Teatro Nuova Edizione
presenta


ZOZÒS

di Giuseppe Manfridi

con
MARINELLA MANICARDI
EMANUELE MARIA BASSO
GIULIO FEDERICO JANNI

regia
Luigi Gozzi

scene e costumi Davide Amadei
musiche e materiali sonori Antonia Gozzi


'Passando drammaturgicamente sul cadavere di chiunque, con Zozòs volevo appunto dar luogo ad un oggetto algebricamente costruito. Nel gioco di relazioni fra tre personaggi volevo dimostrare delle possibilità impossibili: è bene che tu lo sappia. Questo non è tuo figlio! È la fattispecie di un paradosso, se a pronunciare la battuta immaginiamo un padre che di colpo apre gli occhi di una madre. Poi c'è anche dentro un rimando alla mia -gioventù, a un certo teatro da cave francese, un teatro caustico, livido, notturno, irridente, un teatro che ha avuto autori pazzeschi, come Boris Vian, come Copì. Zozòs significa 'uccellini'. Fecero un film molti anni fa, intitolato Zozò: raccontava la storia di adolescenti quindicenni che in gergo parigino sono appunto chiamati Zozòs, in modo simpatico. La mia è una commedia di impervia realizzazione, non si trova l'attrice disponibile'.

Ci troviamo di fronte a due, un uomo e una donna, anzi una donna e un ragazzo, che sono rimasti 'incastrati' in una posizione imbarazzante quanto impudica. Mentre cercano di staccarsi i due parlano, e si verranno via via a chiarire i loro ruoli, anzi le intere loro vite. In questo aiutati, non si sa quanto volontariamente, da un terzo personaggio, il padre, o presunto tale, del ragazzo, ginecologo, chiamato dai due per rimediare all'incidente e porre fine all'incresciosa situazione. Operazione che peraltro non riuscirà nemmeno a lui. Abbiamo scelto di mettere in scena Zozòs dopo dieci anni da suo debutto, perché ci è sempre sembrata sorprendente la chiave che Manfridi ha scelto per rivisitare un grande mito scenico e culturale qual è quello di Edipo.