CON LE PIETRE IN TASCA
di Marie Jones
traduzione di Gerolamo Alchieri


con
GEROLAMO ALCHIERI
ROBERTO STOCCHI

regia
Francesca Draghetti

scene Lello D'alesio, light designer Fabio Rivelli
coreografie Cecilia Southern, tecnie Filippo Dini
aiuto regia Viviana Barbetta


"Stones in his pockets" ha debuttato al Lyric Theatre di Belfast nel giugno del 1999 con Sean Campion e Conleth Hill e la regia di Jan McElhinney. In agosto ottiene un grande successo al Festival di Edimburgo, per poi replicare nel "fringe" londinese il mese successivo al Tricycle Theatre. Il regista e uno degli interpreti (C. Hill) hanno vinto l'Irish Times Theatre Award, nonché il prestigioso Olivier Award. La versione italiana, "Con le pietre in tasca", ha felicemente concluso la stagione della Sala Grande dell'Orologio di Roma nel maggio del 2000. Proprio nello stesso periodo la versione originale si trasferiva per un breve periodo nel west end londinese al New Ambassadors Theatre ottenendo un successo straordinario, tanto che lo spettacolo viene nuovamente trasferito e passa al Duke of York's Theatre dove è attualmente ancora in scena con Louis Dempsey e Sean Sloan che hanno sostituito gli interpreti originali. Sono previsti due anni di repliche e il debutto a Broadway e a Los Angeles. "Con le pietre in tasca" parla degli effetti devastanti di una troupe cinematografica hollywoodiana sugli abitanti di un piccolo paese irlandese, che vengono tutti assunti come comparse. Il set, il film, il paese, vengono raccontati da sedici diversi personaggi interpretati tutti da due soli attori in un'ora e venti di spettacolo senza intervallo.

La messa in scena di "Con le pietre in tasca" nasce da un innamoramento e da una sana incoscienza. Quando Gerolamo Alchieri ha tradotto il testo e, insieme a Roberto Stocchi, mi ha proposto di dirigere lo spettacolo, ho pensato che a volte l'amicizia e la voglia di lavorare insieme possano portare ad azioni sconsiderate. Avevamo una bella storia, sedici personaggi per due attori e nessuna istruzione per l'uso. Chi fa chi? Perché? Come? La tentazione di correre a Londra a vedere come avevano risolto il problema è stata fortissima, ma non c'era il tempo per farlo. Così abbiamo cominciato a provare, dandoci un obiettivo preciso: creare fantasmi e fare in modo che il pubblico vedesse tutti personaggi, soprattutto quando non c'erano. Lo straordinario talento dei due protagonisti mi ha permesso di evitare qualsiasi stratagemma: niente travestimenti, parrucche o caratterizzazioni esasperate. Sedici punti di vista per sedici personaggi che non escono mai dalla scena. La storia di questo paese irlandese, travolto dall'arrivo del "grande cinema", ha preso vita e ci ha incantato. Ci siamo affezionati ai suoi abitanti, abbiamo riso per la sciocca crudeltà dei divi americani, abbiamo scherzato con il paradossale gioco del set, abbiamo pianto per la tenerezza di chi non si adatta alle regole. E, come in un bel film, ha funzionato! Alla fine dello spettacolo ogni personaggio ha ricevuto la sua dose di applausi e a nessuno è importato se, fra buio e luce, in scena c'erano solo due attori….
Francesca Draghetti