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Ico No Clast è una drammaturgia
originale che nasce da un'idea di Fulvio Cauteruccio e dal suo incontro
con Giampaolo Spinato. Il testo è stato commissionato dalla compagnia
all'autore e presentato a Benevento Città Spettacolo 2002 in prima assoluta.
Lo spettacolo rappresenta per il giovane regista della compagnia Krypton
Fulvio Cauteruccio il secondo appuntamento importante, dopo il successo
registrato nella passata stagione con "Roccu u Stortu" di Francesco
Suriano. Qui interpreta il ruolo di Clast, ispirato al personaggio di
Sid Vicious, (cantante e bassista dei Sex Pistols morto a New York per
overdose nel 1979), la Rockstar, anzi l'Anti-Popstar, ed è affiancato
da Paolo Lorimer nel ruolo di Clam e da Emanuela Villagrossi nel ruolo
di Clad, personaggi rispettivamente ispirati, il primo all'autore, partner
- promoter - impresario, agente, custode e padre, la seconda alla madre
e alla fidanzata.
"Iconoclasta": sostantivo maschile [plurale -sti] 1. nel Medioevo, chi
avversava il culto delle immagini sacre 2. (figurato) chi si mostra
nemico delle opinioni e delle convenzioni radicate in una società -
aggettivo che distrugge con cieca violenza. Il gioco della frammentazione
del termine inglese "iconoclast" in qualche modo rovescia il significato
originale o lo approfondisce aprendo diverse suggestioni sull'uso del
simbolico e lo spazio possibile dell'aggressività. In Ico No Clast si
trasfigura in figure più attuali e più nostre il No assoluto, il punk,
Sid Vicious e altri ignorati parenti di quel generoso rifiuto, si parla
di realtà e di rappresentazione, di adolescenza (tutt'altro che anagrafica)
e sfida, di Io, di Dio, di padre madre e altri strumenti di coercizione
e di potere a cui si da quel nome; di amore, di bestemmia, di eroina
e di un particolare tipo di assassinio, non perseguibile, ma ormai rimosso
per il bene del Mercato. Ma lo spettacolo è anche un tributo ai Sex
Pistols e quindi la musica è fortemente presente e importante. La compagnia,
continuando il lavoro di connubio e osmosi tra teatro e musica, intrapreso
con "Eneide" agli esordi nel 1983 e di recente con "Roccu u Stortu"
e "La Tempesta", ha scelto due musicisti tra i più innovativi nel panorama
italiano e molto diversi tra loro che, insieme a Fulvio Cauteruccio,
suonano dal vivo. Marco Messina dei "99 Posse" con le sue manipolazioni
elettroniche, e Peppe Voltarelli de "II Parto delle Nuvole Pesanti",
con le sue reinterpretazioni di alcuni pezzi dei Sex Pistols e con brani
originali, composti da entrambi appositamente per Ico No Clast, sono
in scena da protagonisti insieme agli attori. La colonna sonora di Ico
No Clast si arricchisce di un brano inedito, 'T.C.", che Giovanni Lindo
Ferretti e Gianni Ma roccolo, ex C.S.I. oggi P.G.R., hanno donato alla
compagnia.
"Ico No Clast nasce dal mio incontro con Fulvio Cauteruccio e dal confronto
con la sua idea-urgenza di rileggere un fenomeno (il punk) nella sua
forma più aurorale e dirompente, quella propria dei Sex Pistols, e di
Sid Vicious in particolare, cercando di riattraversarne i significati
e, in qualche modo, osservarne l'"attualità" di senso, al di là degli
addomesticamenti di volta in volta glamorous o esibizionisti, modaioli
o strumentalmente trasgressivi che, in più di due decenni, si sono avvicendati
attorno alla sua irriducibile natura iconoclasta senza mai riuscire
veramente a cogliere o a nutrirsi della scandalosa generatività che
pulsava e pulsa ancora nella sua "anima nera", nel suo ancestrale NO.
Ed e proprio nella radicalità del "suo" rifiuto, nella negazione che
lo sostanzia, che abbiamo voluto "scendere" per provare a coglierne,
attraverso anche associazioni molto lontane (musicali, ma non solo,
penso a Bartleby, lo scrivano di Melville, al suo "I would prefer not
to", al mistero di questa "figura della differenza" e ai suoi numerosissimi,
anche se spesso nascosti, "compagni" di strada nella storia dell'arte,
o nelle esperienze più autentiche e radicali dell'avanguardia del Novecento)
i segni attuali e urgenti della sua paradossale vitalità. Scegliere
di "guardare" la verità scabra e non consolatoria di quel No ha significato
e significa rischiare, nelle forme, nei contenuti e nel loro dinamico
comporsi, mettersi/mettere in discussione canoni e gusti, per non parlare
dei "buoni sentimenti", dei punti di vista più rassicuranti e radicati,
e persino dei Convincimenti etici, politici e religiosi che, spesso,
si danno per scontati. Ma non poteva essere altrimenti. A costo di sbagliare
clamorosamente, dovevamo metterci da parte, non dimostrare, non pretendere
di dire niente, metterci a disposizione di quel No e dei Si primordiali
che contiene, della necessità che mulina in quel buco nero, in forme
atomiche, in energie del tutto sconosciute a scienze misurative. Per
una volta (ancora una volta), dovevamo prenderci la libertà di lasciarci
anticipare, lasciarci spiazzare da ciò che sanno dirci i sogni. E noi
dopo, come sempre, dietro, cercheremo di comprenderli."
Giampaolo Spinato
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