Teatroaperto/Teatro Dehon
Teatro Stabile dell'Emilia-Romagna
presenta



FALSTAFF
e le allegre comari di Windsor

di William Shakespeare
traduzione e adattamento di Roberto Lerici

con
GUIDO FERRARINI
GIULIO PIZZIRANI
ADRIANA ALBEN

e con
Aldo Sassi, Alida Piersanti, Sandra Cavallini,
Roberto Rolla, Riccardo Rovatti, Lorenzo Spiri,
Andrea Zacheo, Renzo Morselli, Alessandra Cortesi,
Marco Manfredi, Alessandro Fornari, Sebastiano Spada

regia
Antonio Salines

assistenti alla regia Alessandro Fornari e Marco Manfredi
scene Giuseppe Izzo
costumi Renata Fiorentini
musiche Enrico Salines



Questo libero adattamento si avvale di una serie di inserimenti tratti dalle opere di Shakespeare "Enrico IV" e "Enrico V" che completano la figura di Falstaff così come ha fatto Arrigo Boito nel suo libretto per il capolavoro verdiano e altri autori nel mondo. In effetti ne "Le allegre comari di Windsor" la figura di Sir John sottintende in qualche modo il completo personaggio-capolavoro che vive nelle due parti di "Enrico IV". Il pubblico inglese ha certamente nella memoria, come patrimonio comune, il personaggio nella sua ideale completezza, ma la stessa cosa non si può dire per buona parte del nostro pubblico. Per questa ragione e per il significato e l'angolazione particolare che questa scelta ha suggerito, il titolo dell'opera è cambiato in "Falstaff e le allegre comari di Windsor". Il testo de "The Merry Wives of Windsor" (1598) è uno di quelli meno sicuri, dal punto di vista filologico, del repertorio shakesperiano. Alcuni momenti mancano di soluzione (il furto dei cavalli), altri sono poco funzionali in quanto evidentemente incompleti, alcuni personaggi scompaiono prematuramente, ecc. Per questo adattamento ho eliminato alcuni episodi marginali, altri li ho trasformati alleggerendoli (i duelli), ho unificato il personaggio dell'Oste con quello della Comare Quickly, ricostituendo la figura dell'Ostessa Quickly che in "Enrico IV" è ostessa della Taverna Testa di Cinghiale a Eastcheap, così come ho sottolineato la vecchia militanza dei suoi seguaci Pistola e Bardolfo, o l'antica conoscenza con il Giudice Shallow (Sciapito) in "Enrico V", ecc. L'idea che i compagni e conoscenti di Falstaff siano invecchiati con lui e sopravvivano agli antichi "fasti" è presente anche nel testo de "Le allegre comari di Windsor", con Bardolfo che ha perso l'agilità nel furto per il troppo vino e gli anni, con Pistola ormai inutilmente spavaldo, visto che il suo padrone Falstaff ha perso l'amicizia con il principe e per questa ragione è da tempo in balia di tutti, ormai liberamente insultato e vittima di scherzi e di tradimenti da parte anche dei suoi, compreso il paggio che ha sempre cercato di educare ai suoi principi allegramente immorali. Deriso, bastonato, bruciacchiato, questo monumento alla trasgressione, dalla grassezza emblematica, è in fondo contento di sé, essendo capace di beffare il prossimo e di ispirare le beffe colossali di cui è oggetto. Fedele a una vita vissuta al più basso livello per averne il più alto godimento è il sogno ingombrante di chiunque ne segue con inconscia adesione le gesta clamorose. Non meraviglia quindi che una leggenda accreditata da più fonti, riferisca che la Regina Elisabetta abbia chiesto al poeta di prolungare la vita a Sir John Falstaff scrivendo al più presto un'opera che lo vedesse protagonista. Nonostante la natura di grande comprimario del personaggio, il poeta accontenta la Regina e con lei il pubblico che ormai ama Falstaff. In quindici giorni e forse meno, il poeta lo estrae dai vecchi oggetti di scena, dalle ceste e bagagli abbandonati, dai sipari riposti, e lo restituisce alle scene, in una farsa di straordinaria precisione comica. Il meccanismo sembra quasi più importante del protagonista, se non fosse per la nostalgia storica che lo pervade agli occhi del pubblico consapevole. In questa edizione non guasta quindi la sua malinconia, ne la violenza con cui i suoi seguaci ormai irrispettosi gli ricordano il giorno in cui il Principe, compagno e complice di bagordi, e furti, e bevute, divenuto Re Enrico V, non lo riconosce e lo rinnega. La delusione intristisce la sua vecchiaia, anzi è la sua vecchiaia, ma non doma il suo spirito, ancora capace di inventarsi una storia che mescola il tentativo di furto a quello di seduzione con uno spavaldo e grottesco realismo plebeo, fatto di vitalità e di astuzia, al di fuori di ogni autocommiserazione o di psicologismi di tante romantiche messe in scena. Falstaff, nella sua completezza, è un personaggio la cui realtà è più vera del vero, è un condensato geniale di impossibili convivenze, un fantastico monumento alla libertà del desiderio, ovvero la libertà del turpiloquio, della truffa, del furto, dell'allegra indifferenza per il prossimo corbellato, è l'emblema gigantesco dello straripare delle passioni, dell'ingordigia, della gioia del bere smodatamente, della beffa atroce, delle donne di piacere e di dispiacere, consumate e gettate via, di mastodontiche generosità guerriere, di ridicole dimostrazioni di forza, insomma di un'eterna vitalità esibita con l'orgoglio di chi disdegna la serietà della canizie. Questo e molto altro è Falstaff, ma la capacità di contenere in sé la gioia feroce del vivere senza ritegni e di comprendere il senso elementare della condizione umana, è dovuta alla sua natura squisitamente teatrale. E' un personaggio costruito con pance finte, velluti di scena, spade e coppe da trovarobato, molteplici e disparate invenzioni recitative, ovvero tirate spettacolari, perfetti elogi conviviali, sgangherate canzoni da malavita, numeri da imprevedibile fantasista, ingiurie elaborate come barocche proliferazioni, gran bestemmie letterarie, invettive di oscena grandezza, il tutto conservato fra i bagagli teatrali di più autentica efficacia. Falstaff è uno smisurato contenitore di crudeltà teatrali, ma la sua poesia è la capacità di rimanere, nonostante tutto, di una impudente innocenza quasi infantile. A parte i momenti liberamente scritti e riscritti per le esigenze di questa edizione teatrale, le versioni da Shakespeare tratte da "King Henry the fourth" (due parti) sono condotte sul "New Arden Shakespeare". Per il testo di "The Merry Wives of Windsor" si è usato come base Il "New Cambridge Shakespeare" come per l'altro ma con altri apporti da diverse edizioni
Roberto Lerici (Giugno 1988)

Nel mettere in scena questo spettacolo ho seguito le indicazioni del mio caro amico Roberto Lerici, drammaturgo di eccezionale talento, scomparso dieci anni fa. Ho usato tutti quegli antichi meccanismi teatrali, belle scene, costumi, musiche, ribalta ecc., che oggi possono sembrare demodé, ma che invece, come sosteneva Flaiano, sono "Bagagli teatrali di autentica efficacia". Ringrazio gli amici della Compagnia Teatroaperto per avermi messo nelle condizioni migliori per realizzare questo spettacolo, utilizzando un adattamento rimasto finora ignorato nelle recenti edizioni del Falstaff andate in scena in Italia. Infatti dopo la memorabile interpretazione di Mario Carotenuto, che risale a più di 15 anni orsono e che fu un grande successo di pubblico e di critica, è questa la prima volta che viene ripreso il Falstaff nella rielaborazione di Roberto Lerici.
Antonio Salines

"Falstaff e le allegre comari di Windsor" è il terzo spettacolo, insieme a "Don Camillo e Peppone" e "II Cardinale Lambertini", dell'omaggio a Gino Cervi che il Teatro Dehon ha voluto dedicare al grande attore bolognese in occasione del centenario della nascita. Ma questo "Falstaff" vuole essere anche un punto di arrivo, un segno importante a suggello di un'attività artistica che compie 25 anni, come dichiara la bella esposizione di locandine, manifesti, presentazioni, recensioni e fotografie nei salottini del foyer del teatro. Per questo abbiamo voluto costituire una Compagnia importante che vede il ritorno a Bologna di attori della nostra città che si sono fatti onore a livello nazionale, come Giulio Pizzirani che lavora da molti anni con Maurizio Scaparro, Aldo Sassi, attore di Carlo Cecchi, Renzo Morselli e Giorgio Bulla fondatori del Gruppo Libero. Per questo abbiamo utilizzato la traduzione e adattamento del bravo e poco ricordato drammaturgo Roberto Lerici. Ma soprattutto abbiamo affidato la regia ad Antonio Salines, uno dei più bravi attori-registi italiani di teatro, di televisione (dove si affermò con "I fratelli Karamazov") e di cinema (è uno dei protagonisti dell'ultimo film di Tinto Brass). L'interprete principale, cioè Falstaff, è Guido Ferrarini, attore molto amato dai Bolognesi che lo ricordano per le sue innumerevoli interpretazioni, fra cui quella, ormai storica, de "II Cardinale Lambertini". Vogliamo ricordare che gli esegeti considerano "Falstaff" come l'emblema stesso del Teatro. Pura teatralità (e, aggiungiamo noi: puro divertimento). Un concentrato di azione e parola che lascia attonito lo spettatore, sommerso dall'immensa mole del protagonista e dai suoi deliri, che, insieme alle incredibili vicende boccaccesche che si svolgono sul palcoscenico, lo trasportano in un mondo onirico, fantastico e liberatorio. Falstaff è tutto. Falstaff è il Teatro.
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