi di Silvia Polidori. Molti, ieri sera, i volti noti al teatro Augusteo: primo fra tutti Renzo Arbore, per il quale Mattone ha scritto numerose canzoni diventate poi sigle di trasmissioni televisive; Paola Cortellesi, Stefano Palatresi, Ugo Pirro, l' attrice Lina Sastri, i cantanti Gigi D' Alessio e Peppino Di Capri.
Biagio Coscia

Corriere della Sera, Mercoledì 03 Aprile 2002
Musical promosso, «Scugnizzi» in tour
A Napoli pizzaioli e studenti conquistano il pubblico recitando se stessi.
C'era una volta uno spettacolo piccolo piccolo con tutti debuttanti o quasi, e una compagnia dai 15 ai 21 anni. Chi faceva lo studente, chi il pizzaiolo. E tutti provenienti dai quartieri poveri di Napoli e dintorni. Lo spettacolo si intitola "C'era una volta...Scugnizzi", al Teatro Augusteo ogni sera registra l' esaurito e il 14 aprile, dopo un mese tondo di repliche, che per Napoli è molto, se ne dovrà andare: "Se non dovessimo cedere la scena ad altri allestimenti potremmo andare avanti chissà quanto", racconta euforico Claudio Mattone. Il passaparola ha travalicato il Vesuvio, si sono affacciati Renzo Arbore, Lina Sastri, Peppino Di Capri. E Pietro Garinei che nel 2003 porterà il musical al Sistina, in una tournée che abbraccerà mezza Italia, Milano compresa. Mattone scrive musica per Sordi, Proietti, Montesano, Arbore; con Morandi ha composto "Ma chi se ne importa", con De Crescenzo "Ancora". Ci sono altre vecchie volpi: il coautore Enrico Vaime, il coreografo Gino Landi, il regista Bruno Garofalo. Ma quello che resta sono le facce dei protagonisti, presi dalla strada, e la reazione del pubblico. Che si agita come a un concerto rock e non se ne va se non ha un bis da cantare in un grande improvvisato karaoke dal sapore popolare. La forza del musical, Vaime ne è convinto, è nella freschezza di canzoni su cui batte il sole dell'adolescenza; canzoni che il pubblico manda giù all'istante in un battibaleno mentre la storia gli si snoda davanti, e vuol cantare in coro. Ai provini s'erano presentati in 1200 da tutta la provincia di Napoli. "Non vengono dai quartiere bene - dice Mattone -, pensavano che per essere presi ci volesse la "solita" raccomandazione, poi sono rimasti di sasso nel vedere che i criteri erano altri: la voce, la veracità, l'istinto, anche la normalità fisica. Ci sono ragazzi bassi e grassi, altro che "Beautiful". Marianna studia ragioneria, Antonio fa l'animatore turistico, Giovanni fa le pizze. Mimmo è un "percussionista corporeo", imita strumenti e ritmi con la faccia e il petto. Metà dei brani nasce dalla colonna sonora di Mattone per "Scugnizzi", il film (per la verità poco fortunato) di Nanni Loy. Anche la traccia del musical muove da lì, tra i ragazzi a rischio della Napoli più disadattata, quella dei vicoli. Usciti dal carcere minorile, due ragazzi (Sal da Vinci e Pietro Pignatelli) prendono strade diverse: uno si fa prete e cerca di togliere gli scugnizzi dalla strada con la musica; l'altro diventa un boss locale. Dopo 20 anni si ritrovano nemici nella Napoli di oggi che si proietta in una scena a due piani, una città scabrosa, la droga, la camorra, "però mai oleografica". Chi pensa a "West Side Story", chi parla di teatro neorealista. "Questi ragazzi certo recitano se stessi - dice Vaime - ma hanno una voglia matta di salire su un palco". La gente applaude un musical per una volta "made in Italy". "Hai i giorni contati", dice il boss all'ex amico diventato prete. "Tutti li abbiamo: dipende da chi li conta". A questa battuta ogni sera c'è la standing ovation.
Valerio Cappelli