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Cristina Pezzoli nella seconda parte della stagione curerà la regia,
con un cast in via di definizione ma che si annuncia importante, del
testo di Sonia Antinori, mai rappresentato finora nonostante il Premio
Riccione del 1995 vinto con la seguente motivazione: "Per la potenza
con cui sa crearci, grazie ad avvolgenti dialoghi densi d'immagini,
il senso di uno sradicamento che va al di là dei suoi imprevedibili
personaggi, scolpiti nella pietra con una lineare e personalissima capacità
di sintesi. In una livida Germania fassbinderiana, crocicchio dei problemi
d'identità di questo cinquantennio, non è solo un rapporto assistenziale
di vicinato che degenererà in violenza, a far accostare un quartetto
famigliare di immigrati lituani e la solitudine della vedova di un defunto
gerarca nazista, persa in una smemorata follia; i differenti regimi
repressivi da cui gli uni e l'altra sono usciti informano queste vite,
visitate dalla malattia e dalla diversità (e con maggiore evidenza la
famiglia protagonista, tirannicamente dominata dall'ignoranza di una
madre, che vincola i propri congiunti ad una regressione impotente).
Armata di un'inventiva ricerca linguistica, la fosca pièce - che non
nasconde le parentele con la drammaturgia delle ultime generazioni tedesche
- si avvale di un'insinuante penetrazione psicologica e di una precisa
configurazione ambientale, senza sottrarre al luogo e ai personaggi
le valenze di una più ambiziosa rappresentatività. Accanto all'odio
che unisce queste povere esistenze, germina tra le vittime una tenerezza
pietosa che conduce alla complicità; ma la liberazione finale dei figli,
i due giovani ex-lituani, da un mondo che rifiuta ogni integrazione
nel nome di antiche pesanti ipoteche, dovrà passare attraverso l'incesto
e il delitto, oltre che per la negazione della famiglia e cercare una
possibile sopravvivenza all'esterno, nella durezza delle nuove realtà,
a prezzo della dispersione reciproca. Così intenso nel catturare nella
sua soffocante atmosfera Il sole dorme, testimonia il talento di una
autrice giovane e motivata, consapevole che per avere un futuro il teatro
deve prescindere dai sentieri omologati e dalla resa al consenso. "La
giuria: Franco Quadri (presidente), Umberto Albini, Alessandro Baricco,
Giuseppe Bertolucci, Piera Degli Esposti, Maria Grazia Gregori, Enzo
Moscato, Luca Ronconi, Renzo Tian.
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