Teatro Metastasio Stabile della Toscana
presenta



LO STRANIERO
di Alberto Camus

con
MARCO BALIANI


regia
Maria Maglietta

scene e costumi Carlo Sala
luci Roberto Innocenti


Lo Straniero di Camus è uno di quei racconti di vita che da tempo abitano un mio speciale giardino, un luogo in cui coltivo speciali amicizie e parentele dove vado disegnando negli anni una mia mappa segreta di riferimenti e tesori. Questa terra è abitata per me da alcuni artisti e dalle loro opere, essi si sono insediati li e han messo radici, continuano a produrre frutti e mi nutrono spirito e corpo in forme molto concrete. So che quando ne ho bisogno li posso sempre interrogare e chiedere consigli e avere da loro visioni di altri mondi possibili anche se a volte le risposte non sono affatto rassicuranti ma credo che gli amici servono proprio a questo ad accompagnarci per strade difficili che noi percorriamo in modo maldestro In questo mio orto abitano figure di artisti che si sono dedicati in vita ad esprimersi con linguaggi assai diversi tra loro e che pure si ritrovano qui a due passi da me e intessono cosi chiacchiere e pensieri e grazie alla mia presenza possono parlare tra loro anche oltre le barriere dello spazio e del tempo A volte nel campo è rimasta solo una o due delle loro opere, a volte appena qualche frammento del loro passaggio: perché il campo è sempre aperto arato e seminato di continuo e così succede che nel tempo qualcuno traslochi altrove o si allontani verso i margini e qualcun altro invece arrivi con le sue valigie per trovare nuova sistemazione. Non è un campo vasto, deve poter avere un limite che permetta anche delle esclusioni; i confini del campo sono labi i e transitori, non ho mai amato i confini, ma la terra del campo non può contenere tutti, va scelta ed eletta. r Camus è uno di quelli che han messo radici da quercia, profonde solide E questo è ben strano perché il suo Straniero sembrerebbe non trovare pace né dimora essendo per sua natura estraneo e nomade non dovrebbe poter fermarsi in un posto, eppure è lì fin da quando ho comincialo ad arare il campo nella mia giovinezza artistica quando ho sentito che non ero solo in questo mondo e che potevo proteggermi e parlare coltivando speciali incontri e amicizie. Camus una volta ha scritto che l'uomo gli appare "come un'ingiustizia in cammino di certo pensavo a lui stesso, eppure quell'uomo per me sono le sculture filiformi di Giacometti: anche loro abitano da tempo il campo. E' così che si parlano tra loro gli abitanti di questa mia terra segreta. E poi non ci sono solo artisti ed opere d'arte, il campo è abitato da persone e cose più comuni gente e opere incontrate per via lungo la mia vita, affetti amori, racconti, luoghi che mi sono rimasti attaccati all'anima e che ora stanno lì come scenografie abbandonate dopo aver girato un film, pronte però a rianimarsi e vivere al sentore di un profumo o al suono di una voce. Nell' accingermi all'impresa di divenire per un po' io stesso "Straniero" cerco di immaginare chi dei miei abitanti possa leggere insieme con me le pagine di Mi immagino il vecchio Melville seduto su un fagotto intento a sfogliarne le pagine perdendosi in quella scrittura così essenziale e lucida, cosi lontana dalla sua. Dietro di lui in piedi, come sempre di passaggio, sta Pavese e sorride delle reazioni del vecchio baleniere. E più in là Bacon sporco di colore traccia schizzi di tu!" e due: il suo straniero lo ha già macinato e dissezionato in quadri densi di corpi contorti. Insomma a giudicare da come vedo consumate e ingiallite le pagine, questo "Straniero" se lo devono essere passato di mano in mano e di occhio in cuore tutti gli abitatori del mio giardino, al punto che non è più un libro ma una vita non più personaggio ma persona, che la vita a saperla raccontare fa di ciascuno di noi un personaggio. Ecco, è cosi, Meursault, il protagonista dello "Straniero" di Camus è un altro abitante del mio campo, a tutti gli effetti, esiste per me con la stessa intensità con cui esiste un mio vecchio zio amante di motociclette, nessuno dei due o dei tanti altri che vivono nel campo nutrendomi di domande e dubbi è più reale dell'altro. Da tempo ho appreso che la verità non ha nulla a che vedere con la realtà.
Marco Baliani