Compagnia Teatrale I Fratellini
Bartoli-Cantarelli-Marcucci
presenta



FANCIULLA, CANE E PADRONE
Bestiario sveviano in due tempi
da "Argo e il suo padrone" e "Prima del Ballo"
di Italo Svevo
traduzione di Tommaso Landolfi

con
DARIO CANTARELLI

regia di
Lino Spadaro


Dario Cantarelli torna a confrontarsi con i temi della maschera, della metamorfosi, del doppio, percorso che ha ormai caratterizzato la sua carriera d'attore, a partire da "Le sedie" di lonesco, dove ha ricoperto il ruolo della Vecchia, a "Il Guardiano" di Pinter, in cui è l'inquietante interprete dei due fratelli, al "Diario di un pazzo" di Gogol, in cui tratteggia un personaggio in bilico fra realtà e follia, per finire con il ruolo di donna-travestita-da-uomo affrontato in "Arlecchino servitore di due padroni" di Goldoni. Con la regia di Lino Spadaro, che già l'aveva diretto nel "Diario di un pazzo" di Gogol, Cantarelli confronta ora la sua vena tragicomica con la scrittura pungente di Italo Svevo.

Note di regia
In "Argo e il suo padrone" di Italo Svevo, due vecchi leggono il mondo da angolazioni differenti e antitetiche. Il "Padrone" esercita l'arma della cultura, per ingannare il tedio di una cosmica solitudine; "Argo" si affida ai sensi per decifrare la propria vita di subordinato al volere altrui. Se non si trattasse che di un cacciatore e del suo cane, saremmo portati a credere ad una sciagurata scissione di un'unica unità, lei sì, in grado di decifrare la condizione dell'uomo del '900. L'altalena fra la ragione e l'istinto, del resto, è stata il motore di tanta ricerca espressiva del secolo appena trascorso. Bagliori e richiami anche espliciti alle avanguardie artistiche del '900 appaiono in queste pagine illuminate sempre da una sottile ironia e distacco dalla realtà. In "Prima del ballo" compare il tema della maschera e della metamorfosi a rafforzare l'ipotesi che senza "trucco" non sì possa comparire in società, senza deformazione non sì possa aspirare all'omologazione. E così un'intera galleria di mostri comparirà davanti a Clara, un'attempata signorina che sfoglia con ironia il carnet dell'ultima (o forse dell'unica) serata danzante alla quale ha preso parte, mostri evocati e pronti per un'istantanea dì una società che, per assenza di contenuti e valori, non ci pare troppo distante dalla nostra. Ci piace pensare a questi due atti unici sveviani come ad una palestra dove esercitare, con gli strumenti espressivi delle ricerca teatrale, la ginnastica attorale, lavorando con abilità e amenità su personaggi dalla fittizia, doppia, inquietante identità tesa ad una comicità non conciliatoria, non pacificata e pacificante.
Lino Spadaro