|
Due donne, sorelle, straniere in una terra non ospitale. Un uomo, un
fantasma, continua a tenerle legate insieme in un rapporto di reciproca
dipendenza. Questa è la sintesi estrema dell'ultimo testo teatrale di
Roberto Cavosi, un testo sulla complessità dei rapporti tra due sorelle
colone, in un paese occupato, dove la violenza è pratica quotidiana
e dove l'uomo si confronta con la parte peggiore di sé vivendo una realtà
distorta. Ancora una volta una indagine profonda sul labile confine
tra bene e male interpretato da due straordinarie attrici Mascia Musy
e Maria Paiato in un viaggio emotivo assolutamente fuori dell'ordinario.
Le musiche dello spettacolo sono di Paolo Vivaldi e spaziano tra lirismo
e profondo senso del tragico in una partitura emozionale che ben si
addice a un testo così ricco di sfumature psicologiche ed emotive insieme.
La scena di Tiziano Fario ricolloca all'interno di un cinema di forte
ispirazione "razionalista" la vicenda, innestando squarci espressionisti
in un realismo spaziale nel tentativo di ricreare le atmosfere di una
architettura coloniale ancora oggi presente nella nostra memoria.
Maurizio Panici
Unire la Grande Storia, quella degli avvenimenti epocali, dei personaggi
che ne hanno determinato il destino, con la Piccola Storia, quella delle
persone comuni, di coloro che invece ne hanno subito gli effetti, è
sempre stato un motivo importante nel mio percorso drammaturgico. "Cinema
Impero" si colloca all'interno di un momento in cui inaugurai una mia
personalissima stagione di sperimentazione. Una stagione che mi ha permesso
d'approfondire l'universalità dei sentimenti. Mi sono posto come un
anatomista davanti all'uomo, ai suoi misteri, alle sue passioni. Ho
preso un "bisturi" e ho cominciato ad incidere. Incidevo l'uomo nella
sua interezza: fisico e anima, senza paura dell'ignoto e degli abissi.
Forse sono sempre stato un "anatomista" ma grazie a "Piazza della Vittoria"
e a "Cinema Impero" ho capito che "incidendo" così scientificamente
avrei potuto superare alcuni confini. "Cinema Impero" non si sottrae
alla Storia, anzi: come nella mia migliore tradizione, essa incombe
aggredendo le due protagoniste, le due sorelle, Anna e Clara. E' un
mondo quasi espressionista quello descritto, dove un "Cielo" avverso
costringe le sue vittime ad un continuo precipitare tragico. E' una
Storia che però, pur incombendo terribile, si scompone di fronte alle
fortissime pulsioni di Anna e Clara. La prima, simbolica immagine dello
"Spirito", e la seconda della "Carne", ballano fra loro intorno ad un
"banchetto noir", quasi un pranzo di matrimonio ove lo sposo, che aveva
idealmente messo l'anello al dito di entrambe, ne paga il prezzo con
la vita. L'esercizio della violenza, espresso dal mondo coloniale, diventa
esercizio privato, prassi costante, parossistica, di torturatori "gesti"
morali. Angeli e mosche affollano la platea del cinema Impero così come
la mente delle due sorelle, e il loro fragore è così forte che la Grande
Storia si sgretola, diventa assurda. Non è un caso infatti che le vittime
si trasformino in carnefici (mentre nella vicenda privata accade il
contrario), in un gioco di specchi che fa appunto della Storia un ridicolo
circolo ripetitivo di sopraffazioni. Un "film" che continuamente si
ripete, diventando farsa tragica e grottesca. La sola pietà rimane,
i soli sentimenti di Anna e Clara, agnelli sacrificali di un mondo che
si chiama "Cinema Impero".
Roberto Cavosi
|