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L'Atletico
Ghiacciaia...
è il parlare sporco. L'anarchismo disorganizzato di un anziano che somiglia
sempre più a una pentola a pressione con problemi alla valvola. Il desiderio
di un antico ordine che sembra portatore di un desiderio inconscio di
disordine. L'Atletico Ghiacciaia è una notte di fine ottobre, così innaturalmente
umida e calda da sembrare estate. E' il tempestio dei sentimenti e in
sottofondo la musica sinfonica dei grilli. E' il candore immacolato
della luna che con i ricordi porta instabilità emotiva, rabbia e recriminazioni.
Parole sommate alle parole che da frasi si tramutano in larghi vortici.
E' forza centripeta/centrifuga. E' Dentro e Fuori. Implosione/esplosione.
E Gino, il nostro eroe che ne è cantore primo, è megafono, manifesto,
pennellessa e colore… e la tonalità preferita è il "verde bile". Gino
tutto è fuorché politicamente corretto. I suoi discorsi non appartengono
a nessuna fede politica. Lui, ormai, è solo un pensatore emorragico.
L'Atletico Ghiacciaia è dedicato alla Toscana che crede di poter resistere
nella sua poetica linea di confine. Alla Toscana che non si vuole arrendere
ai suoi propri stereotipi più beceri e macchiettistici. L'Atletico Ghiacciaia
è un canto d'amore paesano. Ma è anche il racconto di com'era il calcio
prima che l'avvento massiccio della televisione lo deformasse in quella
industria da forzati del look e del pallone che è diventato. L'Atletico
Ghiacciaia è la mia dichiarazione d'amore a una terra che mangia tutti
i giorni pane sciapo e sarcasmo e nella quale, accanto ai cipressi,
crescono da sempre come piante spontanee gli sfoghi dei grulli. L'Atletico
Ghiacciaia è contemporaneamente una riscrittura quasi totale de "Il
Mitico 11" che ha avuto come primi interpreti Novello Novelli (accompagnato
da Fabio Forcillo) e Vito (accompagnato da Andrea Muzzi) e un omaggio
alla figura di Gino, presente sia nella saga dei Gori, sia, come spirito
guida e ispiratore, in "Gino detto Smith & la panchina sensibile". Gino,
coprotagonista nei primi due episodi della trilogia dei Gori, è qui
ripreso in mano da uno dei due autori (l'altro lo ricordiamo è Ugo Chiti).
Lo scopo è quello di raccontare l'altra faccia di un personaggio che
nella saga dei Gori resta, per dovere di drammaturgia, sacrificato nel
giuoco di squadra familiare.
Breve e conclusivo "Sfrfallio" storico/biografico
Coloro che ebbero diciotto anni a cavallo fra il '68 e il '77 praticarono,
fra gli altri "sport", anche quello dell'uccisione sistematica del padre
in senso figurato, preferendo al proprio, altri e più famosi padri putativi.
Molti dei miei amici e coetanei scelsero Mao, Che Guevara, Marx o Lenin.
Altri si affacciarono sul belvedere opposto. In tal modo, più tardi,
tutti quanti si ritrovarono orfani di più di un padre. Da ciò la considerazione
che alla fin fine la scintilla vera scaturisce sempre e solo in famiglia
e il segreto della riuscita o no della tua vita è consegnata alle "Sacre
Scritture" del DNA. Se non sai leggere quelle, difficilmente imparerai
a leggere tutto il resto. Nell'Atletico Ghiacciaia convivono e si intrecciano
fino a perdere i propri confini, i sentimenti di un padre e di un figlio.
Il padre è l'ispiratore e il figlio prova, attraverso l'arte della scrittura
e poi della recitazione, a rivivere l'emozione di quel mondo "genitale"
sempre più apparentemente lontano dal suo, ma nel quale ha visto per
la prima volta la luce.
Alessandro Benvenuti
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