Argot Produzioni
presenta



CINEMA IMPERO
di Roberto Cavosi

con
MASCIA MUSY
MARIA PAIATO


regia di
Maurizio Panici

impianto scenico Tiziano Fario
costumi Sandra Cardini
musiche Paolo Vivaldi
disegno luci Giuseppe Ardizzone


Due donne, sorelle, straniere in una terra non ospitale. Un uomo, un fantasma, continua a tenerle legate insieme in un rapporto di reciproca dipendenza. Questa è la sintesi estrema dell'ultimo testo teatrale di Roberto Cavosi, un testo sulla complessità dei rapporti tra due sorelle colone, in un paese occupato, dove la violenza è pratica quotidiana e dove l'uomo si confronta con la parte peggiore di sé vivendo una realtà distorta. Ancora una volta una indagine profonda sul labile confine tra bene e male interpretato da due straordinarie attrici Mascia Musy e Maria Paiato in un viaggio emotivo assolutamente fuori dell'ordinario. Le musiche dello spettacolo sono di Paolo Vivaldi e spaziano tra lirismo e profondo senso del tragico in una partitura emozionale che ben si addice a un testo così ricco di sfumature psicologiche ed emotive insieme. La scena di Tiziano Fario ricolloca all'interno di un cinema di forte ispirazione "razionalista" la vicenda, innestando squarci espressionisti in un realismo spaziale nel tentativo di ricreare le atmosfere di una architettura coloniale ancora oggi presente nella nostra memoria.
Maurizio Panici

Unire la Grande Storia, quella degli avvenimenti epocali, dei personaggi che ne hanno determinato il destino, con la Piccola Storia, quella delle persone comuni, di coloro che invece ne hanno subito gli effetti, è sempre stato un motivo importante nel mio percorso drammaturgico. "Cinema Impero" si colloca all'interno di un momento in cui inaugurai una mia personalissima stagione di sperimentazione. Una stagione che mi ha permesso d'approfondire l'universalità dei sentimenti. Mi sono posto come un anatomista davanti all'uomo, ai suoi misteri, alle sue passioni. Ho preso un "bisturi" e ho cominciato ad incidere. Incidevo l'uomo nella sua interezza: fisico e anima, senza paura dell'ignoto e degli abissi. Forse sono sempre stato un "anatomista" ma grazie a "Piazza della Vittoria" e a "Cinema Impero" ho capito che "incidendo" così scientificamente avrei potuto superare alcuni confini. "Cinema Impero" non si sottrae alla Storia, anzi: come nella mia migliore tradizione, essa incombe aggredendo le due protagoniste, le due sorelle, Anna e Clara. E' un mondo quasi espressionista quello descritto, dove un "Cielo" avverso costringe le sue vittime ad un continuo precipitare tragico. E' una Storia che però, pur incombendo terribile, si scompone di fronte alle fortissime pulsioni di Anna e Clara. La prima, simbolica immagine dello "Spirito", e la seconda della "Carne", ballano fra loro intorno ad un "banchetto noir", quasi un pranzo di matrimonio ove lo sposo, che aveva idealmente messo l'anello al dito di entrambe, ne paga il prezzo con la vita. L'esercizio della violenza, espresso dal mondo coloniale, diventa esercizio privato, prassi costante, parossistica, di torturatori "gesti" morali. Angeli e mosche affollano la platea del cinema Impero così come la mente delle due sorelle, e il loro fragore è così forte che la Grande Storia si sgretola, diventa assurda. Non è un caso infatti che le vittime si trasformino in carnefici (mentre nella vicenda privata accade il contrario), in un gioco di specchi che fa appunto della Storia un ridicolo circolo ripetitivo di sopraffazioni. Un "film" che continuamente si ripete, diventando farsa tragica e grottesca. La sola pietà rimane, i soli sentimenti di Anna e Clara, agnelli sacrificali di un mondo che si chiama "Cinema Impero".
Roberto Cavosi