Dramma Italiano HNK
Teatri S.p.A.
A. Artisti Associati
Compagnia Teatro di Verona
presentano


LE BARUFFE CHIOZZOTTE

di Carlo Goldoni

con
ELVIA NACINOVICH, ROSANNA BUBOLA, SERENA FINATTI,
MARIA LAURA RIODA, VIOLA PORNARO, ENRICO CAVALLERO,
PAOLO VALERIO, LUCIO SLAMA, BRUNO NACINOVICH,
GIULIO MARINI, LUCA ALTAVILLA, ARISTIDE GENOVESE,
TONI PLESIC, ALIDA DELCARO


regia
Pierluca Donin

scene Milli
costumi Toni Plesic
musiche Massimiliano Pace
coreografie Ester Mennato
luci Enrico Berardi


Delle Baruffe Chiozzotte si è parlato moltissimo. Allestite dai più grandi registi italiani per la loro vivacità e coralità sono rimaste per troppo tempo, oltre un decennio, solo nel ricordi, se escludiamo gli allestimenti di formazioni minori o amatoriali. Questo splendido testo, che racchiude in se le caratteristiche del capolavoro, è tempo che venga allestito per le giovani generazioni di spettatori dalle nuove generazioni di artisti che animano il territorio delle tre venezie. Chi meglio di loro può cogliere oggi l'essenza di un dialetto che sta scomparendo per mantenerne più a lungo la memoria collettiva. Solo ripartendo è possibile gettare le basi per la costruzione della nuova generazione di artisti che deve ereditare il teatro di tradizione e rilanciare il teatro contemporaneo di quest'area. Ecco perché abbiamo progettato che l'allestimento delle nuove 'Baruffe" partano prodotte dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia. Del resto è il momento di festa alla fine della commedia, il ballo della furlana, a sancire la condivisione. A questa coproduzione si aggiungono inoltre alcuni artisti istriani che nel legame linguistico con le nostre terre rievocano la memoria di un territorio e che nell'identità veneta ritrovano legami antichi e di scambio culturale. Non possiamo tralasciare inoltre la grande caratteristica generale del testo che è la coralità. Sarebbe stato impossibile non coglierne l'essenza già dall'ideazione dell'allestimento.
- Attori veneti, friulani e istriani insieme per una coproduzione composta da tredici persone per quindici parti diretti da un regista che è nato e vive a Chioggia.
- Una importante azione culturale che coniuga tradizione e contemporaneità con l'allestimento della commedia goldoniana tra le più famose del repertorio e poco allestita per le grandi difficoltà determinate dall'uso di un linguaggio comprensibile a tutti ma in via di estinzione.
- Una scenografia che a tratti ricorda le calli dell'isola, la terra tra le acque, il sole, il vento, il mare. Questo mare che tanto da e tanto chiede.
- Un perfetto orologio drammaturgico che con un ritmo incalzante ci farà tornare indietro nel tempo divertendo il pubblico dell'intera nazione. Fra gli attori troviamo uomini di teatro che oggi frequentano le scene teatrali con successo con allestimenti propri di autori quali Shakespeare, Moliere..., spesso frutto di lunghi studi e di realizzazioni curate sin nei minimi particolari. Questi giovani artisti, insieme per la prima volta, hanno la responsabilità del rilancio della drammaturgia dell'area triveneta con un progetto internazionale che non mancherà di stupire per freschezza e divertimento.

L'autore a chi legge.
II termine Baruffa è lo stesso in linguaggio Chiozzotto, Veneziano e Toscano. Significa confusione, una mischia, azzuffamento di uomini o di donne, che gridano, si battono insieme. Queste baruffe sono comuni fra il popolo minuto, e abbondano a Chiozza più che altrove poiché di sessantamila abitanti di quel Paese ve ne sono almeno cinquantamila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più pescatori o gente di marina. Chiozza è una bella e ricca città veticinque miglia distante da Venezia, piantata anch'essa nelle Lagune, isolata, ma resa Penisola per via di un lunghissimo ponte di legno, che comunica colla Terraferma. Ha un Governatore con il titolo di Podestà, ch'é sempre di una delle prime Case Patrizie della Repubblica di Venezia, a cui appartiene. Ha un Vescovo colà trasportato dall'antica sede di Malamocco. Ha un porto vivissimo e comodo e ben fortificato. Evvi il ceto nobile, il civile ed il mercantile. Vi sono delle persone di merito e di distinzione. Il Cavaliere della città ha il titolo di Cancellier Grande, ed ha il privilegio di portare la veste colle maniche lunghe e larghe, come i Procuratori di San Marco. Ella in somma è una città rispettabile; e non intendo parlare in questa Commedia che della gente volgare, che forma, come diceva, i cinque sesti della popolazione. Il fondo del linguaggio di quella Città è il Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de' termini particolari, ed una maniera di pronunziare assai differente. (…) Ma io non intendo qui voler dare una grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa tra questa pronunzia e la Veneziana, perché ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia. Il personaggio di Padron Fortunato è stato de' più gustati. È un uomo grossolano, parla presto, e non dice la metà delle parole, di maniera che gli stessi suoi compatrioti lo capiscono con difficoltà. Come mai sarà egli compreso dai Leggitori? E come potrà mettersi in chiaro colle note in piè di pagina quel che dice di quel che intende dire? La cosa è un poco difficile. I Veneziani capiranno un poco più; gli esteri, o indovineranno, o avranno pazienza. Io non ho voluto cambiar niente ne in questo, ne in altri Personaggi; poiché credo e sostengo, che sia un merito della Commedia l'esatta imitazione della natura. Diranno forse taluni, che gli Autori Comici devono bensì imitar la natura; ma la bella natura, e non la bassa e la difettosa. Io dico all'incontro, che tutto è suscettibile di commedia, fuorché i difetti che rattristano, ed i vizi che offendono. Un uomo che parla presto, e mangia le parole parlando, ha un difetto ridicolo, che diviene comico, quando è adoperato con parsimonia, (...) Lo stesso non sarebbe d'un zoppo, d'un cieco, d'un paralitico: questi sono difetti ch'esigono compassione, e non si deggiono esporre in scena, ... Altri condanneranno, può essere, ch'io abbia troppo moltiplicato sopra le scene questa sorta di soggetti e di argomenti bassi e volgari. I Pettegolezzi delle donne, Le Massero, II Campiello e Le Baruffe Chiozzotte, ecco (diranno codesti tali) quattro commedie popolari, tratte da quanto vi è di più basso nel genere umano, le quali disgustano, o almeno interessano le colte e delicate persone. Se questi Critici fossero per avventura gli stessi che si doleano un tempo di me, perché io osavo mettere in iscena i Conti, i Marchesi ed i Cavalieri, direi che probabilmente non amano le Commedie, se intendono di limitare sì strettamente il campo degli Autori. Ma chiunque siano, dirò lor francamente che la natura e l'esempio mi hanno consigliato a tentarlo, e la riuscita delle prime Commedie mi ha autorizzato a produrre le altre. Questo è quel genere di Commedie, che diconsi dai Latini Tabernariae, e dai francesi Poissardes. De' buoni Autori antichi e moderni ne hanno prodotto con merito e con applauso; e ardisco dire, le mie non sono state men fortunate.
Carlo Goldoni

Note di Regia II recupero delle radici
II progetto di allestimento della Baruffe è nella mia testa da tempo immemorabile. Sarà perché sono nato a Chioggia e ne vivo le dinamiche, le contraddizioni, il folclore. Sarà perché sento la necessità di un recupero delle tradizioni, sta di fatto che ho accettato la "sfida" di restituire, insieme agli attori fiumani e veneti, istriani e giuliani la freschezza e il ritmo di un testo che è una vera macchina comica perfetta che, tra l'altro, quando venne scritta, i chiozzotti non la presero per niente bene, seccati di vedere portati in scena i propri difetti. Sono dovuti passare oltre cento anni prima che si mettessero l'animo in pace... Un accenno ai "detti". Ancor oggi difficilmente riuscirete ad individuare un chiozzotto in città con il suo nome e cognome di battesimo. Persino il Fisco ha avuto problemi, perché il gioco del soprannome racchiude le caratteristiche somatiche del soggetto e le trasforma nel nome di un animale o di un oggetto o di qualsiasi cosa rendendo divertenti tutti i passaggi. Il problema è che a nessun chiozzotto piace il soprannome che gli è stato affibbiato, per cui grande offesa da un lato e grande divertimento dall'altro. Poche parole, infine, rispetto alla lingua. Una lingua isolata da tutto e da tutti non poteva che avere caratteristiche originali tali da rendere difficilissimo farla comprendere a tutti. Ho scelto di rispettare le cantilene e i "modi di dire" nel giusto "modo di dire", in ciò aiutato da un cast di attori degni di questo nome, i quali si sono messi totalmente a disposizione spogliandosi di tutto per affrontare questa avventura e per il divertimento del pubblico che ha scelto di passare un paio di ore in compagnia di uno dei più grandi capolavori goldoniani.
Pierluca Donin

"Lavoro scritto da mano maestra"
Anch'io posso dire finalmente di aver visto una commedia! Hanno rappresentato oggi, al Teatro San Luca, Le baruffe chiozzotte... I personaggi, tutta gente di mare; ebitanti del luogo, con le rispettive mogli, sorelle e figliuole. I soliti chiassi di questa gente, nei momenti di gioia come nell'ira, i loro pettegolezzi, la vivacità, la bonomia, la volgarità, l'arguzia, il buonumore, la libertà dei modi, tutto è egregiamente rappresentato. Anche questo lavoro è di Goldoni; da parte mia vi ho assistito con immenso piacere, tanto più che proprio ieri ero stato a Chioggia e gli orecchi mi ronzavano del vocio di quei marinai e di quegli scaricanti e i loro gesti mi stavano innanzi agli occhi. Qualche allusione particolare mi è certo sfuggita, ma nel complesso ho potuto tener dietro il lavoro benissimo. (…) Non ho mai assistito in vita mia ad un'esplosione di giubilo come quella cui si è abbandonato il pubblico a vedersi riprodotto con naturalezza. E' stato un continuo ridere di pazza gioia dal principio alla fine. Bisogna anche dire che gli attori hanno recitato a meraviglia. Si erano distribuite le parti a seconda dell'indole dei rispettivi temperamenti e come si vede abitualmente nella vera vita del popolo. (…) Gran lode merita l'autore, che da un nonnulla ha saputo cavare il divertimento più gustoso: cià che del resto non può riuscire che ad un artista il quale viva direttamente in mezzo al suo popolo e a un popolo giocondo come questo. Comunque, i lavoro è scritto da mano maestra.
Wolfgang Göethe