Produzioni e Spettacoli s.r.l.
presenta


LA SIGNORA DELLE CAMELIE

di Giancarlo Sepe
liberamente ispirato al personaggio di Alexandre Dumàs


con
MONICA GUERRITORE



regia
Giancarlo Sepe



Nella prossima stagione Giancarlo Sepe chiuderà la sua trilogia, aperta con Madame Bovary e sviluppata in Carmen, con un nuovo spettacolo ed un ultimo mito: La signora delle camelie. In questi spettacoli non è il racconto, lo svolgimento della storia, che porta al significato, ma ciò che si volge sulla scena è la ricerca di un linguaggio che non dice ma rappresenta immediatamente il significato stesso; chi parla è l'anima che resta interna ad ogni apparire e ci rivela il suo senso segreto. Le tre eroine della letteratura diventano miti, luoghi intorno a cui i significati si addensano: il mito, infatti è sempre ambiguo e contraddittorio, non c'è figura che possa restare legata ad un significato univoco, esso deve la sua vita, il suo fascino e quella stessa maledizione che lo rende oscuro; ma proprio per questo immediato. Madame Bovary dice il dubbio, il conflitto, per uno svolgimento già avvenuto nell'anima che non può rientrare nella realtà e resta nell'immaginazione, in una fantasia che soffoca e annega l'eroina togliendole la parola e, insieme, la vita. In Carmen ciò che era un passaggio diventa un fatto; Carmen è la passione che vuole rappresentare se stessa come libertà, come scontro fino ad un suicidio mascherato da assassinio. Nella Signora delle camelie la passione entra in scena per chiedere redenzione, il lato oscuro dell'anima entra nei salotti come elegante prostituzione mostrandosi come l'accettazione sociale di un vizio lussuoso. Tuttavia anche qui, quando le ombre si rivelano passioni la speranza svanisce e la salvezza si nega. La bellezza in questi miti non è la rappresentazione di una "bella totalità" artistica ma l'ultimo bagliore di un mondo che declina: è la crisi che spezza e contraddice l'espressione dell'anima. La compiutezza si risolve e rovescia così in una allegoria barocca, prostituzione come frammentazione della vita, dell'esperienza e dell'arte. Per dare un riferimento visivo alla girandola di sentimenti e di immagini si pensi al film Moulin Rouge in cui il rapido susseguirsi di immagini folgoranti, discontinue e ricchissime va fin dall'inizio sotto il segno di un ineluttabile presagio e di una speranza immortale. Per questo spettacolo si prevede un cast non inferiore a quindici attori complessivi. Per quanto riguarda la musica, centrale negli spettacoli di Giancarlo Sepe e fondamenta per quest'ultimo, stiamo studiando l'ipotesi di scriverci di musica dal vivo, quindi di un'orchestra. Tutti gli attori, infatti, oltre alla parola e al gesto dovranno anche essere in condizioni di cantare.