Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
presenta

SONNO
delirio in un atto
di Enrico Luttmann

con
MARCO CASAZZA, ANDREA OREL, ANDRIANO GIRALDI
ENRICO LUTTMANN, MARIELLA TERRAGNI, PAOLA BONESI
ALESSANDRO MIZZI, LORENZO MICHELLI

regia
Marco Casazza





II Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia si è sempre occupato con sensibilità dei nuovi autori sia organizzando vere e proprie rassegne (le varie edizioni del "Festival della Drammaturgia Contemporanea"), sia offrendo al loro testi spazio e rilevanza nella consueta programmazione. Un compito svolto in realtà con particolare soddisfazione, forte del privilegio di poter contare - nell'ambito della nuova drammaturgia - su autori triestini di primo plano. Basta scorrere i nomi in cartellone quest'anno: dopo l'apertura nel nome del teatro di tradizione dialettale, si sono susseguiti Tullio Kezich. Claudio Magris, Furio Bordon... E ora Enrico Luttmann. autore dell'ultima generazione, ma già affermato e premiato, applaudito dal pubblico dello Stabile già in occasione del TSFestival 1996, quando propose iI suo "Chi ha paura del lupo cattivo?" Nel suoi testi ama coniugare situazioni di sicuro effetto e divertimento, a storie e figure attuali, profondamente condivisibili, ricche d'induzioni e allusioni intelligenti. Dialoghi brillanti per raccontare figure ammalate delle nostre stesse nevrosi, capaci di farci ridere e allo stesso tempo, riflettere un po' su noi stessi. Sono queste le linee che connotano anche "Sonno - delirio in un atto". la cui avventura inizia con una lettura, tenutasi lo scorso anno al Museo Revoltella di Trieste: impossibile non rimanerne incantati. Accolto calorosamente dal pubblico presente in sala, il testo suscita subito l'interesse degli "addetti ai lavori"... compresi quelli dello Stabile regionale, che decide di curare il pieno allestimento della pièce. Ed ecco al lavoro - negli spazi della Sala Bartoli - lo stesso autore, il regista e interprete Marco Casazza (che abbiamo recentemente applaudito ne "La mostra" di Magris). e una compagnia di attori capaci di armonizzare talento, preparazione e freschezza. Si tratta di Andrea Orel, Adriano Giraldi, Mariella Terragni. Paola Bonesi, Alessandro Mizzl, Lorenzo Michelli, a cui si aggiungeranno - anche in scena - Enrico Luttmann e il regista: quasi tutti artisti noti a Trieste. Il cui impegno promette un'entusiasmante serata di teatro. Una serata in cui ci lasceremo catturare dalla incredibile storia di Antonio, affetto da una grave malattia: da tempo, e sempre più spesso, non riesce a ricordare le facce delle persone, anche le più care. Un giorno, dopo aver subito un'operazione che lo ha risanato nel corpo ma non sembra aver guarito la sua anima, si rifugia dalla pioggia in un museo d'arte contemporanea e lì si siede, chiude gli occhi e non li riapre più. Niente di grave… Antonio dorme, tranquillo e imperturbabile . Nessuno riesce a svegliarlo, né i guardiani del museo, né la moglie, né il figlio o il medico. Sorge iI dubbio che Antonio voglia sfuggire proprio a quella galleria di mostri (e se fossero "loro" a generare il "sonno della ragionel"...). Momenti in cui l'uomo confida i propri pensieri al pubblico, si alternano ai vani tentativi degli altri personaggi di svegliarlo, nonché a un ben più temerario tentativo, quello di furto che proprio quella notte porterà scompiglio nel museo. L'arte del vivere, come l'arte moderna, è difficile; la sua comprensione riservata a pochi. Persino l'Artista, stanco di cercare attraverso l'arte il senso delle cose, semplicemente abdica. Incarica due ladri di rubare le sue stesse opere dal museo per incassare l'assicurazione e trasformarsi cosi in un borghese ricco e ottuso che risolve i propri dubbi esistenziali comprando le cose che prima lo turbavano. Ma ha sottovalutato il rischio degli equivoci che l'inattesa presenza dell'uomo addormentato può generare. "Deus ex machina"di questa girandola di eventi - conclude il regista - è un critico d'arte che nella sua suprema fatuità, restituisce una speranza a tutti. Felici e dormienti, proseguiranno la loro vita al sicuro da domande e inquietudini".

L'autore
Triestino, Enrico Luttmann rientra a pieno titolo nella rosa degli interessanti autori contemporanei - assieme a Tullio Kezich, Claudio Magris, Furio Bordon e Lino Carpinteri con Mariano Faraguna - cui il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia ha voluto dedicare, nel corso della stagione 2002-2003, particolare attenzione e spazio. Diplomato all'Accademia dei Filodrammatici di Milano, Luttmann si è trasferito a Roma nel 1991 ma continua ad avere un significativo rapporto con la regione d'origine. Autore di numerosi testi teatrali, svolge anche una notevole attività di traduttore (di testi inglesi e americani) e di sceneggiatore cinematografico e televisivo. Per quanto riguarda il suo lavoro in campo drammaturgico, vanno segnalati alcuni importanti risultati; la vittoria del Premio Giovani Autori dell'Idi, nel 1996, con "Chi ha paura del lupo cattivo?", messo in scena dalla compagnia Teatré per la regia di Walter Manfré. Nel 1997 poi, è fra i finalisti del Premio Riccione per il Teatro, con "Quattro!". Per il Premio Candoni-Arta Terme gli viene commissionata dal critico Franco Quadri un'opera teatrale: nasce così "5 x Una" presentato in forma di lettura nel corso dell'edizione 1998 del Premio e poi a Londra, al Warehouse Theatre all'interno del Playwriting Festival. "Sonno - delirio in un atto" ha debuttato - come lettura - all'Auditorium del Museo Revoltella nell'estate 2002, per approdare ora alta scena alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti. Interessante la poetica di questo giovane e dotato artista: "Nel corso della mia vita e carriera - spiega riferendosi proprio a "Sonno" - ho imparato che la comicità è una delle più grandi armi in mano all'artista. Ridere mette le persone a proprio agio, le fa sentire bene. Grazie al calore che il riso sprigiona nel corpo, lasciano cadere le barriere che si sono costruite per sopravvivere giorno dopo giorno al 'freddo' della stressante esistenza quotidiana. E proprio per il fatto che queste barriere cadono una dopo l'altra, le persone si ritrovano ad essere via via più vulnerabili da un lato (e qui sta la responsabilità dell'artista nel non colpire a tradimento), e dall'altro più aperte e cosi più predisposte ad ascoltare il contenuto profondo che l'autore con quel testo desiderava far passare".