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La scena si svolge in un soggiorno di una casa di vacanze al mare in
un luogo imprecisato dell'Italia centro-meridionale. Protagoniste due
donne sui 63/64 anni, che per tutto lo svolgimento della storia resteranno
in camicia da notte e non riusciranno mai ad uscire dall'appartamento,
ogni scusa sarà buona per cambiare discorso e ritardare l'uscita di
casa.
Note di regia
L'occasione di portare in scena Vecchie nasce dall'incontro con
Cristina Pezzoli, direttrice artistica dell'Associazione Teatrale Pistoiese,
e rappresenta per me una grande opportunità di sviluppare, in un diverso
contesto, un progetto nato per il cinema; il passaggio al palcoscenico,
del resto, è stato naturale e coerente con l'impostazione che ha generato
la creazione dell'opera filmata basata sulla continuità temporale e
ambientata in un unico spazio sospeso, rarefatto. L'oscillazione costante
fra i diversi registri del racconto corrisponde a una messa in scena
giocata, oltre che sulla recitazione, sul colore: il bianco come sospensione
dell'atmosfera, rimando alla luce estiva di un imprecisato soggiorno
di casa al mare; il nero che delimita i corpi, elemento di inquietudine
e paura. La rappresentazione del corpo dell'attrice (sempre in camicia
da notte - bianca) è basata su una scelta figurativa che non sempre
lo rende visibile: un sezionamento che rimanda in modo problematico
alla questione dell'identità e della completezza. Il luogo della rappresentazione
(il teatro) ha suggerito di sostituire il taglio dell'inquadratura cinematografica
con i tagli di luce che disegnano e determinano i confini in cui i corpi
si iscrivono. In teatro ho così avuto modo di ampliare - con il concorso
di luci e scenografie pensate appositamente per la scena - la ricerca
espressiva nata e stimolata dall'incontro con le attrici Barbara Valmorin
e Maria Grazia Grassini (coautrici del testo). Il tempo sospeso nel
racconto si può così amplificare ancora di più valorizzando il grande
talento delle interpreti che mi danno modo di portare in scena una storia
che considero necessaria e urgente, metafora di un tempo confuso, agitato,
conflittuale, nel quale ognuno di noi vive.
Daniele Segre
Il film di Daniele Segre è stato presentato all'ultima Biennale
del Cinema di Venezia 2002 nella sezione "Nuovi Territori". Successivamente
ha ottenuto importanti riconoscimenti al prestigioso Festival del Cinema
Italiano di Annecy che si è tenuto nello scorso ottobre nella cittadina
francese dell'Alta Savoia: Premio "CICAE" per il miglior film di qualità
e il Premio per la migliore interpretazione femminile delle due interpreti
Maria Grazia Grazzini e Barbara Valmorin
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