Nuova Scena - Arena del Sole
Teatro Stabile di Bologna
presenta

SE PERDO TE
commedia all'italiana in due atti di
Daniele Sala e Francesco Freyrie


con

VITO

regia
Daniele Sala

scene Leonardo Scarpa su progetto originale di Gino Pellegrini
luci Andrea Ricci
suono Pieluigi Calzolari


A dieci anni dal suo primo allestimento e dopo il "Bertoldo", "Il pleiboi della Bassa" e "Don Camillo e il Signor Sindaco Peppone", abbiamo voluto riproporre questo spettacolo che ha consacrato Vito come interprete stralunato di quella "poetica della Bassa" (quella terra tra la via Emilia e il Po che per Zavattini era solo una riga su un foglio) che ha illustri numi tutelari. In "Se perdo te" Vito è solo in scena a interpretare i quattro ruoli della favola: il pretino e la sua perpetua, il ragazzino rompiscatole e il vecchio operaio.

Anni '50. In una Bassa candida e caldissima, tra argini mosche e profumo di soffritto vive Don Guido, un pretino sanguigno che si preoccupa dello stato di salute delle sue anime e della sua chiesetta, da tempo pericolante. Nella canonica vive anche la Marisa, perpetua pettegola segretamente innamorata di lui. Poi c'è lo Zoppo, l'unico in paese ad avere i soldi per restaurare la chiesetta, ma il meccanico ex-partigiano è il prototipo dei "mangiapreti" e ben si guarda dall'allungare i baiocchi. A minare la sopportazione di Don Guido ci si mettono anche i "cinni" (i ragazzini del paese) che gli ronzano attorno come tafani mentre il quadro parlante di un vecchio zio cardinale lo rimprovera continuamente, come fosse la sua coscienza. Nonostante la caldana e le piccole burrasche quotidiane la vita scorrerebbe tranquilla, se non fosse che contro il campanile della chiesetta, che sorge proprio alla fine di un curvone, si va sempre a schiantare una processione infinita di motociclette, furgoni e automobili. Poi, una mattina d'estate, le cicale vengono sovrastate dallo stridore dei freni di una spider gialla che sbanda e tampona il campanile. La Marisa esce di corsa dalla canonica e trova, svenuta al posto di guida, nientepopodimeno che Brigitte Bardot….

Note di regia di Daniele Sala e Francesco Freyrie
Alla fine degli anni '80 e agli inizi degli anni '90 il comico a teatro era soprattutto quello televisivo, attori armati di microfono e chitarra, farciti di battute sul politico corrotto di turno e sui tormentoni delle pubblicità. L'idea di portare in scena la candida favola anni '50 di un pretino di campagna e fare di quel microcosmo emiliano il plot da cui trattare emozioni e risate fu una scelta controcorrente. Improvvisamente c'era una storia con dei personaggi, c'era un attore che fino a quel momento non aveva mai parlato, un attore bravissimo che usava la lingua della sua terra (non il dialetto ma i "colori" della sua lingua) con forza espressiva e portentosa, c'era una scenografia, c'erano i costumi, c'era un'unità di tempo, di luogo e di azione… insomma c'era un'idea di teatro. Ecco: Se perdo te non è uno spettacolo comico e neanche lo spettacolo di un comico. È uno spettacolo di teatro comico. Cosa di cui andiamo molto fieri.