A.T.A. Teatro
presenta


LA FORZA DELL'ABITUDINE
di
Thomas Bernhardt

con
CARLO ALIGHIERO



regia
Alessandro Gassman


L'unica possibilità vitale nella lotta per sopravvivere è l'arte come forza dell'abitudine ci dice Bernhardt. In questa rilettura del testo Alessandro Gassmann profonde nel progetto per la sua regia una grande energia, connotandolo come un giocoso, intenso e divertente apologo. Il lavoro quotidiano maniacale per raggiungere la perfezione viene preteso dal patron del circo Carlo Alighiero come abitudine quotidiana " La forza dell'abitudine." I suoi girovaghi circensi, il giocoliere, il domatore, la ballerina, il nano buffone, sono tutti costretti a una impossibile ricerca di una esemplare esecuzione del quintetto della trota di Schubert. Sforzo improbabile, inutile che non porterà mai a un risultato perché la vita che conducono costellata di incidenti dissapori inquietudini, prima ancora della loro clownesca imperizia, non lo può permettere. L'unico a non arrendersi sarà il patron del circo, convinto che fuori dalla perfezione, per loro poveri guitti non c'è vita. E prima che i suoi compagni inizino a smontare il circo, Alessandro Gassmann ci annuncerà che domani ci aspetta un 'altra città un altro pubblico un altro inutile tentativo di raggiungere l'arte.

Presentazione e note di regia
"La forza dell'abitudine" è , come tutti i testi di Bernhardt, una meravigliosa metafora della vita e della incapacità degli artisti a realizzare la propria arte. Una utopia che il nostro protagonista, il direttore Garibaldi, da anni non solo anela di raggiungere ma che addirittura tenta di imporre ai propri squinternati "subalterni". La comicità assurda che scaturisce dal gruppo di circensi descritti dall'autore, coinvolge inevitabilmente tutti noi: chi non ha, almeno una volta nella vita, desiderato di raggiungere, nell'arte, nel lavoro, mete più alte di quella prevedibile che ci eravamo prefissati? La perfezione, senza compromessi, senza interruzioni, senza volgarità? Il mestiere dell'attore è curioso. Col passare del tempo, con l'accumularsi delle esperienze, può succedere, com'è successo al sottoscritto, di cominciare a vedere i propri limiti, a non accettare più le proprie incapacità, a divenire curiosi del lavoro degli altri attori, a sentire forte la necessità di partecipare in altra maniera alla creazione di uno spettacolo. Quando a tutto ciò aggiungiamo l'amore, più che decennale, per un autore come Bernhardt, il passo verso la regia si rende quasi una necessità. Il Circo, arte in via d'estinzione, dona all'autore ed al regista possibilità infinite di fare arrivare allo spettatore, divertendo, il senso di impotenza che tutti noi, artigiani dello spettacolo, proviamo davanti all'avanzare della volgarità, della sordità, dell'appiattimento culturale di tutti i mezzi moderni di comunicazione. Il mio timido tentativo sarà quello di fare arrivare a chi vedrà lo spettacolo almeno parte della straordinaria capacità di Bernhardt di descrivere tutti noi, attraverso le ridicole e tenere imprese del direttore Garibaldi, del giocoliere, domatore, della ballerina sul filo e del buffone. Il comico tentativo dei nostri eroi di suonare tutte le sere, dopo lo spettacolo, il "Quintetto della trota" di Shubert, l'incapacità manuale e psicologica che li attanaglia, l'incomprensione per l'importanza della "missione", scatenano nel direttore una rabbia crescente e la paura di non riuscire nel suo intento, che ne fanno un protagonista esilarante, a volte tirannico ma nel quale, onestamente, mi riconosco e del quale condivido, ahimè, tutte le paure, ed al quale dovremmo tutti volere un po' bene.. Buon divertimento!
Alessandro Gassman