Teatro della Tosse
presenta


LA STORIA DEL LABIRINTO
elaborazione del teatro di Mara Baronti



regia
Valerio Binasco

elementi scenici e video Laura Benzi
responsabile suono, luci e video Francesco Menconi


Un "narratore" non legge e non dice a memoria. Un "narratore" offre il suo racconto modificando linguaggio e ritmi a seconda del pubblico che incontra: improvvisa cioè sul tema di cui è totalmente padrone. La stessa cosa avviene in un certo tipo di musica (chiamarla "jazz" forse oggi è troppo riduttivo); da questa similarità è nata la voglia di mettere insieme i due linguaggi, verbale e musicale, perché si potenzino a vicenda, perché meglio riviva il mondo del racconto. Lasciandoli il massimo della libertà reciproca. Senza schemi ingabbianti: un accadimento, ogni sera. Così come dev'essere una narrazione. Stimolati e guidati da Valerio Binasco, Enzo Favata e Michele Rabbia o Alfredo Laviano interagiscono nel racconto di Mara Baronti, creando un universo sonoro a cavallo tra mediterraneo e musica jazz, tra arcaico e moderno. Il magma sonoro fatto di percussioni di ogni tipo, strumenti etnici a fiato, sassofoni ben si fondono con la voce, nello stile di improvvisazione che caratterizza il racconto di Mara Baronti. Il mito del Labirinto nei paesi occidentali è in assoluto il più popolare: popolare ma non ben conosciuto. Il Minotauro ed il Labirinto sono entrati nell'immaginario delle popolazioni occidentali; le "storie cretesi", coma le chiamarono gli antichi greci, raccontano la nascita della nostra civiltà, della civiltà occidentale: Arianna, il Minotauro, Dedalo, Teseo, non sono solo figure con cui abbiamo avuto consuetudini scolastiche, sono i nostri antenati spirituali, o meglio, le guide che le generazioni che composero questi poemi ci hanno lasciato per aiutarci a percorrere e comprendere il labirinto della vita. Sarà interessante vederti uscire dai libri e vivere grazie al suono della voce e degli strumenti musicali, così come quando furono creati. La parola "Mito" e la parola "Fiaba", l'una dal greco e l'altra dal latino, hanno lo stesso identico significato: "Storie da raccontare con la voce".

A proposito del testo Chi racconta storie della tradizione non crea dal nulla. Cuce insieme storie o frammenti su cui molte persone, in un arco di tempo enorme, hanno lavorato, sudato, sognato. Mi fa piacere ricordare i miei compagni dì avventura, o meglio i maestri che mi hanno accompagnato nella ricostruzione delle "storie cretesi". Per primi i più lontani, quelli che crearono il racconto di queste vicende e lo tramandarono oralmente. Non sapremo mai chi furono ne quanti millenni fa vissero, ma ci furono. Grazie. Poi gli scrittori greci e latini che usando la nuova tecnica della scrittura per esprimere la loro arte e il loro pensiero hanno permesso che queste trame o frammenti di esse si conservassero più facilmente nel tempo e raggiungessero sconosciute profondità. Omero, Plutarco, Platone, Pausania, Diodoro, Ovidio, Nonno. Grazie. E infine i contemporanei, o quasi, che questi testi, insieme a reperti archeologici, siti, pitture, eventi storici hanno analizzato e reinterpretato. Gli appassionati innamorati del mito e della filosofia perenne: Karl Kereny, Robert Graves, Arnold J. Toynbee, Joseph Campbell, Roberto Galasso, Paolo Santarcangeli, Marija Gimbutas. Dai loro scritti ho ricevuto lampi di comprensione, nitide immagini, odori, gusti e parole. Grazie Taglio e cucito sono opera mia.
Mara Baronti