Compagnia Teatrale Krypton
presenta



ICO NO CLAST
Un tributo ai Sex Pistols

di Giampaolo Spinato

con
FULVIO CAUTERUCCIO
PAOLO LORIMER
EMANUELA VILLAGROSSI
PEPPE VOLTARELLI


regia di
Fulvio Cauteruccio

rielaborazioni sonore dei Sex Pistols e musiche originali di Peppe Voltarelli
de "Il parto delle nuvole pesanti" e Marco Messina dei "99 Posse"
luci e scene Giancarlo Cauteruccio
costumi Alessandra Vadalà
elaborazioni video Stefano Fomasi


Ico No Clast è una drammaturgia originale che nasce da un'idea di Fulvio Cauteruccio e dal suo incontro con Giampaolo Spinato. Il testo è stato commissionato dalla compagnia all'autore e presentato a Benevento Città Spettacolo 2002 in prima assoluta. Lo spettacolo rappresenta per il giovane regista della compagnia Krypton Fulvio Cauteruccio il secondo appuntamento importante, dopo il successo registrato nella passata stagione con "Roccu u Stortu" di Francesco Suriano. Qui interpreta il ruolo di Clast, ispirato al personaggio di Sid Vicious, (cantante e bassista dei Sex Pistols morto a New York per overdose nel 1979), la Rockstar, anzi l'Anti-Popstar, ed è affiancato da Paolo Lorimer nel ruolo di Clam e da Emanuela Villagrossi nel ruolo di Clad, personaggi rispettivamente ispirati, il primo all'autore, partner - promoter - impresario, agente, custode e padre, la seconda alla madre e alla fidanzata.
"Iconoclasta": sostantivo maschile [plurale -sti] 1. nel Medioevo, chi avversava il culto delle immagini sacre 2. (figurato) chi si mostra nemico delle opinioni e delle convenzioni radicate in una società - aggettivo che distrugge con cieca violenza. Il gioco della frammentazione del termine inglese "iconoclast" in qualche modo rovescia il significato originale o lo approfondisce aprendo diverse suggestioni sull'uso del simbolico e lo spazio possibile dell'aggressività. In Ico No Clast si trasfigura in figure più attuali e più nostre il No assoluto, il punk, Sid Vicious e altri ignorati parenti di quel generoso rifiuto, si parla di realtà e di rappresentazione, di adolescenza (tutt'altro che anagrafica) e sfida, di Io, di Dio, di padre madre e altri strumenti di coercizione e di potere a cui si da quel nome; di amore, di bestemmia, di eroina e di un particolare tipo di assassinio, non perseguibile, ma ormai rimosso per il bene del Mercato. Ma lo spettacolo è anche un tributo ai Sex Pistols e quindi la musica è fortemente presente e importante. La compagnia, continuando il lavoro di connubio e osmosi tra teatro e musica, intrapreso con "Eneide" agli esordi nel 1983 e di recente con "Roccu u Stortu" e "La Tempesta", ha scelto due musicisti tra i più innovativi nel panorama italiano e molto diversi tra loro che, insieme a Fulvio Cauteruccio, suonano dal vivo. Marco Messina dei "99 Posse" con le sue manipolazioni elettroniche, e Peppe Voltarelli de "II Parto delle Nuvole Pesanti", con le sue reinterpretazioni di alcuni pezzi dei Sex Pistols e con brani originali, composti da entrambi appositamente per Ico No Clast, sono in scena da protagonisti insieme agli attori. La colonna sonora di Ico No Clast si arricchisce di un brano inedito, 'T.C.", che Giovanni Lindo Ferretti e Gianni Ma roccolo, ex C.S.I. oggi P.G.R., hanno donato alla compagnia.
"Ico No Clast nasce dal mio incontro con Fulvio Cauteruccio e dal confronto con la sua idea-urgenza di rileggere un fenomeno (il punk) nella sua forma più aurorale e dirompente, quella propria dei Sex Pistols, e di Sid Vicious in particolare, cercando di riattraversarne i significati e, in qualche modo, osservarne l'"attualità" di senso, al di là degli addomesticamenti di volta in volta glamorous o esibizionisti, modaioli o strumentalmente trasgressivi che, in più di due decenni, si sono avvicendati attorno alla sua irriducibile natura iconoclasta senza mai riuscire veramente a cogliere o a nutrirsi della scandalosa generatività che pulsava e pulsa ancora nella sua "anima nera", nel suo ancestrale NO. Ed e proprio nella radicalità del "suo" rifiuto, nella negazione che lo sostanzia, che abbiamo voluto "scendere" per provare a coglierne, attraverso anche associazioni molto lontane (musicali, ma non solo, penso a Bartleby, lo scrivano di Melville, al suo "I would prefer not to", al mistero di questa "figura della differenza" e ai suoi numerosissimi, anche se spesso nascosti, "compagni" di strada nella storia dell'arte, o nelle esperienze più autentiche e radicali dell'avanguardia del Novecento) i segni attuali e urgenti della sua paradossale vitalità. Scegliere di "guardare" la verità scabra e non consolatoria di quel No ha significato e significa rischiare, nelle forme, nei contenuti e nel loro dinamico comporsi, mettersi/mettere in discussione canoni e gusti, per non parlare dei "buoni sentimenti", dei punti di vista più rassicuranti e radicati, e persino dei Convincimenti etici, politici e religiosi che, spesso, si danno per scontati. Ma non poteva essere altrimenti. A costo di sbagliare clamorosamente, dovevamo metterci da parte, non dimostrare, non pretendere di dire niente, metterci a disposizione di quel No e dei Si primordiali che contiene, della necessità che mulina in quel buco nero, in forme atomiche, in energie del tutto sconosciute a scienze misurative. Per una volta (ancora una volta), dovevamo prenderci la libertà di lasciarci anticipare, lasciarci spiazzare da ciò che sanno dirci i sogni. E noi dopo, come sempre, dietro, cercheremo di comprenderli."
Giampaolo Spinato