Mauro Giannelli
Teatro Sociale di Rovigo
Associazione Balletto "città di Rovigo"
presenta
no

PINOCCHIO
burattino senza fili

musiche di Edoardo Bennato

con
ALESSANDRO VIGILANTE

coreografie
Claudio Ronda


scene e costumi Ivan Stefanutti
Assistente alla coreografia e maître Pia Russo
Assistente alle scene e ai costumi Giulia Zuolo

La celebre fiaba di Carlo Collodi, che da più di un secolo è sempre al centro dell'attenzione, prestata ad infinite interpretazioni cinematografiche, teatrali, musicali, grafiche, fumettistiche etc…, si appresta a diventare un balletto con le musiche di Edoardo Bennato, già scritte per il disco "Burattino senza fili" e quelle nuove che verranno appositamente composte, con le coreografie di Claudio Ronda, le scene e i costumi di Ivan Stefanutti. Sta nascendo la vera storia di Pinocchio, con la Fata Turchina, il Grillo parlante (voce recitante di Edoardo Bennato) il Gatto e la Volpe. Ci piacerebbe che questo nuovo progetto su Pinocchio non diventi una specie di storia per bambini cattivi, ci auguriamo piuttosto che questa nuova avventura del burattino di legno ci possa far sorridere di tutti quei luoghi comuni a cui siamo costretti e ci ridesse, come a Pinocchio, obbligato a tornare bambino dai vari grilli e fatine, la voglia di affermare la propria libertà.

... a proposito di Pinocchio
Pinocchio, forse tra i più fortunati romanzi italiani, appartiene a quella categoria di libri che è piacevolissimo leggere ma nel momento in cui ti trovi a misurarti per trovare una chiave per trasformarlo come in questo caso in uno spettacolo, diventa difficilissimo, un po' perché ci hanno provato in tanti, un po' perché è come se il racconto volesse ribellarsi e come Pinocchio sfuggire da qualsiasi tentativo di appiattimento. Ecco perché volendo affrontare Pinocchio "rivisitandolo" col linguaggio della danza il tentativo di comune accordo con Ivan Stefanutti che ne cura le scene e i costumi è stato quello di non prevaricare il libro di Collodi ma piuttosto di essere "usati" dal testo tentando di ritrovare tutto ciò che in trasparenza ci appariva da bambini mentre lo leggevamo.Di fronte a questo libro in cui ogni parola è scritta per nascondere altre innumerevoli parole, in questo racconto ricco di incongruenze, fitto di misteri e di invenzioni dominati apparentemente solo dal "caso", abbiamo cercato un parallelo col gioco. Fra i giochi della più antica tradizione popolare, il gioco dell'oca appartiene a quei giochi che rappresentano una metafora del vivere sociale: un inizio e una fine, la presenza della natura e degli animali, l'impedimento al movimento, i pericoli , il caso e soprattutto il viaggio labirintico dell'esistenza con le sue imprevedibili direzioni. L'innescarsi degli eventi nella favola così come nel gioco rappresentano un proprio e vero labirinto virtuale, una partita con il non certo, il caso (i dadi), lo smarrimento, che l'eroe è destinato a superare. A rendere più intrigante la nostra partita si è aggiunta la possibilità di potersi ispirare al segno grafico e alle immagini di uno dei grandi illustratori delle Avventure di Pinocchio, quelle di Benito Jacovitti. Attraverso la sua ironia ogni passaggio, ogni momento diventava di più facile comprensione e al tempo stesso di stimolo per la nostra fantasia. Pinocchio è senza dubbio un modo di vedere il mondo. Questo eroe minuscolo, piccolo e trasgressivo, in lotta eterna contro le consuetudini e la legge, contro il catechismo dell'ordine, in continua fuga, in bilico tra il riposo nell'esperienza e il capriccio dell'avventura, la quiete di orizzonti limitati e ansia di evasione è la metafora della purezza in perenne conflitto col mondo gretto e malvagio di un'umanità senza sogni. Pezzo di legno, attratto da un "disordine" più avventuroso, dalla sete di libertà, con i suoi errori sintetizza la fatica del vivere nel meraviglioso mondo del possibile e dell'incerto. …ogni favola è un gioco ed è vera soltanto a metà, ci avvisa Bennato e mai come in questa favola, dove la menzogna sembra essere un motivo ricorrente. La lotta con la menzogna è dura ,è un lento percorso nel quale Pinocchio impara a misurarsi e relazionare, è la menzogna su cui si regge un sistema, dove diventa necessario imparare a leggere, come suggerisce Collodi, (a leggere il "mondo"). Come finirà il nostro Pinocchio? Chi può dirlo. In aiuto ci viene la risposta che Collodi diede ad Ermenegildo Pistilli che gli chiedeva come mai il burattino si trasformava in un bambino con i capelli castani e gli occhi celesti, Carlo Lorenzini (Collodi) rispondeva: " Sarà, ma io non ho memoria d'aver finito a questo modo".
Claudio Ronda