Progetto U.R.T.
Teatro Stabile di Genova
presenta



SCHWEYK
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
di Bertolt Brecht
traduzione di Emilio Castellani

con
JURIJ FERRINI, ALBERTO GIUSTA,
ORIETTA NOTARI, ALDO OTTOBRINO,

WILMA SCIUTTO
, ROBERTO SERPI,
MARCO ZANUTTO,
ANTONIO ZAVATTERI


regia
Jurij Ferrini

scene e costumi Valeria Manari
musica Andrea Ceccon
luci Sandro Sussi


Per un gruppo di attori "brechtiano" come il nostro incontrare l'artefice del teatro epico moderno è appassionante. Farlo con il prezioso aiuto del Teatro di Genova è ancora più stimolante. Perché per la prima volta un Teatro Stabile coproduce con un gruppo giovane autogestito; offre un sostegno economico e logistico indispensabile per rafforzare la capacità produttiva di quest'ultimo. Ecco cosa vuol dire sostenere il ricambio e l'innovazione…cosa vuol dire cercare di capire l'orientamento delle giovani generazioni ed aiutarle senza violentarne i contenuti. Ecco cosa si può fare per tenere desta la vivacità intellettuale del nostro paese. Tutto questo va detto. La mia generazione si troverà comunque un giorno fra le mani la responsabilità di tramandare le grandi parole dei classici ad una società sempre più mutevole e sfuggente; questa società vorrà un teatro che parli del presente; il nostro compito sarà non far rimpiangere il passato. Riproporre oggi le vicende di Schweyk nella seconda guerra mondiale significa innanzitutto confrontarsi con un personaggio nato nei primi anni del secolo scorso dalla penna del grande Jaroslaw Hasek. Il personaggio di Schweyk è l'anti-eroe per eccellenza, l'umile commerciante di cani, il buono, il semplice, l'oppresso, l'ottimista, il soldato fedele alla consegna, l'uomo che obbedisce minuziosamente, con tale entusiasmo che finisce per paralizzare il sistema. Brecht non avrebbe potuto resistere al fascino di questo emblema dell'antititanismo: egli prese in prestito non solo il protagonista ma buona parte della storia e degli altri personaggi per spostare il tutto nella seconda guerra mondiale. Con un risultato parodistico di eccellente valore: basti pensare alle tirate del logorroico Schweyk sulla eccessiva grandezza di Hitler o sulla inferiore abilità dei cani di razza rispetto ai "bastardini". Restituire oggi l'umorismo raffinato e intramontabile di questo straordinario personaggio significa proporre una comicità alta, equidistante dai luoghi comuni e dallo snobismo intellettuale. Ecco ciò che mi ha affascinato di questa commedia popolare. Oltretutto fa da sfondo all'epopea di questo personaggio la più assurda e atroce eredità del '900: la seconda guerra mondiale; con i miti della razza, lo sterminio sistematico degli ebrei e le guerre nazi-fasciste di aggressione ad altri popoli. Temi che la mia generazione ha conosciuto indirettamente ma i cui germi sono ancora oggi tristemente presenti. Basti pensare alla "pulizia etnica" perpetrata dal regime di Belgrado nella ex Jugoslavia. Ragionando sul settore musicale di quest'opera, Andrea Ceccon mi ha suggerito una riflessione importante : "…dai tempi di Kurt Weil, di Spike Jones si è perso l'artigianato musicale in favore della tecnologia sino ad arrivare oggi al suono digitale…allora occorreva una maggiore curiosità, una vera e propria ansia narrativa". Possiamo applicare lo stesso ragionamento al testo teatrale: rivisitare Brecht significa spostare la sua "ansia narrativa" nel mondo contemporaneo, un mondo paradossalmente a lui più congeniale, un mondo dove il tempo si è accorciato, dove il ritmo è sempre sostenuto. Un mondo nel quale il disincanto e la capacità critica degli spettatori a teatro è senz'altro accresciuta. Un mondo dove, peraltro, una visione manicheista non ha più alcun senso; dove il bene e il male si intrecciano, si confondono e mutano aspetto…lasciandoci ancora più sgomenti.