Teatro Stabile di Firenze
presenta

TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
di Natalia Ginzburg

con
MARIA AMELIA MONTI
ANTONIO CATANIA

e con
Ariella Reggio
Giulia Weber
Elena Dragonetti

regia
Valerio Binasco


scene Antonio Panzuto
costumi Sandra Cardini
musiche a cura di Andrea Nicolini
luci Lara Benzi
assistente alla regia Lorenzo Martino Toni


". ….. In tutto ho scritto, fino a oggi, dieci commedie. La prima nel luglio del '64, l'ultima nell'agosto dell'88. La prima per Adriana Asti, l'ultima per Giulia Lazzarini. Le altre che stanno in mezzo, per nessuno. La prima è Ti ho sposato per allegria; credo che sia la piu allegra delle mie commedie. L 'intervista è l'ultima. La prima l'ho scritta subito dopo aver risposto a una domanda che una rivista di teatro rivolgeva agli scrittori: perche non scrivete commedie? Ho risposto che non ne scrivevo perche non riuscivo a immaginare una commedia scritta da me senza subito detestarla. Era vero. Pensare a una possibile commedia mia mi ispirava un profondo malessere. Altri hanno risposto che non gli andava, adducendo motivazioni diverse. Subito dopo si sono messi a scrivere commedie. Così anch'io. Quella domanda di quella rivista ha generato numerose commedie. In quei giorni, quando la rivista era uscita con le varie risposte, è venuta da me l'attrice Adriana Asti, che io conoscevo bene, e mi ha detto di fare una commedia dove lei potesse avere una parte. Le ho detto che lo credevo improbabile. Poi sono partita per la campagna. Qui ero sola e mi annoiavo e mi sono messa a pensare che specie di commedia potevo scrivere. M'incuriosiva vedere se quel malessere persisteva o spariva. Sul principio avevo in mente le seguenti cose: la faccia di Adriana Asti e il suo sorriso ironico; e il Teatro Carignano di Torino, dove ero stata per la prima volta quando avevo otto anni, a vedere una commedia che mi era sembrata magnifica: non ne ricordavo nulla salvo il titolo, Peg del mio cuore , e una ragazza sottile con un gran cappello di paglia. Forse per questo ho cominciato una commedia partendo da un cappello. Nelle prime battute compariva un cappello. Però si era trasformato in un cappello da uomo. Via via che scrivevo il Teatro Carignano spariva. Non sentivo nessun malessere. Di Adriana Asti ho fatto una ragazza sottile e gracile; era sottile e gracile ma l'ho fatta più sottile e più gracile e più piccola di quanto non fosse. Ne ho fatto una ragazza molto piccola, disordinata e randagia. Vedevo venir fuori una commedia allegra. Come mai fosse allegra, non lo so. lo non ero allegra. Ma forse veniva fuori allegra per quel grande e ilare stupore che uno prova quando fa una cosa che aveva comandato a se stesso di non fare mai. O forse veniva fuori allegra perchè la scrivevo in fretta, senza piegarmi a respirare malinconie, o fermandomi a respirarle solo per brevi istanti. La scrivevo in fretta nel timore di non riuscire a concluderla. In fretta e per noia. Sapevo bene che non bisogna mai scrivere per noia: la noia è quasi sempre infeconda. Alla noia non si deve ubbidire. Però via via che scrivevo la noia spariva. L 'ho finita in una settimana. Quando uno scrive certe volte sta fermo, certe volte cammina e certe volte corre. Questa volta avevo la sensazione non di correre ma di sdrucciolare. Mi affidavo al caso, come quando ero molto giovane, quando scrivevo alla cieca e senza sapere dove diavolo volessi arrivare. Mi sembrava di essere ripiombata nell'infanzia. Era una commedia con dei monologhi interminabili. Pensavo che nessuna attrice mai sarebbe riuscita a impararli a memoria. Come commedia, mi sembrava del tutto inutilizzabile. Quella casa dove stavo era nuova e non avevano ancora messo il telefono. Per andare a telefonare bisognava camminare una ventina di minuti fra sentieri e vigne. Il telefono pubblico era in un bar sulla strada. La teleselezione non c'era e per telefonare a Roma bisognava prendere un appuntamento telefonico e aspettare diverse ore. A Adriana Asti ho telefonato piu volte. Una volta per dirle che avevo finito una commedia ma i monologhi erano troppo lunghi e lei non poteva impararli a memoria. Mi ha detto di spedirgliela e gliel'ho spedita. Dentro a quel bar e camminando fra quelle vigne nell'andare e nel tornare, ho scoperto che a quella commedia che avevo scritto per noia e in fretta e sdrucciolando e affidandomi al caso, in realtà ero in qualche modo legata e speravo molto che qualcuno la recitasse. Un'altra volta ho telefonato e Adriana Asti mi ha detto che la commedia le andava bene e che i monologhi tanto lunghi non le creavano nessun problema…"
Natalia Ginzburg Luglio 1989