Pupi e Fresedde
Teatro di Rifredi
presenta

JERUSALEM JULIET
di Angelo Savelli

con
FABIO MASCAGNI
GIOVANNI FOCHI
VALENTINA BANCI
FRANCESCO BORCHI
ALICE MAZZEI


regia
Angelo Savelli


scene e costumi Michele Ricciarini
musiche Stefano De Donato e Lorenzo Piscopo
video Alberto Callari e Carlo Isola
luci Roberto Cafaggini


Il conflitto tra palestinesi e israeliani che da anni insanguina il medio-oriente, è un drammatico evento di portata internazionale che non ha ancora però la dimensione dell'evento storico, cioè quella distanza da noi, temporale e psicologica, che ne consenta una valutazione oggettiva e distaccata, sopra gli interessi di parte e le ideologie. Se, addirittura, anche per eventi relativamente lontani come la Resistenza italiana o l'intervento americano nel Vietnam, le ferite ed il computo dei torti e delle ragioni sembra non chiudersi mai, tanto più per un evento tragicamente in corso, che getta la sua luce sinistra - veritiera o strumentale che sia - anche sulle stragi dell'11 settembre, la voglia di schierarsi, di parteggiare, di tifare sembra essere più forte ed impellente di quella di capire, di valutare, di raffreddare. Quanti ormai, nell'assordante carosello di recriminazioni e accuse, nell'estenuante rosario quotidiano di raid e stragi, nell'urgenza di giustificare o deprecare il fatto del giorno, sono oggi in grado di tener presente con oggettività e lucidità le origini e le ragioni di questo conflitto? E questo tanto più vale per noi occidentali, fortunatamente lontani dalle sanguinose conseguenze dirette di quegli orrori ma forse proprio per questo portati ad un troppo generico invito alla conciliazione o a facili prese di posizione ideologiche. Nell'accingerci da occidentali ad affrontare teatralmente questa complessa tematica non potevamo esimerci da due imperiose questioni: perché e come? Il "perché" è presto detto. Se in casi come l'Olocausto o gli orrori dei regimi totalitari, il teatro può servire a "non dimenticare", in casi come questo, attuale e urgente, esso può essere un incentivo a non mettere la testa sottoterra, a non sfuggire alle responsabilità del presente, un invito a conoscere, capire e discutere subito fatti cruciali della nostra storia prima che si trasformino fatalmente in ricordi. Ma se il "perché" è quasi naturale, il "come" presenta evidentemente grandi difficoltà riconducibili a tutto quel complesso contesto politico ed emozionale a cui prima accennavamo. Per farla breve, abbiamo deciso di affrontare questo tema attraverso una lente illustre, quella della storia shakespeariana di "Giulietta e Romeo", archetipo universale di contese tra fazioni che disseminano sul proprio cammino vittime innocenti. Scelta sicuramente non originale, ma probabilmente efficace per il nostro scopo principale: quello d'avvicinare e sollecitare un vasto pubblico di giovani intorno a queste tematiche. D'altronde il suggerimento per questa scelta ci viene proprio da Israele dove, qualche anno fa, "Giulietta e Romeo" è stato recitato, con un certo scalpore, da una compagnia mista di attori israeliani e palestinesi. Un'esperienza di forte impatto polemico ed emotivo in quel preciso contesto storico-politico, ma che mantiene una sua certa emblematicità anche al di fuori di quello. L'equidistanza di Shakespeare dalle due fazioni di contendenti ci consente di tenere in secondo piano le nostre personali simpatie di schieramento, per concentrarci invece sull'universalità del messaggio - diciamo così - "pacifista" del testo, rapportato però ad una situazione ben determinata con tanto di nomi e fatti realissimi. Da qui la necessaria riscrittura in chiave contemporanea dell'opera shakespeariana; operazione, anch'essa, tutt'altro che nuova ma qui, a nostro avviso, giustificatissima e condotta con una certa originalità drammaturgica in bilico tra fiction e documentario.