Teatro Stabile delle Marche
Teatro Nuovo di Milano
presentano


COME TU MI VUOI

di Luigi Pirandello

con
CLAUDIA CARDINALE


regia
Pasquale Squitieri


Le migliaia di letture dell'opera, si possono estremamente sintetizzare in una formula cara solo all'autore, ma a gran parte della psicanalisi contemporanea: identità e alterità. Pirandello la scrive in pieno "caso Bruneri e Cannella", vicenda reale d'una moglie che crede di riconoscere nell'ospite amnesiaco d'un manicomio, il proprio marito scomparso in guerra. Nell'opera, ribalta i ruoli, è il marito che crede di riconoscere, in una Ignota, la moglie scomparsa durante l'occupazione militare, Mario e familiari si contendono l'Identità della donna cui viene contrapposta una povera demente sottratta a un manicomio. Ma non è solo un "gioco di ruolo" o Giuoco delle parti, è, in profondità il più acuto esame della condizione della Donna del Novecento. Nel secolo cioè, che, attraverso l'Immaginario (fotografia, cinema, consumo di massa dell'immagine), deforma l'Identità sino a farla diventare frammenti della memoria. La Donna-Desiderio, diviene nota trasgressiva nella normalità quotidiana. Una normalità fatta di penombre, di confusioni, di crudeltà ormai acquisite. In questo labirinto, punteggiato di specchi deformanti e dell'improvvisa comparsa di orrori, lei cerca la propria, sconosciuta, identità e crede di trovarla nella sua appartenenza all'uomo. Questa lettura, suggerisce una messa in scena costruita in una sala cinematografica", dove gli spettatori (Salter, Greta, Bruno, Boffi, zia Lena, Salesio, Ines, Barbara, dottori e infermieri) assistono alla proiezione del film interpretato da Claudia Cardinale, "La viaccia". L'ingresso fragoroso in sala dei "quattro imbecilli in marsina, mezzo ubriachi", "nella penombra e nella confusione quei quattro giovanotti, di cui qualcuno pingue roseo, qualcuno calvo, qualcuno coi capelli ossigenati, più donna che uomo, sembrano marionette sbattute dai gesti sguaiatamente sbracciati e vani" provoca l'Interruzione della proiezione. Al loro apparire, con in mezzo l'Ignota, la pellicola prima si blocca su fotogramma fisso, poi lentamente si corrode e si brucia lasciando lo schermo bianco. Poi, durante la rappresentazione, riprende. Ma non c'è più la Cardinale. Appaiono spezzoni di altri film e di altre donne-simbolo, misti a frammenti di documentari su guerre e lager. La donna e il suo doppio si alternano continuamente e si confondono. L'Ignota si divide tra la "nostalgia di purezza": Al solito... Porci... M'hanno fatto bere... e il terrore della solitudine: E invece, me ne vado proprio con loro, guarda! Preferisco (si lancia) Vado a raggiungerli... Sullo schermo, a tratti, passano immagini di Giovanna d'Arco e di Teda Bara. Da un lato la violenza dei maschi, II sesso come consumo e abbrutimento, dall'altro la rassegnazione della donna ad accettare passivamente tutto questo. In una prima parte dunque, la Donna come rappresentazione. In una seconda (converrebbe dividere l'Opera in due atti), La Donna come spettatrice. Nel senso che ora gli attori-spettatori passeranno sullo schermo e Lei sarà spettatrice fino a rientrare nello schermo nel finale. Questa struttura narrativa comporterebbe le riprese filmate del secondo atto e lascerebbe Integro l'impianto scenico.