Arca Azzurra Teatro
Festival d'estate a Radicondoli
presentano

BOTTEGAI
un delirio, una riflessione, una confessione
tre monologhi di Ugo Chiti
RUTILIO - SILVANA - LA PORCILAIA

con
MASSIMO SALVIANTI
LUCIA SOCCI
ANDREA COSTAGLI

regia
Ugo Chiti

scene Daniele Spisa
costumi Giuliana Colzi
luci Marco Messeri


Tre monologhi che si accostano assieme seguendo l'apparente logica di un divertito passaggio temporale. Tre storie scritte in tempi diversi, per occaisoni diverse che rivelano un legame reciproco, una serie di punti comuni, una sorta di comune ribaltamento delle convenzioni. Così la parola "Bottegai", questo dispregiativo, questo termine assolutamente offensivo, diventa, nel designare i tre protagonisti delle storie una specie di affettuoso epiteto, pieno di malinconia umanità in Silvana e in Rutilio, e di ingenuo, stupefatto smarrimento de La Porcilaia.

Rutilio Canova: un delirio
E' un libero adattamento da un racconto di Cicognani, un bozzettone grottesco, tutto impastato di echi vernacolari che, oltre a Cicognani, tiene presente certi divertiti sarcasmi di A. Palazzeschi.. In un paesaggio di inizi secolo, una Firenze da immaginare come la più convenzionale foto dei Fratelli Alinari, si consuma l'ossessione di un ricco bottegaio, la smania di esibire un figlio studioso, un intellettuale che riscatti la "dannazione della bottega". Le tragiche e ridicole smanie di Rutilio Canova hanno radici letterarie riconoscibili nella "poetica dei buffi" ma nello stesso tempo attengono ad un sinistro ed acre umore popolare.
Silvana: una riflessione

Silvana è un personaggio che si pone al centro di un paesaggio storico ben precisato. Figlia e soprattutto moglie di un bottegaio, Silvana, persa in una quieta agonia, ripercorre la vita dall'infanzia alla maturità registrando, con accenti appena rancorosi, le ritualità, i comportamenti e le mutazioni avvenute in un arco di tempo che va dagli anni cinquanta alla fine degli anni ottanta. Silvana sfiora la "storia" con parole spesso sorridenti e spesso deluse. Silvana è un corpo sospeso che naviga ormai in "altre acque", uno sguardo distaccato e amorosamente feroce, lo sguardo di chi si appresta a relativizzare i "furori" della vita.
La Porcilaia: una confessione
Forse non a caso, in questo breve monologo, manca il nome proprio del personaggio. Ci troviamo davanti ad un "igienico", giovanissimo uomo di oggi, una specie di creatura sconosciuta eppure terrestre, banale, monocorde nell'esposizione fredda dei fatti. Il protagonista di La porcilaia è un piccolo imprenditore preoccupato di prendere tutte le distanze dalle radici come da una tradizione famigliare per essere più riconoscibile nella "genetica" di una società omologata e omologante. La piattezza della sua confessione s'incrina quando è raggiunto da "un elemento oscuro" qualcosa di incomprensibile per i suoi gelidi e robotici occhi che non sanno più riconoscere la sospesa presenza del mito.