Teatro Nuova Edizione
presenta


ANNA CAPPELLI

di Annibale Ruccello

con
ALESSANDRA FRABETTI
MARINELLA MANICARDI


regia
Marinella Manicardi

scene e costumi Davide Amadei
musiche Antonia Gozzi


"Le storie che racconto riguardano sempre e soltanto gente banale, comunissima, possibilmente incline a diventare patetica, straziante. Ma per una sorta di terrore a nutrire o a destare pietà mi piace coglierla in un momento estremo della loro esistenza, quando a prescindere dalle loro stesse intenzioni questi personaggi sono costretti a compiere una scelta importante, un gesto eroico o atroce. Per cui si trasformano in personaggi grotteschi o mostruosi, spesso odiosi ed insopportabili, comunque sempre meglio che pietosi. E mi piacciono quanto più sono ai margini, relegati, ma non in maniera vistosa ( come barboni, criminali, pazzi) bensì in maniera sottile, indistinta. Ed infatti vivono in quartieri della cultura metropolitana, in provincia, sepolti nella periferia […]."
Annibale Ruccello

Anna é un'anonima impiegata, non più giovanissima, che ha lasciato il paese per lavorare in città. Con l'impiego, aspira ad avere una casa sua, non vuole più sentirsi ospite mal tollerata di situazioni provvisorie. L'incontro e la convivenza con Tonino, collega d'ufficio e proprietario di un appartamento, sembra esaudire ogni desiderio di Anna, ma l'epilogo non é esattamente un lieto fine. Ruccello ha scritto Anna Cappelli poco prima della sua prematura scomparsa: sette dialoghi per attrice sola che parla con qualcuno fuori-scena: prima la padrona della stanza affittata da Anna, poi Tonino. Non si tratta dunque di monologhi interiori ma di colloqui di cui lo spettatore sente solo la parte di Anna. Nella nostra interpretazione la solitudine tragicomica di Anna verrà oggettivata da un alter-ego, un'ombra, una figura che svela il non detto o il censurato. Ad Alessandra il compito dell'Anna palese e a Marinella quello dell'Anna segreta.

Appunti di lavoro
Quando lessi il monologo di Ruccello, pensai subito che prima o poi l'avrei messo in scena, però non riuscivo a vederne la forma. Il monologo è costituito da 7 scene nelle quali Anna si rivolge a qualcuno. Niente monologo interiore, sono colloqui di cui noi udiamo solo la parte di Anna. La struttura è semplice, ma è una semplicità in bilico, molte frasi sono interrotte, ogni affermazione viene corretta o smentita nella frase successiva. Rileggendolo, dieci anni dopo, ho visto Anna che agiva accanto a me. Vedevo Anna che protestava, Anna che seduceva, Anna che implorava come se la cosa non mi riguardasse. Ho applicato alla lettera questa sensazione decidendo che le Anne in scena sarebbero state due: io e Alessandra Frabetti, attrice che forse mi somiglia fisicamente, ma con una presenza diversa dalla mia. Anna è impiegata al Comune di Latina, città in cui si e trasferita da Orvieto. Non giovanissima, non fidanzata o sposata, non ricca, non religiosa (o almeno non praticante), Anna sembra più costruita dai non che dalle certezze. A Latina vive in una stanza affittata e la sua, a Orvieto, è stata subito occupata da una sorella. Quando Tonino, un collega di lavoro proprietario di una grande casa, la corteggia, Anna accetta di convivere con lui, anche se preferirebbe un contratto matrimoniale. Dopo due anni Tonino le annuncia la vendita della casa e il suo allontanamento da lei. Anna prepara un pasto cannibalesco nel tentativo di possedere per sempre Tonino, la casa e se stessa. Il non luogo, condizione diffusa del nostro vivere quotidiano, è per Anna Cappelli il suo non essere. Che poi Ruccello abbia scelto un personaggio femminile per rappresentare questa condizione a me è sembrato un gesto di intelligenza per la scena contemporanea. E non il luogo di Anna mi ha imposto una presenza continuamente sfocata, sdoppiata con effetti esilaranti e tragici insieme. La divisione delle battute del monologo è stato il primo lavoro sul testo, unica certezza; che la prima scena fosse di Alessandra e l'ultima mia. Le battute sono passate dall'una all'altra più volte, finché parallelamente al lavoro sullo spazio e sul tempo, l'attribuzione a lei o a me diventava evidente. Lo spazio è un dentro/fuori: una grande finestra delimita uno spazio da cui si vede anche il fuoriscena, il retropalco in cui stanno i personaggi con cui Anna parla o una delle due Anne mentre l'altra agisce. Con due Anne in scena ho avuto la possibilità di rappresentare due tempi diversi della stessa azione: Anna 1 agisce nel presente, Anna 2 sta ricordando l'azione presentificata, oppure Anna 2 prova vari modi di dire una battuta e Anna 1 sceglie e agisce. Una delle difficoltà durante le prove è stata quella di evitare la formazione di una coppia (Anna e la padrona di casa. Anna e la sorella, o addirittura Anna e Tonino), doveva essere sempre molto chiaro che io e Alessandra siamo entrambe Anna. La qualità di questo doppio oscilla tra il presente e il ricordo, il soggetto e l'ombra, io palese e io segreto, ovviamente tra attrice e regista. Anche gli abiti segnalano i tempi diversi delle due Anne: Anna 2 nella prima scena è già vestita come Anna 1 sarà solo nella terza. Le musiche passano da rumori concreti d'ambiente nelle prime scene a musiche emotive nelle ultime, fino al silenzio, quando il rito di Anna la cenetta intima con il corpo dell'amato è insieme rito cannibalesco e comunione.
Marinella Manicardi