Pupi e Fresedde
Teatro di Rifredi
presenta

CAFE' CHAMPAGNE
di Angelo Savelli

con
GENNARO CANNAVACCIUOLO
GIANNI CANNAVACCIUOLO
LUCIANNA DE FALCO


regia
Angelo Savelli

scene e costumi Tobia Ercolino
musiche eseguite dal vivo


Cafè Champagne è un divertimento musicale in un atto che intende mescolare il sapore robusto ed eccitante del caffè napoletano con quello frizzante ed inebriante dello champagne francese. Cafè Champagne e' uno spettacolo che, ispirandosi alla tradizione del vecchio caffè' concerto, fa recitare i suoi tre attori/cantanti sia in sala, tra i tavolini da bar dove sono sistemati gli spettatori/avventori, che su di un piccolo palchetto improvvisato, a fianco del quale sono sistemati i tre musicisti. La vicenda dello spettacolo, con il suo canonico intrigo da pochade o da farsaccia napoletana (lui, lei e l'altro, ovvero il comico, la soubrette e l'intruso), non e' che un pretesto per riproporre una serie di spassosissimi e deliziosi numeri del repertorio del teatro leggero, demenziale e musicale degli inizi del novecento, dalla "sceneggiata" alle canzonette di Gil e Taranto, dalle macchiette del varietà al cafe'-chantant francese, dal canto sentimentale alla parodia futurista: insomma, un menu' di delicatezze e sfiziosità, un intrattenimento spassoso ed intelligente, per offrire al pubblico una serata teatrale un po' diversa e scapigliata, ed agli attori un diverso e più diretto rapporto con il pubblico. Cafè Champagne e' un divertimento musicale che mescola il sapore robusto ed eccitante del caffè napoletano con quello frizzante ed inebriante dello champagne francese, cioè la tradizione partenopea delle macchiette e delle canzoni sceneggiate con la moda degli scimmiottamenti nostrani dei cafè chantant parigini. Rosaria e Pasquale, sono una coppia di scombinati canzonettisti che ogni sera intrattiene affabilmente il pubblico accorso ai tavoli del glorioso caffè "Vecchia Napoli". Pur essendo creature di fantasia, questi personaggi traggono in realtà ispirazione da due vere glorie della canzone napoletana del primo novecento: la sanguigna ed indomita Ria Rosa, femminista ante -litteram dalla sferzante aggressività ed il sentimentale ed umoristico Gennaro Pasquariello, sarto fallito diventato pero' abilissimo nel cucire insieme canzone drammatica, canzone a dicitore e canzone comica. Oltre all'esecuzione di alcuni cavalli di battaglia di queste due celebrità, la nostra irrequieta coppia di anfitrioni affida il successo della serata dapprima ad una divertente cavalcata attraverso lo sterminato repertorio popolaresco napoletano (da Cantalamessa a di Capua, da Cioffi a Gill) offerto alla libera scelta del pubblico in un gustoso menu' canoro; e, successivamente, ad un'incursione melodrammatica nell'universo a forti tinte delle "sceneggiate" di cui viene presentato un concentrato fulminante che, nell'intenzione dei nostri due gestori, dovrebbe costituire il piatto forte della serata al caffè "Vecchia Napoli". Ad un terzo personaggio, Gegè, un gagà catapultato in stato d'ebbrezza nel nostro locale da qualche serata mondana dell'alta società, spetta il compito di introdurre nello spettacolo una serie di provocazioni "moderniste", dal tango alla sintesi futurista, dallo sketch assurdo-demenziale alla evocazione delle novità parigine. Anche questo personaggio fittizio ha delle fonti d'ispirazione reali: prima di tutto Gino Franzi, il cantante raffinato e seducente che si esibiva sempre vestito d'un frac blu, e poi Ettore Petrolini, grande innovatore del teatro leggero italiano, artista polimorfo la cui esperienza si incrocia fugacemente ma significativamente con alcune figure emblematiche della scena europea del primo novecento; dal futurista napoletano Cangiullo alle chanteuses francesi Mistenguette e Baker, dai nuovi drammaturghi Pirandello e Rosso di San Secondo al grande teorico e regista Gordon Graig. L'arrivo di questo intruso perturba la routine dello spettacolo e della vita sentimentale della nostra coppia. Contaminati dalla frivolezza del nuovo venuto, i due finiscono per trasformare sotto i nostri occhi il sorpassato caffè "Vecchia Napoli" nel nuovo e scintillante Cafe' Champagne, dove si esibiscono soubrettes e fini dicitori smaniosi di evocare i fasti del Moulin Rouge e delle Follies Bergeres. Ma il frenetico spettacolo a cui da luogo questa follia parigina si risolve in realtà, per i non sradicabili umori degli interpreti, in un'ennesima Piedigrotta napoletana, una maschera d'eleganza indossata con sfrontatezza ed auto-ironia. Tanto che nel turbinare delle varie Lily Kangy, Nini' Tirabuscio', Gastoni, sciantose, gaga' e via discorrendo, ecco prorompere liberatorio e sfacciato, quasi ad emblema della serata, un casereccio: "A me piaccion' 'e maccarune gui', gui', gui', gui', Viva Napoli e Pari' gui', gui', gui', gui'". E così Cafè Champagne diventa la messinscena di una contaminazione, di un'imitazione che si risolve in parodia. Anche la parallela vicenda sentimentale dei personaggi, con l'inevitabile infatuazione di Rosaria per Gege' e la patetica rincorsa di Pasquale alla riconquista dell'amore perduto, si risolve in una parodia del classico triangolo amoroso che abbandona i tre protagonisti ad un solitario ed amaro finale. Cafè Champagne e' uno spettacolo anomalo, frutto di smaccati furti e d'invenzioni estemporanee, d'incursioni spericolate tra i materiali più vari (spartiti, foto, poesie, recensioni, memorie dirette ed indirette) e di riferimenti narrativi spesso prevedibili, come quelli a Scarpetta, Viviani o Eduardo, ma qualche volta forse inattesi come nel caso del "Turco in Italia" di Rossini. In realtà per Cafè Champagne non si può parlare di un vero e proprio testo quanto piuttosto di una "drammaturgia della canzonetta", di un disegno strutturale che intende elevare a rango di narrazione e di dialogo le strofette ed i ritornelli di un'umanità che ha spesso trovato nel canto l'unico mezzo per esprimere la propria cultura o sottocultura che dir si voglia.
Angelo Savelli