Teatro Stabile di Catania
Compagnia del Teatro Moderno

presentano


IL FU MATTIA PASCAL
di Tullio Kezich
da Luigi Pirandello

con
GIUSEPPE PAMBIERI, LIA TANZI,
MICOL PAMBIERI, FULVIO D'ANGELO,
DAVID COCO, FRANCO MIRABELLA,
SILVIA SALVATORI

e con la partecipazione di
Massimo De Rossi

regia
Piero Maccarinelli

scene e costumi Bruno Mazzali


"Il fu Mattia Pascal" è il più conosciuto dei romanzi di Luigi Pirandello. L'adattamento teatrale di Tullio Kezich ha riscosso, in tutte le tre edizioni precedenti, un notevolissimo successo di critica e, sopratutto di pubblico. La presenza di Giuseppe Pambieri, affiancato da Lia Tanzi, Micol Pambieri e i migliori attori del Teatro Stabile di Catania, assicurano allo apettacolo un notevole livello artistico. Bisogna aggiungere a questo, la grande notorietà conquistata da Giuseppe Pambieri, con il serial televisivo come "Incantesimo", che ne fanno uno degli attori più amati dal grande pubblico. Drammaturgicamente gli alti contenuti pirandelliani si ergono limpidi in un racconto avvincente, misterioso e vivo. Quest'edizione, impostata da Piero Maccarinelli, vuole evidenziare il percorso dell'uomo (Pascal) proteso, sotto il peso del dolore, alla ricerca di se stesso. Pascal si è lasciato vivere fino al giorno in cui, fuggito da casa e dai personaggi del suo mondo, si trova costretto a ricreare un nuovo percorso dove però chi lo circonda e le esperienze che attraversa sono sin troppo simili a quelli da cui è scappato. Un Pascal che continua a lasciarsi vivere da nuove vite, che nascono dalla morte delle sue varie identità: quella presunta di Mattia Pascal, quella successiva dove si è rifugiato, per tornare all'inizio ed essere ancora Mattia Pascal sotto forma di "Fù" Mattia Pascal. Motore e creatore dei luoghi e dei personaggi che evoca o lo circondano, Mattia Pascal è vittima e carnefice della fuga dal quotidiano e dalle difficoltà che si ripresentano ancora insolute se non si risolvono. Nello sdoppiarsi, nel nascondersi si ritorna sempre al punto di partenza, al nodo primario. Questa circolarità del testo, questo continuo apparire e scomparire, generano nello spettacolo una continua rincorsa, ora drammatica, ora comica, verso un ignoto, così palesemente scoperto.