Teatro Bellini
presenta



IL RITRATTO DI DORIAN GRAY
Il musical
liberamente tratto dal romanzo di Oscar Wilde
ideazione e libretto di Tato Russo

con
MICHEL ALTIERI
IRENE FARGO
LUCA BIAGINI
PRISCILLA OWENS

regia

Tato Russo

musiche di Mario Ciervo e Tato Russo
arrangiamenti e orchestrazione Giovanni Giannini
scene Uberto Bertacca
costumi Giusi Giustino
coreografie Aurelio Gatti
orchestra del Teatro Bellini diretta da Mario Ciervo
programmatore orchestra virtuale Maurizio Sansone
disegno luci Patrick Latronica
collaboratore alla regia Tonino Accolla
assistente alla regia Franco Travaglio


Il Ritratto è uno di quei romanzi che quando leggi da ragazzo ti impressionano di più, fai fatica a dimenticarlo, i dubbi, le domande che ti propone, la storia dei suoi personaggi e la progressione dei suoi avvenimenti ti segnano per sempre. Già 30 e più anni fa ne avevo subito l'irresistibile fascino e ne avevo realizzato una trasposizione teatrale rimasta inedita per la scena. Così erano rimasti inediti gli scritti in prosa di Masaniello e Viva Diego fin quando non mi prese questa passione per la scrittura in musical. Il mio Dorian riscritto per la scena mi è sembrato immediatamente adatto al percorso musicale intrapreso alcuni anni fa e che ha assicurato il successo ai miei tre musical precedenti (Masaniello, Viva Diego e I Promessi Sposi). Certo avrei perduto il fraseggiare paradossale e algebrico di Wilde, faticosamente riportato nella versione in prosa, sarebbe stato difficile o impossibile inseguire il vezzo dell'aforisma del paradosso linguistico e della frase ad effetto, ma il racconto mi ispirava atmosfere musicali di spessore gotico e la narrazione pensavo ne avrebbe guadagnato sottratta al giocoso effluvio verbale di Wilde. Molti accadimene sottintesi son così venuti alla luce nel libretto, molti altri sono stati inventati, favoriti da una musica che ne pretendeva l'accadimento, molti personaggi appena descritti sono stati immaginati come principali e così la storia si è popolata di figure tragiche di una Londra vissuta tra club e saloni dell'alta aristocrazia e una Soho di bettole luride, diporti e angiporti dove il vizio e la corruzione dei corpi fanno da sponda e da contrappunto al progetto di corruttela delle anime . Dorian e solo lui costituisce il punto di incontro tra le due città, due strade, due mondi. Da una parte l'estetismo decadente delle classi dominanti tutte protese verso un ideale di bellezza inutilmente eterna, dall'altra il realismo delle classi sottoposte alle prese soltanto con la bruttezza di un'esistenza non tollerabile. Spero che anche questa volta, come nelle precedenti occasioni, il pubblico riesca ad amare questa mia novità assoluta. A presto.
Tato Russo

Il musical
Uno degli aspetti più interessanti del musical moderno è quello di permettere ai mezzi espressivi della musica, del canto, della recitazione, della messa in scena, di raccontare una storia che riesca ad appassionare lo spettatore, catturarlo completamente tanto da farlo entrare in una realtà nuova in cui si possa immedesimare, come in un film a teatro. E' stimolante quindi osservare con quale processo si compie la magia di trasformare in teatro musicale le pagine di un romanzo. Il Ritratto di Dorian Gray, aldilà del suo indubbio valore letterario, possiede un fascino melodrammatico particolare, un intreccio avvincente in cui le riflessioni estetiche di Dorian Gray si accompagnano a un'invenzione narrativa tra le più fortunate e attuali. Un ritratto che invecchia e un giovane dalla straordinaria bellezza che attraversa i decenni senza veder mai sfiorire la propria gioventù. Un misterioso patto col diavolo, la dannazione di un'anima che da un lato si vota alla bellezza perenne e dall'altro sceglie una vita di corruzione, abissi morali, di cui non paga mai le conseguenze e che lo trasforma in un automa incapace di provare qualsivoglia sentimento, lontano com'è dai limiti che definiscono l'umanità di un essere vivente. Ci sono tutti gli ingredienti per costruire uno spettacolo ricco di colpi di scena, trovate scenografiche inaspettate, arie struggenti e confronti pieni di energia. Il primo scoglio che i librettisti di musical devono affrontare è la selezione degli episodi che possono diventare altrettante scene, numeri musicali, coreografici, tenendo conto dell'equilibrio dei sentimenti, delle atmosfere, in modo che una scena triste sia seguita da una gioiosa, un episodio tragico da uno spunto comico, e così via. Ecco quindi, come è accaduto in questo Dorian Gray, l'invenzione di nuovi personaggi necessari allo sviluppo della trama e alla varietà della tavolozza dei caratteri, l'eliminazione di altri difficili da rendere scenicamente, lo sviluppo di certi snodi solo accennati nella pagina scritta, la riduzione spazio-temporale di altri, anche se le nuove tecniche scenografiche permettono infiniti cambi di luogo e salti temporali anche bruschi. Costruito il libretto sulla carta, si tratta di creare le melodie che vestiranno e caratterizzeranno personaggi e situazioni. Il musical vero non è composto, come si potrebbe credere, da semplici canzonette orecchiabili, ma è necessario intrecciare continuamente linee melodiche che siano il più possibile duttili e che si prestino a successivi cambi di atmosfera, tempo, ritmo. Ecco ad esempio il leit-motif che accompagna Dorian: accennato dalla piccola Gladys in una simpatica filastrocca infantile, risuona terribile all'apparire del mostruoso ritratto. Oppure possiamo notare l'effetto di emozionale cortocircuito che evoca il ritornare dopo la morte di Sibyl della melodia legata alle parole "Quando lo guardo negli occhi". Poi entrano in gioco i versi, che devono rendere in versione poetica i sentimenti che la musica non potrebbe da sola suggerire in maniera chiara. Le liriche devono accompagnare stili e psicologie dei personaggi, costruire numeri d'insieme che siano comprensibili ed efficaci. Quando una bozza di testi e musiche è pronta, inizia la messa in scena vera è propria. E' necessario adattare al materiale umano a disposizione del regista catterizzazioni sceniche e musicali dei personaggi, in modo che tutti possano dare il massimo in tutte le scene. Bisogna costruire il susseguirsi dei luoghi scenici nella maniera più fluida, coerente e spettacolare possibile, amalgamare recitazione, movimento, canto, danza e le rispettive personalità artistiche, facendo coincidere in un unico progetto le differenti fasi della messa in scena. Si deve creare un ritmo che trasformi una serie di quadri in un unico amalgama di sensazioni e suggestioni. Una sfida, in un sistema teatrale come quello italiano, che ha tempi enormemente più stretti rispetto ad altri Paesi e deve sempre fare i conti con una mentalità produttiva "di giro". Il Ritratto di Dorian Gray, con la sua abbondanza di momenti in prosa pone un problema in più: richiede all'attore la vera completezza, la capacità di sapersi esprimere con la medesima credibilità recitando col corpo, con il canto, con la parola. Superati tutti questi scogli si tratta infine di ripulire, modificare, adattare, provare, provare e riprovare, affinché quando si alza il sipario del debutto, allo spettatore arrivi quella idea di semplicità, di immediatezza, di naturalezza che il teatro musicale deve sempre suggerire, rivolto com'è al divertimento dello spettatore di ogni levatura, età e cultura. Il musical moderno è questo: credere ancora in un teatro che sia forma di spettacolo popolare, senza però mai rinunciare all'alto livello culturale, alla profondità delle tematiche, alla cura del particolare, all'altissimo livello delle interpretazioni. Tato Russo e i suoi collaboratori hanno scelto da anni di puntare su produzioni completamente nuove, con tutte le difficoltà creative che questa opzione comporta, su messe in scena grandiose e cast numerosi, con grandissimi risultati di pubblico e di critica. Il Ritratto di Dorian Gray si presenta alla ribalta con queste credenziali, e non mancherà, sono certo, di rubare un po' dell'eterno fascino del suo protagonista.
Franco Travaglio

La regia di Tato Russo
"…Ci sono veleni tanto sottili che per conoscerne le proprietà occorre subirne gli effetti..." E così il peccato diventa motore di ricerca essenziale del progresso in accordo con le idee dell'etica superiore. Il mondo invecchierebbe, si sclerotizzerebbe, impallidirebbe senza di esso. L'evoluzione è legge della vita e, come l'individualismo, è cosa pratica. L'uomo non ricerca ne il piacere ne il dolore, ma semplicemente la vita e, per conseguenza estrema, l'artista ha necessità di godere della libertà assoluta..... Libero da ogni legame con la società, libero dai sentimenti e da ogni altra forma "coatta" che lo limiterebbe nella sua capacità di ricerca del bello. Oscar Wilde porta la dottrina estetica alle sue estreme conseguenze e "II ritratto di Dorian Gray" diventa testo esemplare dell'estetismo decadente. Dorian Gray, storia di decadenza morale e declino del protagonista verso un abisso di corruzione, ma anche forse condanna moralistica del vizio e sua punizione. Dorian Gray, QUADRO - SPECCHIO dell'ambiguo rapporto tra bene e male dell'eroe decadente, immutabile sofferenza dell'anima sospesa tra la perfezione dell'arte e la precarietà dell'esistenza. Una ribellione da parte dell'autore e duro colpo assestato al già fragile equilibrio della incartapecorita società vittoriana. Dorian Gray, un romanzo in realtà più complesso e inquietante di come potrebbe apparire a una prima lettura: decadenza, dandysmo, snobismo, possono quindi essere definiti come termini di rifiuto a quanto proposto da quella società e che rimandano facilmente agli aspetti negativi dell'emotivo clima simbolista. Simbolismo come "NO" a tutta una serie di cose contemporanee, reazione al moralismo, al razionalismo e al materialismo che andavano affermandosi verso la fine di quel secolo. Strano come lo stesso autore, all'apice della carriera, fu processato per sodomia, scandalo senza pari nell'Inghilterra vittoriana, e condannato a due anni di lavori forzati che lo rovinarono sia finanziariamente che psicologicamente, fino a indurlo poco prima della morte, nel 1900, a convertirsi al cattolicesimo!!! Immagino che , detto ciò, ci siano idee e suggerimenti per più musical e quindi la regia ha dovuto, "navigare" tra tanto materiale a volte solido, a volte liquido, a volte freddo, a volte magmatico, tentando di dare una chiara visione degli umori dell'epoca. Musiche forti, robuste, ricche di emozioni, e poi sottili, quasi spente, e silenziose, e cariche di dolore e piene di voglia di vivere e di riaffermare lo stesso principio di libertà. Ho fatto un viaggio in macchina da Napoli a Roma con Tato Russo e in quel tempo "sospeso" ho avuto modo di capire alcune emozioni dell'uomo e della sua reale ricerca, attraverso la sofferenza, il dolore mentale, di una verità che lo faceva essere "vivo" in una forma scevra da tentativi di compiacimento. Io, che penso che l'uomo non cerchi la sofferenza ma la felicità e verso questa propenda, ho voluto stare vicino a Tato proprio per fare un viaggio nella "sua" sofferenza e nel "suo" tempo mentale per comprendere un artista così poliedrico e carico di vitalità, per capire come utilizza, modella e trasforma questa sua forma estetica tra "bene e male" oggi, come ieri.
Tonino Accolla

Le musiche di Mario Ciervo e Tato Russo
Il "ritratto" appartiene, a suo modo, al mondo degli specchi. La musica e la poesia generando belle forme non fanno venire al mondo originali specchi? Il melodramma giocando con il linguaggio verbale del testo, con la semiosi drammaturgica e con il linguaggio non verbale della musica non si propone anche di scolpire il personaggio e di farne un ritratto psicologico? Melodramma e musical non hanno in comune l'appartenenza al mondo di questi speciali specchi? Musicalmente la costruzione è dettata dalle continue "riflessioni" tra personaggio e melodia dove l'utilizzazione di schemi "seriali" e scale "esatonali" unite ad attuali criteri armonici, fanno da struttura per l'intera opera, con la particolarità che la melodia non è legata ad un solo personaggio ma viene appunto "riflessa" tra diversi personaggi proprio come in uno specchio.
Mario Ciervo

Gli arrangiamenti di Giovanni Giannini
che bella sfida, disegnare e progettare impasti sonori in grado di descrivere la diabolica parabola di Dorian Gray! Lo splendido capolavoro di Wilde offre il destro alla creatività dell'artista, che si imbeve delle vicende e degli intrecci psicologici dei personaggi, e li fa propri. Così, il mio lavoro è stato preso per mano ora dal ghigno satanico del quadro, ora dalla dolcezza delle figure femminili come dall'oblio delle menti annebbiate dall'oppio. L'idea iniziale era quella di costituire un'orchestra sinfonica di stampo impressionista, con un occhio alle sonorità debussyane ed un altro a Puccini; poi man mano che il lavoro ha preso corpo ed è andato completandosi, si sono aggiunti a queste sonorità originali citazioni e strumentazioni del patrimonio musicale latino americano, uno sguardo all'oriente, una buona mano di pop e qualche cenno di blues. Di una cosa sono certo: il "Ritratto di Dorian Gray" è un Musical che può essere chiamato anche Opera Moderna ,e per la sua poliedricità può soddisfare i gusti e le aspettative di molti.
Giovanni Giannini

Le scene di Uberto Bertacca
Lo specchio che restituisce l'immagine di un mostro non ha ragione di restare integro. Quindi il pensiero tende, frantumando lo specchio, a cancellare questa immagine orrenda anche se consapevolmente non potrà essere distrutta se non con la morte del protagonista. Questa l'idea dell'ambientazione dello spettacolo dove, i luoghi qualche volta dettagliati o appena accennati, sono avvolti in una sorta di nebbia tra frantumi di specchi che ne cancellano i contorni e si avvicendano veloci come può essere veloce il ricordo che di questi luoghi ha Dorian.
Uberto Bertacca

I costumi di Giusi Giustino
Chi non venderebbe l'anima al diavolo in cambio dell'eterna giovinezza? Dorian lo fa e rimane per sempre giovane e bello. Tema attualissimo in una società dove si spendono tempo e danaro per inseguire il sogno di rimanere inalterati nel tempo. Disegnare i costumi di questo spettacolo ha costituito per noi non solo la possibilità di rileggere un cult della letteratura qual è Il Ritratto di Dorian Gray, approfondendo il fenomeno intellettuale che il suo autore rappresenta, ma soprattutto un'occasione di riflessione, immergendoci in pensieri tanto moderni. La figura di Dorian, l'attore Michel Altieri, naturalmente mediterranea, è stata stravolta, biondissimo, pallido, sguardo azzurro e freddo, affinché risultasse vicino all'ideale comune della bellezza e per meglio contrapporsi alla cupezza della sua anima. I suoi costumi, nei colori dei preraffaelliti, sono molto eleganti. Intorno a lui ruotano nell'arco di una vita cento figure, donne amanti, amici che inesorabilmente invecchiano cambiando abiti e moda, i momenti fondamentali del loro cambiamento si riassumono in tre balli: valzer, tango e danza finale dove tutti, con l'aiuto di maschere, sono diventati esageratamente vecchi. Su tutti Lord Henry, inalterato nel costume e nell'aspetto, padroneggia elegantemente come Mefisto, azzurro spirito guida del destino.
Giusi Giustino