La Compagnia di prosa Le parole Le cose
presenta


IL FANTASMA DI CANTERVILLE
secondo la Signora Umney
di Ugo Chiti
liberamente tratto da Oscar Wilde

con
LUCIA POLI

regia
Ugo Chiti

musiche di Giovanni Zappalorto
eseguite dal vivo da quattro musicisti-attori


Tutti, più o meno, ricordano di aver letto Il fantasma di Canterville. E, grosso modo, rammentano la storia: una famiglia americana alle prese con un fantasma inglese..... Molti pensano che sia il racconto più famoso di Oscar Wilde, sicuramente il più divertente per l'insolita accoppiata di humour e horror. Al racconto di Wilde la memoria spesso sovrappone tracce diverse: trame di film, personaggi e situazioni provenienti da altre storie, però II fantasma di Canterville, come dire, è II fantasma di Canterville. Chi è, invece, la signora Umney che, in questo adattamento, si prende il compito di raccontare la vicenda? Nel racconto di Oscar Wilde occupa giusto una paginetta, è una figurina precisata come espediente narrativo per ricevere, nella sua compunta veste di governante, la rumorosa famiglia americana, quei signori Otis che per il resto del racconto "guerreggeranno" con l'aristocratica presenza del fantasma, ovvero l'ombra di Sir Simon de Canterville. La signora Umney accompagna i nuovi padroni del castello all'interno della proprietà, fornisce spiegazioni circa una misteriosa macchia di sangue che sembra far parte dell'arredamento ed è la testimonianza di un delitto compiuto alcuni secoli prima, poi sviene, sparendo di scena, quando il giovane Washington Otis cancella la macchia con un pratico stick tascabile. Il super smacchiatore Pinkerton insomma fa dileguare anche la vecchia governante. E la staffetta della narrazione passa a personaggi meno anonimi. Quando Lucia Poli mi ha proposto di lavorare a questo soggetto, la figurina della signora Umney ha preso a muoversi per me in tutte le stanze di Canterville Chase, soprattutto in quelle non visitate dal racconto, definendosi come un "cuore semplice", ma puntiglioso, nella strenua difesa dell'arcano. Da prologo è diventata così protagonista assoluta.... A modo suo un riflesso in tono minore dei pensieri del fantasma e quindi un corpo facile da attraversare, possedere, per dare voce e presenza scenica al fantasma stesso. La signora Umney può "duettare" con Sir Simon de Canterville rispettando la simmetria patologica di una possessione. Attraverso lei il fantasma può precisare lo spirito del romance, infatti come agente del mondo sovrannaturale può incarnare l'alterità e l'indeterminatezza dell'occulto, contrapponendosi all'uniforme e livellante razionalità del quotidiano. Tanto più la contrapposizione è violenta quando sulla linea opposta è schierato il pragmatismo della famiglia americana. Lo spettacolo inizia con assoluta fedeltà al racconto di Wilde, fedeltà di breve durata, poche righe e subito si avvertono i tradimenti. Ci sono sogni, deliri, sottolineature, piccoli elzeviri maledetti, pensieri che si allungano come ombre impreviste, trasalimenti.... Ma si tratta solo di parziali tradimenti perché la drammaturgia rispetta sempre la leggerezza sorridente e malinconica del testo d'origine. Una particolare sollecitazione in questo caso è derivata dal fatto che ho pensato ad una scrittura sempre in parallelo con la musica. Con Giovanni Zappalorto, autore delle musiche, si è determinata una stretta collaborazione: ne è scaturita una seconda drammaturgia, apparentemente discreta, ma parte integrante del testo. Si tratta di un altro tradimento? Può darsi, ma il gioco - quello della musica come quello della recitazione, delle luci, degli oggetti che appaiono e scompaiono - fa parte della leggerezza illusoria de II fantasma di Canterville.
Ugo Chiti