La Mise En Espace
tuttoteatro & ...dintorni diretta da Adriana Palmisano
in coproduzione con il
Teatro Pirandello di Agrigento
presenta

PENSACI, GIACOMINO!
di Luigi Pirandello

con
CARLO CROCCOLO

e con la partecipazione di
Adriano Pantaleo

regia
Livio Galassi

scene Rina La Gioia




Tra i personaggi più vitali e umanamente attraenti dell'opera pirandelliana è certo Agostino Toti, il settantenne professore di Pensaci, Giacomino! Nella commedia egli ha la funzione di protagonista e di "deus ex machina": da inizio e sviluppo al dramma sfidando l'ambiente che lo circonda e sposando la giovane Lillina, incinta di un altro; e conclude l'azione con un atto di coraggio, costringendo l'amante della moglie a non abbandonarla. "Il menage à trois", infatti, rappresenta l'unica soluzione ispirata a ragione e carità. C'è in questa commedia tutta la polemica di Pirandello contro il vieto formalismo, l'ipocrisia, il falso orgoglio dell'ordine sociale; e insieme il richiamo a una solidarietà umana che non è il sereno, evangelico amore del prossimo, bensì un deluso e accorato bisogno di portare luce nella vita altrui, per pietà verso l'incerto destino dell'uomo. La novella omonima fu pubblicata per la prima volta sul "Corriere della Sera" del 23 febbraio 1910. Nel 1916 Pirandello elaborò la versione teatrale che fa rappresentata in dialetto siciliano il 10 luglio 1916 al Teatro Nazionale di Roma dalla compagnia di Angelo Musco. La commedia fu quindi pubblicata in "Noi e il mondo" nell' aprile-giugno 1917. Nel 1936 fu realizzato il film diretto da Gennaro Righelli con l'interpretazione di Angelo Musco, Elio Steiner e Dria Paola. L'opera è stata tradotta e rappresentata in quasi tutti i paesi del mondo. Fra le prime rappresentazioni da segnalare quella avvenuta al Teatro Municipale di Praga il 10 settembre 1930 e quella tedesca avvenuta alla Schauspielhaus di Chemnitz il 6 giugno 1931. Pensaci, Giacomino! segna un importante momento di transizione tra il Pirandello "narratore" e il Pirandello "drammaturgo". La dialettica psicologica è quella dei romanzi e delle novelle precedenti, e soprattutto del "Fu Mattia Pascal". L'individuo, il personaggio, si trova stretto in una morsa, o meglio tra due poli tra loro non comunicanti: la vita, "trappola della morte", che tenta di imporre le sue ragioni, e la società, mediocre, in completo ristagno, e che si propone come immodificabile. Il dramma nasce appunto dall'impossibilità della vita, per sua natura dinamica, di modificare la società. La sfida è quindi sempre individuale, isolata; e destinata allo scacco. Il professor Toti, protagonista della commedia, sfida l'ambiente che lo circonda e sposa la giovane Lillina, incinta di un altro. E un vecchio stanco che accetta non solo di essere considerato stravagante, ma che diventa realmente stravagante. Ma questa stravaganza è la vera "normalità", in quanto deriva da un'istanza umana che mette in discussione le basi arbitrarie della convivenza sociale. Il "menage à trois" è l'unica soluzione ispirata a ragione e carità. Come scrisse Adriano Tilgher: "Mai la relatività delle costruzioni umane... era stata sostenuta con violenza più acerba, più aperta, più lucidamente logica". Una problematica non dissimile è quella sviluppata da Brecht nell' "Eccezione e la regola": "Abituatevi a considerare strano tutto ciò che viene presentato come normale, e abituatevi a considerare normale tutto ciò che viene presentato come strano". Ma per i personaggi pirandelliani il problema si pone in maniera tragica, in quanto insolubile. La ribellione è sempre, e sempre vuole essere, individuale e non collettiva, proprio perché separa, e vuole separare, condizione umana da condizione sociale. La ribellione manca apparentemente il bersaglio: non è ribellione alla prigione dell'individualità, ma si limita a rifiutare e a irridere le conseguenze di quella condizione umana. Il professor "Toti"lotta contro l'ipocrisia e contro l'immoralità ma resta pur sempre fedele ai valori borghesi, tende anzi, in qualche misura, a "restaurarli"; e tuttavia l'ironia crudele della situazione e il candore raziocinante con il quale il personaggio vi si muove dentro finiscono per incrinare dall'interno la compattezza del mondo com'è, lasciando intravedere un lampo del mondo come dovrebbe e potrebbe essere.