Teatro Stabile di Bolzano
Teatro di Sardegna

presentano

LA PULCE NELL'ORECCHIO
di George Feydeau
traduzione Angelo Dallagiacoma

con
PAOLO BONACELLI
PATRIZIA MILANI
CARLO SIMONI

regia
Marco Bernardi

scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci


Georges Feydeau (1862-1921) è da tempo considerato il più grande autore comico francese dopo Molière e La pulce nell'orecchio è senza dubbio uno dei suoi capolavori nonché un classico del teatro comico di tutti i tempi. In questa commedia si trovano concentrati tutti gli elementi fondamentali del teatro di Feydeau: la solidità e il rigore dell'intreccio necessari alla struttura del vaudeville, la logica demenziale che caccia i personaggi come marionette impazzite in situazioni sempre più complicate e dagli esiti esilaranti, i dialoghi con battute da antologia e continui giochi di parole. Elementi fortemente rispondenti ad uno schema complessivo le cui linee di forza sono gli ingressi, le uscite e gli spostamenti dei personaggi, come a segnare un ritmo al quale tutto deve essere sottomesso. Ma c'è anche, per la prima e unica volta nel suo repertorio, l'uso e la rielaborazione di uno dei più efficaci archetipi del teatro comico di tutti i tempi: il tema del doppio. Basti pensare ai "Menecmi" di Plauto o alla "Commedia degli errori" di Shakespeare o ai "Due gemelli veneziani" di Goldoni. L'idea gli era venuta dopo aver visto e ammirato in un teatro parigino uno spettacolo del grande Fregoli. E così ne è uscita fuori La pulce nell'orecchio che combina mirabilmente le perfette strutture del vaudeville con la possibilità di raddoppiare le occasioni degli equivoci attraverso l'utilizzazione dell'espediente dei due personaggi (il borghese Chandebise e il proletario Poche) interpretati dallo stesso attore. Il risultato è semplicemente irresistibile. In questa nuova messa in scena della commedia ho voluto accanto a me gli attori che avevo chiamato nell'autunno scorso a recitare per la prima volta insieme in un testo di Bernhard ("La brigata dei cacciatori") con esiti interpretativi di grande qualità: Paolo Bonacelli, Patrizia Milani e Carlo Simoni. Sarà interessante (oltre che divertente) dedicarci ora al grande maestro del sorriso, nella convinzione che il teatro di qualità non dovrebbe avere confini drammaturgici o limiti intellettualistici ma trovare autentico fondamento nella grande passione per il palcoscenico e nella curiosità per viaggi sempre nuovi e diversi. Mi piace ricordare alcune belle parole di jean-Louis Barrault che fu il primo, nel 1948, a recuperare Feydeau presentandolo al pubblico francese come si conviene ai classici: - "La sua profonda umanità non perde mai di vista la verità, anche nei momenti in cui si lascia andare alla più pazza immaginazione. Quella di Feydeau è una follia consapevole, sostenuta da una scrittura scelta, serrata, se si cambia una parola ci si perde. Spesso in Feydeau le parole arrivano prima del pensiero e la risata zampilla rapida e leggera, mai volgare, perché l'autore è sempre cosciente e guarda il mondo con lo sguardo innocente del bambino. Insomma Feydeau è il caso limite dell'osservazione del buon senso e della precisione implacabile e in questo raggiunge la mostruosità del fenomeno. Lo si crederebbe folle, in realtà è geniale". Marco Bernardi