Teatro Stabile di Bolzano
presenta


CIO' CHE NON SI PU' DIRE
IL RACCONTO DEL CERMIS
di Pino Loperfido
premio Bolzano Teatro 2001

con
ANDREA CASTELLI

regia
Paolo Bonaldi


L'impegno per la nuova drammaturgia da parte dello Stabile di Bolzano è ormai noto da anni. Questo perché si ritiene fondamentale che il sistema teatrale riesca in qualche modo a verificare la propria capacità di rappresentare e interpretare la realtà, le problematiche ed i diversi linguaggi di una società complessa in continuo e rapido mutamento. In quest'ottica s'inserisce alla perfezione il testo vincitore dell'ultima edizione, la quinta, del Premio Bolzano Teatro promosso nel 1993 dal Teatro Stabile di Bolzano in collaborazione con il quotidiano Alto Adige e la sede Rai di Bolzano, con l'intento di incentivare la drammaturgia contemporanea. Ad aggiudicarsi la vittoria del Premio Bolzano Teatro 2001 è stato il giovane Pino Loperfido nato a Milano ma di origini pugliesi e residente, per lavoro, in Trentino. Con "Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis" Pino Loperfido ha interpretato al meglio il bando dell'importante Premio trattando un tema di cronaca con grande umanità. L'autore, come sottolineato dalla giuria del Premio (Presidente Giuseppe Negri, Marco Bernardi, Massimo Bertoldi, Paolo Bonaldi, Ennio Chiodi, Eugen Galasso e Umberto Gandini). "ha infatti descritto con distacco critico, ma anche con forte coinvolgimento emotivo una delle tragedie più gravi tra quelle che hanno colpito la nostra terra in questi anni". I fatti del 3 febbraio del 1998, quando un aereo Prowler della base americana di Aviano tranciò di netto i cavi della funivia del Cermis facendo precipitare nel vuoto una cabina e causando la morte delle venti persone che erano a bordo, hanno colpito così profondamente l'autore che proprio attraverso la scrittura ha sentito la necessità di fare qualcosa: di denunciare, con una forma teatrale come quella del monologo e con un intreccio linguistico e metà tra l'italiano e il dialetto, una tragedia di queste proporzioni che ha scosso l'opinione pubblica internazionale. Loperfido ha seguito la vicenda, l'evolversi delle indagini, le testimonianze, si è fatto una cultura in tema di funivie, di storia della Val di Fiemme e successivamente ha scritto quella che lui stesso definisce "la cronaca romanzata di una tragedia'. La figura del narratore-attore è ispirata al manovratore superstite, quello della cabina soltanto sfiorata dal Prowler, e rimasta lì "appiccicata alla morte". L'aver intessuto la grande storia di una comunità con la piccola cronaca privata di un testimone / narratore ha permesso all' autore di dare vita ad un "racconto teatrale" allo stesso tempo semplice, coinvolgente e ricco di poetica umanità.