Comp. Diablogues/Le Belle Bandiere
Teatro degli Incamminati
presentano

IL MERCANTE DI VENEZIA
di William Shakespeare

con
ELENA BUCCI
STEFANO RANDISI
MARCO SGROSSO
ENZO VETRANO

e con
Antonio Alveario, Andrea Benedet,
Giuseppe Calcagno, Cinzia Dezi,
Beatrice Santini

regia
Elena Bucci, Stefano Randisi,
Marco Sgrosso, Enzo Vetrano


luci Maurizio Viani
scenografia Carluccio Rossi


Dopo Pirandello e Molière, Shakespeare. Concludiamo la nostra trilogia di "rilettura" di alcuni grandi classici del teatro con Il mercante di Venezia, una delle opere scespiriane più ambigue e intriganti. Come Il berretto a sonagli e Anfitrione ancora una tragicommedia in cui si fondono farsa ed elegia, e dove si scontrano due universi paralleli le cui identità appaiono mutevoli... Se in Pirandello era il confronto tra ragione e follia e in Molière/Plauto/Kleist il conflitto tra umano e divino, tra realtà e apparenza, in questo Shakespeare si contrappongono un mondo arcaico e favolistico, sprofondato in un clima da romanzo cavalleresco e simboleggiato da un luogo mitico e irreale come Belmonte e il nuovo mondo, pratico e affaristico, fondato sul dominio del denaro e rappresentato da Venezia, città per eccellenza dei mercanti. A Venezia fa capo l'intreccio del sanguinario contratto tra l'usuraio ebreo Shylock - figura memorabile alimentata da una sete inestinguibile di vendetta, intesa come unico possibile strumento di riscatto per gli affronti subiti in ragione della sua "diversità" - ed il mercante Antonio - uomo "moderno" animato da nobili sentimenti eppure afflitto da una inesauribile malinconia esistenziale. Belmonte, per contro, è luogo sospeso in cui, in un clima da Mille e una notte, si sviluppa la vicenda delle nozze di Porzia, maga-regina a metà tra una crudele Turandot e una novella Ginevra. Anello di congiunzione tra questi due universi destinati ad incontrarsi e a deflagrare, è Bassanio - ambiguo gentiluomo squattrinato - che è causa dell'infido contratto che lega la carne di Antonio all'odio di Shylock e al tempo stesso sposo "predestinato" di Porzia. Sarà lui che, attraverso il superamento della prova degli scrigni, compirà una sorta di percorso iniziatico che lo accomuna in qualche modo alle figure degli antichi cavalieri medievali. Netto, e apparentemente insanabile, appare il contrasto tra le divergenti passioni assolute: quella bassa e terrena che alimenta l'interesse materiale e l'astio di Shylock, e quella alta e disinteressata esplicitata dai sentimenti di Antonio e di Porzia, involontari rivali nell'amore per Bassanio. Eppure una vena di umanità e un'istanza di giustizia giunge dal perseguitato Shylock, a turbare la limpidezza di un giudizio che non può che essere di condanna per i suoi misfatti, e gli stessi Antonio e Porzia, nell'assoluto rifiuto del male in ogni forma si presenti (ma è poi sempre un "diverso" il latore di questo "male"...) rischiano di travolgere anche i più elementari princìpi di pietà e rispetto dell'altro. E' nella grande, feroce, teatralissima scena del processo che avviene la deflagrazione dei due mondi, quando si rivelano i contrasti e si esplicita la profonda ambiguità dell'opera. Il mondo reale diventa davvero "palcoscenico" in cui ognuno deve recitare il suo ruolo, mentre Porzia, attraverso il suo travestimento ingannevole, si svela quale grande mistificatrice, arbitra di destini e dispensatrice di premi e castighi, autentico Deus ex machina di una vicenda che procede tra illusioni e beffe, tradimenti e inganni, burla e tragedia. Attraverso questa mutevolezza continua e inafferrabile, quel mondo che appare nettamente distinto in buoni e malvagi, innocenti e colpevoli, eletti e reietti, si svela per quello che è: relativo, fragile e precario, come tutte le certezze presunte e come la stessa condizione umana, ed emerge al di sopra di tutto la grande, profonda necessità del perdono e della tolleranza che tutta la vicenda sembra costantemente e ostinatamente rifiutare. Si conclude con questo testo un ciclo di spettacoli che hanno ottenuto risultati molto lusinghieri e che sono nati da una inedita collaborazione artistica di quattro personalità diverse anche se legate da grande affinità e comunanza di intenti. Il percorso produttivo, realizzato insieme al Teatro de Gli Incamminati di Milano e al Teatro Comunale Ebe Stignani di Imola, è stato lungo e sempre preciso: dalla scelta degli Autori alla costruzione della drammaturgia, dall'impostazione della regia alla guida degli attori nella ricerca dei personaggi - lavoro a volte di gruppo, a volte di reciproco scambio - dalla cura nella scelta delle soluzioni visive e scenografiche (quasi un parallelo percorso drammaturgico), alla realizzazione concreta di ogni singolo passaggio, tutto sempre con passione e reciproca fiducia, per capire e superare insieme problemi e difficoltà.
Elena Bucci, Stefano Randisi, Marco Sgrosso, Enzo Vetrano