La Contrada
Teatro Stabile di Trieste
presenta

I RUSTEGHI
di Carlo Goldoni

con
ANTONIO SALINES
ORAZIO BOBBIO
RICCARDO PERONI

e con
Paola Bonesi, Nora Fuser,
Adriano Giraldi, Marzia Postogna,
Maurizio Repetto, Gloria Sapio


regia
Francesco Macedonio

scene e costumi Sergio D'Osmo
musiche Silvio Donati


Andata in scena a Venezia nel 1760, "I rusteghi" costituisce uno dei vertici assoluti della drammaturgia goldoniana.. Come ebbe modo di spiegare Goldoni nelle "Memorie", "rusteghi" sono "uomini di rigida maniera ed insociabili, seguaci degli usi antichi, e nemici terribili delle mode, del divertimento e delle conversazioni del secolo". Si tratta di esseri burberi e irosi, esempio estremo di come l'uomo borghese, per sua natura attento alle sorti economiche e alla rispettabilità della famiglia, possa degenerare, divenendo gretto e prepotente. La vicenda si svolge a Venezia ed ha per protagonisti quattro rusteghi: Lunardo, Canciano, Simone e Maurizio. Quando Lunardo decide di combinare il matrimonio della figlia Lucietta con Filippetto, figlio di Maurizio, senza che gli sposi vengano avvisati, le donne decidono di ribellarsi. Margarita, matrigna di Lucietta - aiutata da Felice, moglie di Canciano e Marina, moglie di Simone - all'insaputa dei rusteghi, riesce a far sì che i due giovani possano, prima delle nozze, almeno incontrarsi. I quattro uomini, saputa la cosa, montano su tutte le furie, ma è Felice, nel corso della splendida scena finale, a dimostrare quanto assurdo sia il comportamento dei rusteghi; questi, seppure di malavoglia, riconoscono i loro torti e si rassegnano ad accettare la nuova situazione. Scritta in dialetto veneziano, "I rusteghi" costituisce uno dei più raffinati punti d'arrivo della riforma goldoniana. Dopo aver tolto dalla scena le maschere, Goldoni diede vita a una serie di commedie ciascuna incentrata sullo studio di un carattere. Senza dubbio quello del rustego trova l'origine più lontana nella commedia antica, ma la maschera di Pantalone, mercante veneziano, padre di famiglia brontolone, uomo misurato sino all'avarizia, costituisce il precedente più immediato. La peculiarità è aver portato sulla scena, simultaneamente, quattro personaggi, ritratto del medesimo carattere; con grande abilità a ogni rustego sono conferite sfumature differenti, per cui ciascuno conserva una forte individualità. Ma, oltre a ciò, la commedia si caratterizza per una analisi psicologica particolarmente attenta, che trova riflesso anche sul piano linguistico, laddove il dialogo brioso e spumeggiarne delle donne si contrappone a quello cupo e iroso degli uomini. I rusteghi mette in scena lo scontro tra il nuovo e l'antico, tra una concezione di vita rigida e una più moderna, fondata sul dialogo e sulla reciproca comprensione. E viene affrontato anche il nodo dell'educazione dei figli e del matrimonio, un tempo sottoposti alla tirannica autorità paterna, ora - in sintonia con le prospettive dell'illuminismo - poggiati sull'amore sul rispetto. La commedia analizza anche la condizione femminile e la sua nascente emancipazione, laddove l'uomo rappresenta il passato, e la donna - in un gioco di specchi che si ritrova anche altrove nel teatro goldoniano - l'equilibrio, la serenità e il progresso.

Carlo Goldoni
(1707-1793) è senza dubbio il maggiore commediografo italiano e uno dei più importanti drammaturghi della tradizione occidentale. Figlio di un medico, avviato allo studio della giurisprudenza, abbandonò l'avvocatura per dedicarsi esclusivamente alla professione di autore teatrale. Ebbe un primo contratto, tra il 1748 e il 1752, con Girolamo Medebach (uno dei maggiori impresari attivi, al tempo, in Italia settentrionale), cui fece seguito una scrittura con i fratelli Vendramin, tra il 1753 e il 1762, anno in cui, a seguito delle polemiche - non solo artistiche - sorte con Carlo Gozzi, decise di abbandonare Venezia per recarsi a Parigi. Autore di 134 commedie, di un centinaio fra intermezzi e libretti d'opera, di numerose liriche e delle Memorie, Goldoni fu ideatore di una importante riforma in ambito drammaturgico, che portò alla creazione di un modello teatrale alternativo a quello della commedia dell'Arte. La sostituzione del canovaccio con un testo drammatico scritto in ogni sua parte, l'eliminazione delle maschere fisse, l'introduzione di caratteri scolpiti a tutto tondo, l'uso di argomenti che si fanno portavoce della moralità borghese contrapposta a quella decadente dell'aristocrazia, sono alcuni fra gli aspetti più significativi del suo percorso artistico. Per lungo tempo relegato, a livello critico, entro le coordinate del realismo, Goldoni è stato in tempi recenti studiato in modo più approfondito: l'occasione del bicentenario del 1993, ha fornito la possibilità di avviare nuove ricerche, che hanno portato alla luce una immagine più completa e veritiera del grande commediografo veneziano. Non ultima la sua battaglia, combattuta attraverso la sistematica pubblicazione di tutte le commedie, in favore del riconoscimento della paternità dell'opera teatrale: proprio da tali posizioni prende avvio, in Italia, la lotta per il riconoscimento del diritto d'autore, che troverà soluzione appena nel 1882, con la fondazione della SIA (Società Italiana degli Autori) a opera di Marco Praga.