Compagnia Teatrale I Fratellini
Bartoli-Cantarelli-Marcucci
presenta



DON GIOVANNI
di Molière
traduzione Luigi Lunari

con
MARCELLO BARTOLI
DARIO CANTARELLI

e con
Michela Martini
Michela Mocchiutti
Lino Spadaro

regia di

Giuseppe Emiliani


scene e costumi Graziano Gregori e Carla Teti
musiche Franco Piersanti


Don Giovanni visto attraverso gli occhi disincantati di Sganarello. In uno spazio teatrale onirico, poetico, notturno, lo stralunato servo del famoso seduttore di Siviglia rievoca un mito, antichi amori, antichi rancori. Ogni sera, come ogni sera, quasi fosse una condanna, Sganarello parla e da vita alle sue creature. Fa rivivere in scena il suo dispotico padrone. Ogni sera rinnova la farsa di quell'uomo costantemente in fuga: un provocatore, un miscredente, un libertino. Sganarello ama e odia il suo padrone e sa che il proprio destino è indissolubilmente legato a quello di Don Giovanni. I due sono una coppia che non potrà mai essere disunita. Uno Sganarello che contempla ciò che è stato, cosciente che il suo Don Giovanni è un mito che per restare vivo e operante ha bisogno di confermarsi continuamente recitando il mito in eterno, ripetendolo, reiterandolo, e infine "riflettendo" se stesso. E Sganarello o il suo eterno burattinaio che conduce il gioco a tratti divertente, a tratti ironico, a tratti doloroso e carico di nostalgia. Il loro rapporto è, quindi, anche carico di ricordi, di rimpianti per ciò che è stato e che non c'è più. Solo il teatro ha il potere di farti rivivere. Teatro poetico, luogo di ricordi, illusioni, fantasie. Unico luogo dove il trascendente o sostituito dal meraviglioso. Luogo in cui elementi farseschi e tragici convivono, come nelle scene di corteggiamento, nei lazzi tratti dallo scenario e dallo spettacolo degli Italiani che Molière realizza senza perdere nessuno dei suggerimenti comici che la tradizione gli offre, testimoniando l'influsso profondo della Commedia dell'Arte, e rendendo, quindi, per I Fratellini, l'allestimento dell'opera di Molière la logica tappa successiva all'"Arlecchino servitore di due padroni". Molière ha consegnato al mondo una forma perfetta che è diventata origine e modello, per secoli, di una comicità esilarante, e, al tempo stesso, intrisa della più drammatica amarezza, sempre consapevole di quanto c'è di ridicolo, ma anche di patetico e di tragico, in ogni umana debolezza. E i differenti attributi negativi del protagonista, come la lussuria, la cattiveria, la crudeltà, il coraggio, l'ipocrisia sono quelli che fanno la ricchezza, la verità, l'evidenza, l'efficacia, l'umanità del personaggio. Mollerò segue il suo protagonista quasi sorridendo, fino a quando assume l'ipocrisia come linea dominante. E allora, allora soltanto, il cielo lo fulmina e lo incenerisce. E qui la commedia raggiunge la dignità della tragedia, esce dal momentaneo per entrare nella storia; si fa contemporanea dell'eterno e cittadina del mondo.