La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
Mercadante - Teatro Stabile di Napoli
con il sostegno del Comune di Napoli
e della Regione Campania
presentano



NAPOLI MILIONARIA!
di Eduardo De Filippo

con
LUCA DE FILIPPO
MARIANGELA D'ABBRACCIO

e con
Gigi Savoia
Tullio Del Matto
Isabella Salvato

regia
Francesco Rosi

scene e costumi Enrico Job
datore luci Luraj Saleri


Il progetto
Da due anni sto lavorando al progetto, reso di drammatica attualità dai terribili avvenimenti di questi giorni, di riproporre "Napoli Milionaria!", di Eduardo De Filippo, affidandone la messinscena ad uno dei più grandi registi contemporanei: Francesco Rosi, il quale, come lo stesso Eduardo, ha sempre affrontato con impegno civile e morale, i grandi temi della nostra storia. La commedia, in cui sono esaltati quei valori quali la famiglia, l'onestà e la solidarietà umana, che oggi come allora è necessario recuperare, racconta il disfacimento morale e la disgregazione sociale di un popolo quale tremenda conseguenza degli orrori della guerra e fu rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli nella primavera del 1945.
Luca De Filippo

Note di regia
Luca De Filippo mi ha proposto di mettere in scena "Napoli Milionaria!". Senza neanche pensarci, ho detto subito di sì. Sono quarant'anni che non facevo teatro, ma non ho avuto esitazione lo stesso, anche se con una certa trepidazione per il ritorno a un mestiere di cui avevo interrotto da tempo la pratica e per la responsabilità di riproporre una commedia storica, un grande testo che ha segnato in teatro la nascita del neorealismo. Il 25 marzo del 1945, mentre nell'Italia del nord, si combatteva ancora, al Teatro San Carlo di Napoli, in una mattinata di beneficenza a favore dei bambini poveri della città, Eduardo presentava per la prima volta "Napoli Milionaria!". "Poche settimane dopo la liberazione mi affacciai al balcone della mia casa di Parco Grifeo, e detti uno sguardo al panorama di questa città martoriata: allora mi venne in mente in embrione la commedia e la scrissi tutta d'un fiato, come un lungo articolo sulla guerra e sulle sue deleterie conseguenze". Qualche tempo dopo, il 24 settembre 1945, al Teatro Quirino di Roma viene proiettato per la prima volta "Roma città aperta" di Roberto Rossellini. Il teatro e il cinema italiani raccontano al mondo, mentre ancora avvengono, gli avvenimenti drammatici che sconvolgono il Paese: fanno così diventare Storia le sofferenze e le speranze della gente. È il "neorealismo", il movimento creativo etico che coglie il senso profondo dei fatti e chiama a farne partecipi gli spettatori, coinvolgendoli in un progetto di risorgimento materiale e morale della società. La determinazione a resistere e a combattere fascismo e nazismo in nome dalla libertà, nel film di Rossellini; il diritto a vivere, nel dramma teatrale, il diritto di esistere anche in maniera "vergognosa", al quale Eduardo oppone i valori fondanti della vita: l'amore, la famiglia, l'onestà, la solidarietà, il rispetto della legge, valori eterni che le guerre travolgono, ma non solo le guerre, quando corruzione, degrado morale, criminalità, smodata avidità di danaro e di potere, prevalgono sul diritto nel mondo a vivere secondo giustizia, e senza discriminazioni. Credo sia chiaro perché ho detto subito di sì a Luca, e perché mi accingo a questa impresa con la trepidazione di chi è consapevole di confrontarsi con una grande opera del pensiero e dello spettacolo.
Francesco Rosi

Intervista con Eduardo su Napoli milionaria!
Allora, quando la scrissi, Napoli milionaria! rispecchiava un sentimento che io avvertivo profondamente, e che volevo comunicare. Gli orrori della guerra non dovevano essere dimenticati: era il momento di iniziare la ricostruzione, non soltanto del paese distrutto dai bombardamenti, ma soprattutto degli uomini, della loro coscienza. Il passato non doveva essere cancellato, ma scolpirsi nella mente e nel cuore di tutti, diventare un monito per l'avvenire. Due battute di Gennaro danno la chiave di tutto il discorso: "La guerra non è finita" e "Ha da passà 'a nuttata". Volevo dire che c'erano ancora da combattere nemici interni, come il disordine, la violenza, la corruzione, e arrivare così, dopo tanti giorni bui, a costruire tutti insieme un paese nuovo, autenticamente democratico, in cui tutti avessero il giusto, dove il potere operasse alla luce del sole, senza intrighi e senza arroganze... Era un messaggio profondamente ottimistico, un appello agli uomini di buona volontà a lavorare tutti insieme per un futuro diverso e migliore. E rispecchiava un sentimento comune, un qualcosa che era nell'aria, che si sentiva. In quei giorni, nei giorni della liberazione, la gente ti incontrava per strada e ti salutava e ti abbracciava, anche gli sconosciuti, e pareva davvero che fosse nata una nuova fratellanza, che gli uomini fossero cambiati, fossero diventati più buoni. E c'era in tutti una grande ansia di fare... Napoli milionaria!, che pure racconta una storia triste e amara, come triste e amaro era stato quello che avevamo vissuto, è la commedia della grande speranza, una speranza che è andata ben presto distrutta, di fronte alla caduta di tutte quelle che erano state le illusioni di allora.
Brani dall'intervista raccolta al Teatro Eliseo di Roma nel giugno 1976, tratta dalla prefazione all'edizione di "Napoli Milionaria!" Giulio Einaudi Editore - Letture per la scuola media

Napoli '45: la prima al San Carlo
Il 25 marzo 1945, alle ore sedici e trenta, in un silenzio teso, si alzò il maestoso sipario del San Carlo. A Napoli la guerra era finita da un pugno di mesi, ma i tedeschi erano ancora dalle parti di Firenze. Le sale erano requisite ed Eduardo aveva ottenuto il teatro per una sola rappresentazione a beneficio dei bambini poveri. La platea era piena. I professori d'orchestra, per assistere allo spettacolo, s'erano infilati nel golfo mistico allungando il collo per guardare dal basso gli attori. Il grande palcoscenico, ridotto a metà e stretto in proporzione, dava un eccellente risultato sia dal punto di vista della concentrazione dell'azione, che dell'acustica. "Arrivai al terzo atto con sgomento" ricorderà Eduardo. "Recitavo e sentivo attorno a me un silenzio assoluto, terribile. Quando dissi la battuta finale e scese il pesante velario, ci fu silenzio ancora per Otto o dieci secondi, poi scoppiò un applauso furioso, e anche un pianto irrefrenabile. Tutti avevano in mano un fazzoletto, gli orchestrali che si erano alzati in piedi, i macchinisti che avevano invaso la scena, il pubblico che era salito sul palco. Tutti piangevano e anch'io piangevo, e piangeva Raffaele Viviani che era corso ad abbracciarmi. Io avevo detto il dolore di tutti". …Dopo la prima, la critica napoletana fu tutta favorevole, tranne qualcuno che avrebbe preferito "un Eduardo meno sentenzioso". Una settimana dopo al Salone Margherita di Roma, ottenne un coro di lodi. Ma fu l'autore stesso ad attribuire alla commedia, da subito, quel valore di "manifesto" di una nuova arte, di rappresentazione poetica di un momento storico, che col tempo si rafforzerà sempre di più. La sera del debutto romano, 31 marzo 1945, compì un gesto molto significativo. Prima dello spettacolo uscì in palcoscenico e disse: "Ogni anno di guerra, signore e signori, ha contato come un secolo della nostra vita di prima. Davvero non è più il caso di tornare a quelle vecchie storie. La commedia di stasera ha un primo atto che si riallaccia a quel genere: le conseguenze della guerra viste attraverso la lente della farsa. Ma dopo statevi attenti, è il dopo che importa!"
Da Vita di Eduardo, di Maurizio Giammusso, Arnoldo Mondadori Editore