Argot Produzioni
presenta

GIULIO CESARE
o della congiura

da William Shakespeare
adattamento drammaturgico di Maurizio Panici

con
GIUSEPPE ARGIRO'
LEANDRO AMATO
EDOARDO SYLOS LABINI

regia
Maurizio Panici

scene e costumi Tiziano Fario
disegno luci Umile Vainieri
musiche Paolo Vivaldi


Ricollocando al centro l'operato individuale rispetto alla storia, questo "dramma romano" rappresenta un esempio di come l'invidia di Cassio, la problematicità di Bruto, o la stessa maestosità del ruolo di Cesare siano determinanti alla complessità della situazione storica e delle scelte conseguenti che la stessa impone. A partire da questa riflessione, questo Giulio Cesare si muove drammaturgicamente da un brusio indistinto fatto di voci, suoni e ossessioni al cuore di ognuno dei protagonisti, eliminando così ogni contesto storicizzante, isolando le ragioni di ognuno e riconsegnando la storia di un gruppo di uomini travolti dalle invidie, vinti dalle certezze, contagiati dalla crudeltà e dal caos, intrisi di furore e di tensione insopportabile mai acquietata se non di fronte alla morte.

Shakespeare fa delle tragedie un condensato delle cronache regali e sottopone la storia a un processo di assolutizzazione che ne svela l'immutabile meccanismo. La Storia è personale, ha nomi e pochi protagonisti, raramente vi fa la sua comparsa il popolo. Nell'adattare il testo shakesperiano e quindi nell'elaborare l'idea di regia ho seguito la strada della sottrazione. Ho quindi alleggerito la struttura drammatica originaria, riducendo di conseguenza il numero dei personaggi, ed eliminato il contesto storico e politico, per porre al centro del lavoro l'azione, le passioni e le emozioni di ogni singolo personaggio. Ricollocare "al centro" l'operato individuale mi ha permesso di avvicinarmi alla parte più profonda e oscura dell'animo umano, di sondarla e di fare emergere per tale via tutta la modernità insita nel testo shakesperiano. Da un brusio indistinto, fatto di voci, suoni e ossessioni emergono i protagonisti, uomini travolti dall'invidia, vinti dalle certezze, contagiati dalla crudeltà e dal caos, presi da una tensione insopportabile che può placarsi solo con la morte. I personaggi si stagliano con chiarezza in un luogo formalmente semplice e rigoroso, con forti richiami alla classicità, un luogo che racchiude un universo fatto di luci e ombre, dove la minaccia e l'inquietudine aleggiano continuamente. Questo universo mentale, evocato da un paesaggio sonoro ricco di suggestioni, prende la forma di un grande gioco di tattica e strategie, nel quale le parole hanno il potere di muovere all'azione e l'andamento dei pensieri si fa musica. Gli attori diventano così ''strumenti" della parola che, sola e libera da ogni inessenziale orpello, distilla significati "alti", con continui affondi retorici e scatti emotivi. Da qui la scelta di ispirarsi al mondo della scherma - rievocato anche nei costumi - in cui vigono regole di comportamento e un senso "nobile" dell'onore. La storia di Cassio, Bruto, Antonio e Ottaviano, diventa esemplare della storia di ogni singolo individuo, in ogni tempo, perché è difficile sottrarsi a passioni ancestrali ed emozioni violente quando si è forniti di "carne e sangue e dotati di intelletto" come Shakespeare fa dire a Giulio Cesare nel suo ultimo monologo. In questo senso il "Giulio Cesare" è l'opera più vicina alla tragedia greca, perché va al cuore stesso del senso tragico e ne rivela il significato. Lo spettacolo, prendendo spunto da queste riflessioni, punta a essere una analisi emozionale/emozionata dei protagonisti e della esemplarità del loro ruolo e condizione e sceglie la via "antropologica", che d'altronde lo stesso Shakespeare indica, per una analisi profonda dell'animo umano. Uno spettacolo questo dove il "calore dei corpi" si raffredda e si stempera nell'esercizio verbale/mentale dei protagonisti.
Maurizio Panici

Note sulla musica
La colonna sonora è stata concepita e strutturata da Paolo Vivaldi come lo "score" di un film dove i temi, gli spazi sonori e le assonanze e dissonanze timbriche tendono ad evocare e a dare profondità alle più segrete suggestioni emotive e psicologiche del testo. In questo paesaggio sonoro, alle melanconie e regalità della viola da gamba (suonata da Paolo Pandolfo) fanno eco le percussioni persiane Zarb e Daf (Mhosen Kassirosafar e Simonetta Imperiali), la voce indiana di Francesca Cassio e l'asprezza dell'Ud, il liuto arabo di antichissime origini. La contaminazione di vari timbri e mondi musicali è legata da un tessuto orchestrale di archi sospesi ispirati alla scrittura di Bernard Herrmann, noto compositore di Hitchcock, che rimanda a situazione di suspance e tensione. Così il tradimento, la menzogna e il sospetto si insinuano in ogni gesto, percorrono ogni frase e le profondità sonore amplificano il mondo psicologico di tutti i personaggi.
Paolo Vivaldi