Teatro Franco Parenti
Teatro De Gli Incamminati

presentano

SIOR TODERO BRONTOLON
di Carlo Goldoni


con

EROS PAGNI
IVANA MONTI

regia
Andrèe Ruth Shammah

scene Alessandro Camera
costumi Chiara Boni,
luci Marcello Jazzetti


Elegante, leggero, raffinato, di una comicità canagliesca ma frizzante è stata definita la messinscena di Andrée Ruth Shammah che ha deciso di far vivere in tournée uno dei più perfetti testi goldoniani. Scritto nel gennaio 1762, durante il periodo della Riforma, Sior Todero Brontolon appartiene ad uno dei grandi caratteri del teatro goldoniano; un carattere composito, perché non sempre e non solo, riguarda il brontolare, ma anche l'avarizia, l'avidità, l'egoismo. Forse Goldoni aveva in mente un carattere odioso, conseguenza della sua miope legge del profitto, del suo voler essere "il padrone" e quindi del comandare con durezza non solo sui suoi dipendenti, ma anche sul figlio, la nuora e la nipote.
Alla rusticità di Sior Todero, si contrappone, però, la battagliera e vivace Marcolina che non sopporta l'avarizia del suocero, che aspira all'indipendenza e a maritare la figlia con la persona giusta. L'azione della commedia è anche incentrata su un matrimonio da fare che Sior Todero vorrebbe volgere ad un profitto
personale, ma che, alla fine, ne uscirà, non tanto sconfitto, quanto appagato dalla soluzione che gli viene prospettata. Attorno a questo mariage si svolge la vita di un piccolo inferno domestico, con i rapporti famigliari alquanto tesi, nervosi, carichi di umori maligni che spesso avvelenano l'atmosfera della casa, addolcita da un umorismo sornione che sottostà al testo. Qualche studioso ha visto in Sior Todero la figura del vecchio mercante, ormai involgarita dalla smania di guadagnare e conservare, dalla avidità borghese che lo rende un piccolo tirannello soprattutto nei confronti di un figlio smidollato, vigliacco, oltre che del suo agente Desiderio e del vecchio servitore Gregorio. Todero non sempre riesce ad aver la meglio su Marcolina; ma non la spunterà neanche sul suo alter ego, il giovane Meneghetto che, alla fine, accetterà di sposare Zanetta senza dote, ma con la consapevolezza di ereditare, dopo la morte di Sior Todero e aumentare il capitale. Goldoni ha sicuramente costruito uno dei suoi più grandi personaggi in cui palpita una prepotente vita teatrale, animata dal contrasto tra l'antipatica rusticità di Todero e la sincerità della sua dedizione alla famiglia borghese di cui si ritiene il tutore. La commedia già cara ai grandi capocomici veneziani come Zago e Baseggio, è tra le meno frequentate della nostra scena, anche perché, non sempre, si trova l'interprete giusto: dopo Gianrico Tedeschi, il personaggio è ora affidato alla comicità grottesca di Eros Pagni.