Il Gazzettino, Sabato 22 Marzo 2003
A Mestre il capolavoro di Anton Cechov in un'edizione di qualità, protagonista Andrea Giordana.
Zio Vanja, uomo del nostro tempo.
L'allestimento ha riproposto l'intatta modernità di un testo fondamentale dell'autore russo.
Uno spettacolo di quelli che si ricordano al "Toniolo", dove la "Bis Bideri" ha presentato una edizione dello "Zio Vanja " di Anton Cechov, di qualità. Non per niente il pubblico, sia pure meno numeroso del solito causa i fantasmi inquietanti del conflitto sotto accusa in crescendo progressivo, è rimasto ad applaudire gli attori per vari minuti. Insomma un evento scenico che praticamente ha chiuso in bellezza la stagione del teatro mestrino che in pratica ha dovuto rinnovarsi fino ad assumere un volto nuovo. Non è il caso di descriverlo per la semplice ragione che lo spazio concesso agli eventi della prosa è alquanto ristretto, per cui conviene passare al capolavoro di Anton Pavlovic Cechov, intitolato "Zio Vanja " (in lingua originale "Djadja Vanja "), rappresentato per la prima volta nell'anno di grazia 1899 al "Teatro d'arte" di Mosca. Secondo gli esperti di eventi scenici, come ha scritto uno di loro "il dramma in cui il concetto della rassegnazione alla vita di ogni giorno, che forma il nucleo del teatro di Cechov, trova la sua più piena e pura espressione". All'insegna d'una grande ombra che cala sui protagonisti, nel preciso istante in cui il professore rinuncia al suo egoistico progetto, e la bella Elena Andrevna al miraggio di vivere accanto ad un uomo giovane, potrebbe disfare le sue esigenze dopo una esistenza al fianco del consorte innamorato di se stesso. La vicenza di "Zio Vanja", come forse noto, si svolge nella tenuta di campagna gestita con grande impegno e abnegazione da un uomo di grande bontà, che vive in pratica dedito a farla fruttare per inviare del denaro al padre di Sanja, da tutti ritenuto una celebrità degna del massimo rispetto. Mentre per contro si tratta del solito accademico in balìa della vanità, che gli fa credere d'essere un uomo in grado di insegnare agli altri il segreto per riuscire a mettere d'accordo passato e presente. Il guaio è che un brutto giorno accusa i primi sintomi della vecchiaia, ragion per cui accompagnato dalla sua avvenente e sensibile moglie, decide di trasferirsi in campagna, dove tutti l'accolgono con la soggezione che va riservata alla celebrità. È l'inizio di un dramma, perché dopo un breve periodo il professore sente di affondare nella noia, e la graziosa consorte stanca di fare l'infermiera, s'invaghisce di un medico stravagante che circola per casa invocando la saggezza del passato. A far precipitare la situazione tuttavia è il riservato e modesto zio Vanja , che si è sempre speso per gli altri con grande generosità, esasperato nel riscontrare che la elegante e riservata Elena Andrevna stanca del consorte, guarda con occhio d'innamorata il dottore che ogni tanto spunta nella vecchia dimora. Infatti dopo una serie di sfoghi si arriva al punto cruciale degli spari a vuoto, della rinuncia alla vendita della tenuta che il professore riteneva indispensabile per dedicarsi ai viaggi, ed al dilagare della rassegnazione dopo la partenza di Serebriahov e della impacciata sua consorte. Insomma a reggere il peso di tutto saranno ancora per il futuro zio Vanja e la dolce Sonja che non s'illude più d'essere amata dal medico che aveva sperato d'avere catturato Elena Andrevna, vittima rassegnata del consorte. Narrata succintamente la vicenda, imperniata sull'intrusione "di due corpi estranei di città nel faticoso silenzio della campagna, dove tutti accettano la fatica e la sofferenza", va elogiata la qualità di un allestimento riuscito a far intendere che Zio Vanja è in fondo uno degli uomini tipici del nostro mondo, alle prese con ingiustizie, fallimenti "pressati dal dover apparire, fare, guadagnare, lasciati alla fine, soli, con un pugno di mosche in mano e, per i più fortunati, con una unica ancora di salvezza: la fede. Riportate le parole di commento allo spettacolo da Sergio Fantoni, va aggiunto che gli attori hanno seguito fedelmente la sua linea registica, offrendo uno spettacolo di quelli che non si vedono sovente. Vanno perciò elogiati in blocco da Andrea Giordana a Manoletta Bideri, a Laura Nardi, a Francesco Biscione ad Ivo Garrani, agli altri interpreti, tutti calati perfettamente nei loro personaggi e festeggiati con grandi applaudi del pubblico.
G.A. Gibotto