Teatro Metastasio Stabile della Toscana
in cooproduzione con
Teatro Stabile Sloveno di Trieste
presentano



NO MAN'S LAND
di Saverio Veronesi
dal film di Danis Tanovic

con
MARCO BALIANI
FERNANDO MARAGHINI
LUCKA PPOCKAJ

regia
Massimo Luconi

scene Mariangela Capuano
costumi Paola Marchesin
musiche originali Mirio Cosotitni


No Man's land è il termine militare usato per indicare il territorio compreso fra due opposte trincee, che può essere di ampiezza variabile, secondo le strategie, i fronti, le caratteristiche del territorio. I soldati sono solo raramente coinvolti in questo spazio, ma possono attraversarlo per operazioni di penetrazione nel fronte nemico, sabotaggio, spionaggio. Il No man's land è spesso pieno di attrezzature militari rotte o abbandonate e, dopo attacchi su larga scala, è disseminato di corpi.
(Dal dizionario militare americano)

La storia - il tema
Denis Tanovic, il giovane regista di Sarajevo, impegnato come documentarista al fronte durante la guerra, acclamato vincitore dell'oscar 2002 per il miglior film straniero, spiega così le motivazioni del suo lavoro: Volevo raccontare una piccola storia che si svolgesse in uno spazio e in un tempo ridotti. Soprattutto non volevo filmare un 'epopea, non volevo fare un film di guerra classico, perché la guerra è molto lontana da quello che si vede in questo genere di film. La guerra è uno stato dello spirito. Non è il rumore delle armi che mitragliano o delle pale di un elicottero sopra la testa, anche se è anche questo. La guerra è quello che c'è nella testa quando la si vive, e quello che ci resta negli anni successivi. E' questo che ho cercato di far sentire. Volevo anche mostrare il comportamento delle diverse parti nella vicenda bosniaca: un comportamento vergognoso. E questo ancora oggi, quando le potenze occidentali pretendono di aver salvato il paese rifiutandosi del tutto di vedere ciò che succede veramente. Mi sono cioè attenuto a questa nozione di No man's land, che mi è sembrato simbolizzasse perfettamente quello che ha vissuto la Bosnia. Mi sono sforzato di concentrare tutta l'azione del film fra queste due linee del fronte. Ed è in questo modo che sono arrivato all'immagine finale del bosniaco che resta solo nella trincea, sdraiato su una mina che salterà al primo movimento. Un 'immagine di cui sono fiero, perché rappresenta in modo molto preciso ciò che mi sembra sia la situazione della Bosnia oggi.

Lo spettacolo
II Teatro Metastasio dedica alla riflessione sul tema della guerra e all'impegno civile un progetto articolato, con produzioni e ospitalità, nel quadro dei suoi programmi triennali (2003/2005). La sceneggiatura del film di Tanovic ha offerto in questa direzione un eccezionale materiale di lavoro: il carattere "claustrofobico" e fortemente emblematico della situazione insieme alla vena ironica e dissacrante la rendono fortemente teatrale, con scansioni narrative di grande forza espressiva e con un impianto drammaturgico quasi beckettiano. In questo senso la terra di nessuno è un non luogo da dove si cerca di uscire con un movimento peristaltico tipico dei personaggi beckettiani, sospesi nel limbo e nella ineluttabilità della loro esistenza. Con Sandro Veronesi abbiamo cercato di lavorare proprio su questo senso assurdo, tragicomico e terribilmente vero della guerra civile fra fratelli (i due protagonisti appartengono a fronti avversi che si odiano e si uccidono, ma a un certo punto della loro convivenza forzata dentro la trincea, quando sembra che possano pacificare gli odi tribali, scoprono di avere avuto la stessa fidanzata). No man's land mi ha affascinato e commosso per la forza simbolica e il valore esemplare di guerra assurda, mi ha provocato la rabbia verso il nostro presente, dove le guerre sono quasi sempre fratricide e materia di commercio mediatico; in questo senso No man's land è anche una storia sul volgare, cinico, onnipresente uso dei mass media. Già un grande capolavoro di Billy Wilder come L'asso nella manica aveva toccato l'agghiacciante arrivismo dei cacciatori di scoop, ma penso che solamente in questo periodo storico ci rendiamo pienamente conto della cappa di imbrogli e di mistificazioni che avvolge le guerre "giuste" e gli interventi di pace delle cosiddette nazioni civili; forse per la prima volta, la guerra nell'ex Jugoslavia, a due passi da noi, ci ha fatto sentire fragili e smarriti in una terra di nessuno dove l'ordine e la verità sono solamente quelli della televisione e dei giornali. Una delle caratteristiche di Non man's land è anche la capacità di ridere della tragedia con un humour tipicamente balcanico, dissacrante e acre di chi come Tanovic ha vissuto la guerra dall'interno, un'ironia lontana da quella inglese ma anche dalla nostra cultura ridanciana: si ride in maniera irresistibilmente grottesca, quando il riso è la scappatoia assolutamente indispensabile per sopravvivere. Si ride come in Beckett dell'assurdità di una situazione impossibile a cambiare, dove Godot non arriva mai e se arriva ha le sembianze di un insulso e tronfio colonnello delle forze internazionali di pace. Attorno ai tre personaggi "prigionieri" nella terra di nessuno, ruotano grottesche e vuote figure di varie nazionalità (chiara la critica al ruolo delle potenze occidentali nel conflitto serbo bosniaco), come un sergente francese, uno sminatore tedesco, un colonnello inglese e una cinica giornalista d'assalto americana che cerca lo scoop e che in diretta dal fronte (quante dirette abbiamo visto su tragedie più o meno annunciate!) racconta con enfasi la storia di questi tre uomini abbandonati in mezzo a un conflitto senza fine. Sono rare le storie di guerra che permettono senza retorica di focalizzarsi su personaggi "normali", calati in una situazione tragica e in un microcosmo limitato, la trincea, senza per questo essere minimalisti. No man's land ha due livelli di narrazione: l'assurda atrocità della guerra vista da dentro, con gli odi e le paura di che è condannato a uccidere o a essere ucciso, e il circo mediatico dei giornalisti e dei soldati delle forze di pace che si comportano come in set cinematografico, o studio televisivo, dove l'importante non è la vita o sopravvivenza reale dei personaggi, ma le esigenze di copione e gli indici di ascolto. In quest'ottica si è stabilito l'incontro con il Teatro Stabile Sloveno di Trieste, che partecipa alla produzione con alcuni attori e contribuirà alla presentazione dello spettacolo nell'ambito di alcuni festival dell'ex Jugoslavia.
Massimo Luconi

Si prenda Samuel Beckett {Aspettando Godot, Giorni Felici, Finale di Partita) e lo si chiami A; si prenda Quentin Tarantino (Le Iene, Pulp Fiction, Jackie Brown) e lo si chiami B; si tenda una corda tra A e B; si prenda il punto medio della corda AB, e lo si chiami T: quello è Tanovic. Con un compasso si faccia centro in T e si disegni un cerchio avente per raggio TA (o TB, che è uguale); si riempia il cerchio con una buca nel terreno, una guerra fratricida, due fratelli-nemici, un morto che non è morto, una mina balzante sotto di lui (che se si alza esplode, e lui diventa morto per davvero, e anche gli altri), i caschi blu, gli ufficiali, le armi, gli artificieri, gli elicotteri, i giornalisti televisivi, l'opinione pubblica, le risoluzioni dell'ONU, le carriere, gli scenari internazionali e la fotografia di una donna; si infili tutto quanto dentro la buca. Bum. Quello è "No Man's Land.
Sandro Veronesi