Nautilus Pictures
presenta



L'IMPROVVISAZIONE DI VERSAILLE
di Molière
traduzione e adattamento di Guglielmo Guidi


con
CORRADO TEDESCHI
CORINNE CLERY

e con
LUCIA CASSINI
FABRIZIO BARBONE

e con la partecipazione straordinaria di
MARCO MESSERI

regia
Guglielmo Guidi

scene Nincola Rubertelli
costumi Giusy Giustino
musiche Michael Nyman
coreografie Leontine Snell


A 36 anni trionfava sulla scena della capitale francese, sotto la protezione di Luigi XIV, Jean Baptiste Poquelin, meglio conosciuto come Molière. L'importanza di Molière, risiede essenzialmente nel fatto che egli riassunse l'esperienza del teatro comico italiano e in particolare della Commedia dell'Arte utilizzandone quanto vi era di più vivo e fecondo, per fondare la nuova commedia di carattere e di costume. Il suo genio comico lo portò spesso in conflitto con il benpensantismo ufficiale e al centro di pericolose polemiche, da cui seppe sempre uscirne con grande abilità. "L'improvvisazione di Versailles" ha un posto a parte nella produzione di Molière, non solo per il suo valore polemico, che rimane di grande attualità, ma perché contiene accenni espliciti alle sue idee letterarie, un copione improvvisato sul finire del 1663, dalle parole indistruttibili e imperiose di un classico, ma pieno di satira, acrobazie letterarie e salti con cui il commediografo francese ribatte le accuse, para e restituisce i colpi. Molière riteneva, infatti, che pur essendo importante tener conto delle regole aristoteliche era necessario realizzare opere che attraessero il pubblico, e, non solo quello degli intenditori della corte e di Parigi, ma anche "la platea che si lascia coinvolgere". Per lui è importante attenersi alla regola delle tre unità, purché non sia d'ostacolo all'esposizione dei costumi e dei caratteri. Molière è un autore gioioso, che gestisce con semplicità e improntitudine la propria capacità di provocazione, capace di essere al tempo stesso compiacente con il pubblico e assecondarne i gusti. Si racconta che un giorno il re chiese a Molière una commedia per la sera stessa. E' facile immaginare l'ansia del capocomico che cominciò a scavare disperatamente nel suo repertorio. Ma lo svolgimento della messinscena non sembrava soddisfarlo. Di qui il ritmo frenetico delle prove e dei continui cambi che danno un ritmo serrato ed esilarante allo spettacolo, che racchiude anche l'inserimento di alcune scene tratte dalle sue commedie più famose. Elementi essenziali la comicità (brani tratti appunto dalla inventiva della commedia dell'arte) e, la musica (lo spettacolo, tra l'altro, gode delle musiche di Michael Nyman e Jean Baptiste Lully) che acquista nella messinscena lo spessore di un "personaggio" e non di semplice commento all'azione scenica.
La produzione

Il lavoro, mai rappresentato in Italia, è concepito come una sorta di "Rumori fuori scena" ante litteram. Nella elaborazione che presentiamo, da una parte, sono state inserite le parti più esilaranti di alcune commedie del celebre commediografo francese, che fanno della messinscena "un'irresistibile farsa"; dall'altra, gli attori della compagnia di Molière alle prese con gli inconvenienti del mestiere. Una comica rappresentazione delle miserie della vita quotidiana dei teatranti: la prima donna della compagnia, Mahiette, chiamata maliziosamente, mademoiselle Molière, perché è l'amante del capocomico, interpretata da Corinne Clery, sempre in contrasto, in discordia con mademoiselle De Brie, che vorrebbe prendere il suo posto, sia sulla scena che nel cuore del commediografo; Monsieur Bejart, altro grande protagonista (da definire) che è sempre pronto a fare sfoggio dei suoi cavalli di battaglia e a raccontare di quando "il teatro era tutta un'altra cosa"; dei continui bisticci, battibecchi, contese, questioni, disaccordi e acrobazie letterarie, degli attori in compagnia, svelando quei misteri che si celano dietro le quinte e facendo calare gli spettatori in quella magia che esiste dovunque ci sia un sipario da sollevare. Altro punto da sottolineare dell'elaborazione è il cambio dei costumi che gli attori fanno in scena, tra una prova e l'altra; ciò avviene con buffe pantomime che conferiscono spessore scenico e non semplice legamento all'azione. Da risalto a tutto questo, il ritmo serrato delle musiche di Michael Nyman. Chiude lo spettacolo il minuetto di Lully danzato dagli attori, mentre dal fondo arriva Luigi XIV che comprese le difficoltà dei suoi attori concede loro più tempo. Il sipario, invece, si apre con le prove del minuetto interrotte perché un messo del re manda a chiamare Mahiette che di li a poco farà sapere a Molière, impegnato con le prove di uno spettacolo, che il re "chiede" (i desideri del sovrano sono ordini) di assistere alla rappresentazione di una nuova opera teatrale per la sera stessa. Di qui I'ansia del capocomico che comincia a scavare disperatamente nel suo repertorio...
Guslielmo Guidi