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Torna a vivere con questo spettacolo una delle pagine più drammatiche,
anche se poco conosciute della storia del secolo appena trascorso. L'autore,
Maurizio Donadoni, si è mosso spinto dall'esigenza di far comprendere
l'importanza della conoscenza, unico, vero strumento per prendere coscienza
dei pericoli e delle insidie dell'ideologia del nazifascismo, e in senso
più lato del dispotismo, in ogni suo nuovo possibile sviluppo. Lo spettacolo
alterna momenti di narrazione (che prevede il coinvolgimento diretto
del pubblico) con musica dal vivo, accompagnati da immagini di filmati
d'epoca montati con frammenti del mondo odierno. "Canto Della Rosa Bianca"
prende spunto da un episodio di resistenza al regime totalitario di
Hitler: dall'estate 1942 al febbraio 1943 un gruppo di cinque amici
di diversa estrazione sociale, culturale ed ecclesiale, studenti dell'Università
di Monaco assieme al loro insegnante prediletto dettero vita al movimento
noto col nome di "Rosa Bianca" che cercò di risvegliare le coscienze
sopite dei giovani tedeschi attraverso la diffusione di sei volantini
ciclostilati distribuiti a mano o inviati per posta in varie città della
Germania ed anche con scritte sui muri dei quartieri universitari. Il
18 febbraio del 1943 i fratelli Scholl decidono di uscire allo scoperto,
lasciando tremila copie del sesto volantino all'interno dell'università;
scoperti e bloccati da un bidello, sono tratti in arresto e consegnati
alla Gestapo, da tempo sulle loro tracce. Sottoposti, dopo quattro giorni
di interrogatori ad un processo farsa da parte del tribunale del popolo,
Hans, Sophie e Christoph Probst, arrestato nel frattempo, vengono condannati
a morte per alto tradimento e decapitati nella prigione di Monaco-Stadelheim.
Prima di morire è loro concesso di incontrarsi per un minuto. A Sophie
è rimasta una sigaretta, l'ultima in tre. La fumano in silenzio. Sulla
sigaretta la giovane ha scritto: Libertà. La stessa sorte toccherà in
seguito a Willi Graf, Alexander Schmorell ed al professor Kurt Huber.
Altri tre processi annientano del tutto la "Weisse Rose" che, tra studenti
direttamente coinvolti nella stesura e diffusione degli scritti, simpatizzanti
o a semplice conoscenza dell'attività di resistenza, conterà alla fine
della guerra poco meno di novanta persone condannate a pene variabili
dai sei mesi ai sedici anni di lager oltre ai quattordici giustiziati,
tra cui il ventenne Hans Leipelt, decapitato per aver ricopiato a macchina
il sesto volantino nonché organizzato una colletta per la moglie ed
i figli del professor Huber, ridotti in miseria dalla morte del capofamiglia.
Maurizio Donadoni
Premio speciale IDI 1986 per l'interpretazione della tragedia "Bestia
da stile" di P.P. Pasolini, consegue nello stesso anno il premio UBU
come miglior giovane attore. Gli viene assegnato il premio di drammaturgia
"Riccione-Ater 1991" per il primo testo che scrive (Fosse piaciuto al
cielo) e, nel 1994, il premio "Iside-Festival di Benevento" per il secondo.
Memoria di classe, opera che riceve nel 1995 il premio "Enrico Maria
Salerno" per la drammaturgia di impegno civile. In teatro ha recitato
diretto da Lavia (I masnadieri), Vasilicò (il ritratto di Dorian Gray),
Ronconi (Dialoghi delle Carmelitane), Castri (La vita è sogno), Cecchi
(Amleto, La serra), Pezzoli (L'annaspo); in cinema da Ferreri (Storia
di Piera e Il futuro è donna), Lizzani, Rossi, Battiato, Bevilacqua,
Ponzzessere, Ponzi" Sanchez. Protagonista di sceneggiati televisivi
tra cui Un bambino di nome Gesù, Scoop, L'ispettore anticrimine, La
Piovra. Tra gli altri testi finora scritti ha inoltre rappresentato
con successo Fegatelli, Checkpoint K e Weisse Rose-Lied. Dal 1999 è
direttore artistico di Samizdat, associazione per la produzione artistica
non allineata.
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