Nuova Scena - Arena del Sole
Teatro Stabile di Bologna
presenta


MOOSBRUGGER
L'angelo sterminatore

di Enrico Groppali

con

PAOLO BESSEGATO
GIANCARLO CONDE'
ELENA GHIAUROV

regia
Piero Maccarinelli

musiche a cura di Paolo Terni
costumi Elena Dal Pozzo
luci Francesca Zarpellon


l "buchi neri" della psiche, un gigante analfabeta che, guidato dalle voci dei demoni, uccide cinque donne; una danse macabre in cui tutti i personaggi cambiano punto di vista e si rivelano per ciò che non appaiono: Moosbrugger si addentra così sul mistero del male e della mente umana. Protagonista della pièce, liberamente ispirata all'Uomo senza qualità di Robert Musil è Moosbrugger, falegname senza istruzione che rifiuta la sessualità e, dopo aver dato la morte ad altre donne, uccide infine una prostituta, colpevole solo di averlo avvicinato per combattere la paura delle sue notti solitarie. Nell'assassino, condannato e rinchiuso in cella d'isolamento ma a suo modo felice nel proprio coerente microcosmo, sono incarnate la complessità del male e le contraddizioni dell'animo umano, di fronte alle quali sono impotenti la razionalità, la legge gli strumenti intellettuali e psicanalitici della società "civile". Personaggio minore nell'opera di Musil - nella quale rappresentava una "cartina di tornasole" per la crisi dei valori razionali nella società austriaca di fine Ottocento - Moosbrugger, interpretato da Giancarlo Condè, diventa nel testo di Groppali una figura cardine, attorno alla quale si sviluppa un percorso drammaturgico originale. Gli altri due personaggi in scena sono il Secondino del carcere (Paolo Bessegato) e Clarisse (Elena Ghiaurov), la pittrice che incontra l'assassino nella cella col pretesto di dipingere un suo ritratto. Le prospettive cambiano di continuo, si ribaltano, si deformano. La certezza da parte dell'assassino di dare alle donne uccise una seconda vita, migliore, capovolge negli altri due personaggi l'idea del male e riverbera in loro profondi conflitti interiori. Il Secondino convinto della colpevolezza di Moosbrugger, contrappone al crimine le certezze della legge, ma subisce la fascinazione dell'omicida. Clarisse, colta signora borghese, che si illude di suscitare nell'angelo sterminatore la scintilla dell'intelligenza e di decifrare l'enigma del suo delitto finirà invece per scoprire la propria segreta sessualità, e, sconvolta, gli si offrirà come vittima sacrificale. "Ma bisogna andare oltre la trama. Il realismo è abolito da questa messinscena. Ci troviamo - afferma il regista Piero Maccarinelli - in un non- tempo, in uno spazio tutto mentale, un balletto onirico in cui anche i personaggi sono pure funzioni: Moosbrugger rappresenta il groviglio della psiche umana; Clarisse incarna l'intelletto; il Secondino la fiducia nella legge. Come in una grande lanterna magica - prosegue il regista - argomenti e situazioni si deformano a seconda delle angolazioni che assume la luce, riflettendosi". Il cortocircuito psicologico domina nella regia frammentata, che esalta le cesure brusche e nelle altre scelte artistiche. La scena, curata da Leonardo Scarpa, è un luogo nudo e incorporeo una livida pedana in ferro reclinata, con sbarre frontali a delimitare il palcoscenico: lo scheletro di una cella che imprigiona lo "scheletro" di un uomo condannato. I costumi di Elena Dal Pozzo evocano una dimensione irreale. Le musiche di Paolo Temi alludono al cervello di Moosbruqqer e procedono per accostamenti estremi, contraddittori, citando brani celebri in chiave ironica e stravolta.