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Lo spettacolo vuole ricordare Maria Carla Mignone in arte Milly, uno
dei più interessanti fenomeni artistici italiani. Nata nel millenovecento
ecc…, ha attraversato quasi tutto il secolo e quasi tutte le discipline
dello spettacolo, riuscendo a primeggiare in tutto quello che faceva.
Nata nella rivista, è diventata soubrette imponendosi con un repertorio
allora considerato provocatorio. E' stata diva dell'operetta e della
commedia musicale. Ha girato film sia in Italia che a Hollywood con
compagni di lavoro quali: Anna Magnani, Amedeo Nazzari, Giulietta Masina,
Vittorio De Sica, Eduardo e Peppino de Filippo, Pietro Germi e registi
come Castellani, Germi, Bertolucci, Bava. E' andata in America dove
è diventata una star a Broadway. Giorgio Strelher e Paolo Grassi le
affidarono la creazione italiana del personaggio di Jenny delle Spelonche
nella prima edizione italiana (1956) dell'"Opera da tre soldi" di Brecht-Weill.
Popolare personaggio televisivo e radiofonico. Indimenticabili rimangono
i suoi recital "milanesi". Milly è difficile a definirsi in poche parole.
Si potrebbe continuare a scrivere di lei all'infinito. Lo spettacolo
prende il titolo da una delle più famose canzoni di Milly. In scena
Gennaro Cannavacciuolo rievoca alcuni suggestivi episodi della sua carriera
attraverso parole e musica. La struttura della narrazione è quello del
teatro musicale in cui gli episodi cantati si integrano con il racconto
continuandolo con il testo della canzone oppure seguono la collocazione
della canzone stessa nella storia di Milly. Le canzoni che Milly ha
cantato, e qui riproposte, sono di autori che vanno da Kurt Weill a
Fabrizio De Andrè, da Charles Aznavour a Bruno Lauzi, a Sergio Endrigo
ed altri.
Sarà per il suono del suo cognome, sarà per il nome di battesimo, ma
è inevitabile collegarsi con Napoli in presa diretta quando si pensa
a Gennaro Cannavacciuolo. Ma come sempre avviene quando si parla di
Napoli, il percorso è pieno di sorprese. Prima di tutto avrebbe torto
chi confinasse la cultura, o la lingua napoletana in un mero fatto regionale:
Napoli e il suo dialetto sono un crocevia dove tutta la cultura europea
si è rispecchiata. Napoli è collegata strettamente a tutto ciò che è
astrazione, e l'astrazione è, per me, il grande distintivo di questo
artista che si esprime con il canto e la recitazione. Gennaro Cannavacciuolo
abita un luogo misterioso ai confini tra l'astrazione (appunto!) e l'emozione,
questa, spesso al calor bianco. È capace di cantare certe canzoni come
se le stesse, come si dice in gergo, "buttando via". Ma no. Anche se
tu, ascoltatore, potessi essere distratto, ti accorgeresti della sua
estrema cura e attenzione, nelle parole e nel porgerle. L'incontro di
Cannavacciuolo con Milly offre risultati straordinari, ma è meno straordinario
di quanto si possa supporre: ci sono più cose in comune tra questi due
artisti, l'una del passato, sublime di talento e di intelligenza interpretativa,
l'altro che abita il presente come trasognato fingendo una distrazione
che è un ricamo, o uno sberleffo, come quelli di cui erano capaci Totò,
Eduardo, e, ultimo finora, Massimo Troisi. Infine, Milly ha cantato
molte canzoni "da uomo" e l'averle riprese, è stato per Cannavacciuolo
una sorta di ricollocazione in situ, con protervia, rispetto e profonda
umiltà.
Alvise Sapori
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