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Arca
Azzurra Teatro
Assessorato alla Cultura e Spettacolo del Comune di Prato
in collaborazione con
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
presentano
LA
CENA DELLE BEFFE
libero adattamento di Ugo Chiti
da "La cena delle beffe" di Sem Benelli
con
MARCO NATALUCCI, MASSIMO SALVIANTI,
LUCIA SOCCI, GIULIANA
COLZI,
ANDREA COSTAGLI,
DIMITRI FROSALI, ILARIA CRISTINI, MAURIZIO LOMBARDI,
FRANCESCO MANCINI, ALESSIO VENTURINI
regia
Ugo Chiti
scene Daniele Spisa
costumi Giuliana Colzi
luci Marco Messeri
suono Roberto Nigro
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"…Abbiamo apparecchiato
per amici ma verranno nemici…" e due acerrimi nemici arrivano in casa
del Tornaquinci. Neri e Giannetto, due "perfetti" contrari… . Una coppia
quasi involontariamente risibile nel forsennato esercizio di mostrare,
l'uno all'altro, quanto sono contrari. Per primo arriva Giannetto ancora
febbricitante per le feroci pugnalate inferte dal nemico Neri, nel "tenerume"
dei glutei. Un'ombra persa tra le pieghe di un mantellone rosso sangue…
. Poi arriva Neri che arrogante e spavaldo ostenta la sua iconografia
di maschio a tutto tondo contro una parete di rose. Con Neri arrivano
anche le altre due pedine di morte, il tormentato Gabriello e quella
"vaga farfalla notturna" di Ginevra. Ora che tutti hanno il loro posto
a tavola la cena delle beffe inizia come un torneo cavalleresco, dove
Neri e Giannetto gareggiano in odio e sarcasmo, gigioneggiando in patologie,
smarrimenti, sfide e esibizioni, che sono arpeggi velenosi tra due "caratteri"
fortemente teatrali. Ma Neri e Giannetto sono contrari solo all'apparenza.
Nel divenire della storia si sgrezzano i caratteri primari e si assottiglia
la linea di demarcazione che li separa. Spesso i due protagonisti ambiguamente
si sfiorano in un specularità sfuggente, quasi fosse un occulto desiderio
d'invertire le posizioni, una chimica "mutabile" che rende Neri e Giannetto
un'esemplificazione "popolaresca" della difficoltà di definire i territori
del bene e del male. La riscrittura non tiene presente la ritmica del
"verso drammatico" di Sem Benelli, sostituisce l'endecasillabo con un
dialogo che rispetta parzialmente il testo originale, ma nello stesso
tempo funziona come una specie di "traduzione". Questa manipolazione
drammaturgica contiene, implicitamente, anche un giudizio critico sui
personaggi: non a caso Neri e Giannetto, dopo tanto duellare attorno
alla fortezza dell'odio reciproco, crollano smarriti e sfiancati l'uno
davanti all'altro. Tutti e due sconfitti, tutti e due desiderosi e incapaci
di uccidersi, perché senza più l'armatura ottusa dell'essere nemici
e contrari si riconoscono forse tragicamente, eguali e indecisi su quale
"baratro" precipitare.
Ugo Chiti
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