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". ….. In tutto ho scritto, fino a oggi, dieci commedie. La prima nel
luglio del '64, l'ultima nell'agosto dell'88. La prima per Adriana Asti,
l'ultima per Giulia Lazzarini. Le altre che stanno in mezzo, per nessuno.
La prima è Ti ho sposato per allegria; credo che sia la piu allegra
delle mie commedie. L 'intervista è l'ultima. La prima l'ho scritta
subito dopo aver risposto a una domanda che una rivista di teatro rivolgeva
agli scrittori: perche non scrivete commedie? Ho risposto che non ne
scrivevo perche non riuscivo a immaginare una commedia scritta da me
senza subito detestarla. Era vero. Pensare a una possibile commedia
mia mi ispirava un profondo malessere. Altri hanno risposto che non
gli andava, adducendo motivazioni diverse. Subito dopo si sono messi
a scrivere commedie. Così anch'io. Quella domanda di quella rivista
ha generato numerose commedie. In quei giorni, quando la rivista era
uscita con le varie risposte, è venuta da me l'attrice Adriana Asti,
che io conoscevo bene, e mi ha detto di fare una commedia dove lei potesse
avere una parte. Le ho detto che lo credevo improbabile. Poi sono partita
per la campagna. Qui ero sola e mi annoiavo e mi sono messa a pensare
che specie di commedia potevo scrivere. M'incuriosiva vedere se quel
malessere persisteva o spariva. Sul principio avevo in mente le seguenti
cose: la faccia di Adriana Asti e il suo sorriso ironico; e il Teatro
Carignano di Torino, dove ero stata per la prima volta quando avevo
otto anni, a vedere una commedia che mi era sembrata magnifica: non
ne ricordavo nulla salvo il titolo, Peg del mio cuore , e una ragazza
sottile con un gran cappello di paglia. Forse per questo ho cominciato
una commedia partendo da un cappello. Nelle prime battute compariva
un cappello. Però si era trasformato in un cappello da uomo. Via via
che scrivevo il Teatro Carignano spariva. Non sentivo nessun malessere.
Di Adriana Asti ho fatto una ragazza sottile e gracile; era sottile
e gracile ma l'ho fatta più sottile e più gracile e più piccola di quanto
non fosse. Ne ho fatto una ragazza molto piccola, disordinata e randagia.
Vedevo venir fuori una commedia allegra. Come mai fosse allegra, non
lo so. lo non ero allegra. Ma forse veniva fuori allegra per quel grande
e ilare stupore che uno prova quando fa una cosa che aveva comandato
a se stesso di non fare mai. O forse veniva fuori allegra perchè la
scrivevo in fretta, senza piegarmi a respirare malinconie, o fermandomi
a respirarle solo per brevi istanti. La scrivevo in fretta nel timore
di non riuscire a concluderla. In fretta e per noia. Sapevo bene che
non bisogna mai scrivere per noia: la noia è quasi sempre infeconda.
Alla noia non si deve ubbidire. Però via via che scrivevo la noia spariva.
L 'ho finita in una settimana. Quando uno scrive certe volte sta fermo,
certe volte cammina e certe volte corre. Questa volta avevo la sensazione
non di correre ma di sdrucciolare. Mi affidavo al caso, come quando
ero molto giovane, quando scrivevo alla cieca e senza sapere dove diavolo
volessi arrivare. Mi sembrava di essere ripiombata nell'infanzia. Era
una commedia con dei monologhi interminabili. Pensavo che nessuna attrice
mai sarebbe riuscita a impararli a memoria. Come commedia, mi sembrava
del tutto inutilizzabile. Quella casa dove stavo era nuova e non avevano
ancora messo il telefono. Per andare a telefonare bisognava camminare
una ventina di minuti fra sentieri e vigne. Il telefono pubblico era
in un bar sulla strada. La teleselezione non c'era e per telefonare
a Roma bisognava prendere un appuntamento telefonico e aspettare diverse
ore. A Adriana Asti ho telefonato piu volte. Una volta per dirle che
avevo finito una commedia ma i monologhi erano troppo lunghi e lei non
poteva impararli a memoria. Mi ha detto di spedirgliela e gliel'ho spedita.
Dentro a quel bar e camminando fra quelle vigne nell'andare e nel tornare,
ho scoperto che a quella commedia che avevo scritto per noia e in fretta
e sdrucciolando e affidandomi al caso, in realtà ero in qualche modo
legata e speravo molto che qualcuno la recitasse. Un'altra volta ho
telefonato e Adriana Asti mi ha detto che la commedia le andava bene
e che i monologhi tanto lunghi non le creavano nessun problema…"
Natalia Ginzburg Luglio 1989
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