Teatro Eliseo
presenta


STORIA D'AMORE E D'ANARCHIA
di Lina Wertmuller

con
GIULIANA DE SIO
&
ELIO

e con
Gabriella Pession
Marco Zannoni
Solvejg D'Assunta


regia

Lina Wertmuller

scene e costumi Enrico Job
musiche e canzoni Nino Rota, Lilli Greco, Lucio Gregoretti
eseguite dal vivo da Cinzia Gangarella
luci Iuraj Saleri


Storia d'amore e d'anarchia, la commedia, dal cui testo originale fu tratto il famoso film, vincitore del Festival di Cannes del '73 e che aprì la strada del successo ai film di Lina Wertmüller negli Stati Uniti, fu successivamente realizzata per il teatro in Germania, in Austria e nella Repubblica Ceka. In Italia torna solo oggi alla sua prima sede, il palcoscenico, in una edizione riveduta e corretta per l'allestimento del Teatro Eliseo. ''Rivedendo il testo -dice Lina Wertmüller- ho constatato dentro me stessa, come certe passioni giovanili ideologiche e sociali, con gli anni e con gli eventi storici, pur cambiando di prospettiva, suscitano ancora nel mio cuore intense emozioni''. Di questa versione "musicale" della commedia sono protagonisti Giuliana De Sio e Elio, il cantante, delle Storie Tese, nei ruoli che nel film furono di Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, con Gabriella Pession, Marco Zannoni e Solvejg D'Assunta. Le musiche e canzoni originali di Italo Greco e Lucio Gregoretti associate a due brani di Nino Rota, ripresi dalla versione cinematografica, sono eseguite dal vivo da Cinzia Gangarella. Le scene e costumi sono di Enrico Job, la regia è di Lina Wertmüller.

Intorno all'amore e l'anarchia
di Lina Job Wertmüller

Anni '30 in Italia … Un ingenuo contadino lombardo ha visto uccidere un vecchio amico anarchico e per vendicarlo viene a Roma prendendo il suo posto per uccidere Benito Mussolini. Il Fascismo è nel suo periodo migliore, ma ancora ha paura di socialisti anarchici e sovversivi e gli squadristi sognano ancora di poter menar le mani, come ai vecchi tempi delle squadracce. In un postribolo di lusso, la Maison di Madama Aida, c'è, base degli anarchici, Salomè, la più richiesta puttana del casino, che accoglie quel goffo ragazzone e lo presenta come cugino. Tunin, sbalestrato dall'ambiente, finisce col farsi affascinare dallo sguardo di velluto della giovanissima Tripolina, che s'innamora di lui. Tripolina e Tunin sono due cuori puri, due giovani ingenui che la vita con le sue crudeli ingiustizie, ha unito in una trappola terribile, eppure proprio questa trappola, regala loro, due giorni d'amore che "'sono qualcosa che tanti non ce l'hanno neanche avuta mai" Il casotto, luogo deputato al mercato di carne umana, ha sempre eccitato al massimo la fantasia degli artisti. E' il luogo dei sogni proibiti, dei mercati, delle bassezze, dell'eros mercificato, dei piaceri, delle solitudini, della finta allegria e della disperazione, della schiavitù e di quel quarto d'ora d'amore travestito da paradiso che ha consolato gli inferni di tante creatura umane. E' uno spazio metaforico, amaro, demistificatorio, grottesco, con le sue tante anime, le sue differenti culture, i suoi diversi linguaggi. In questo ''casino'' s'incrociano i destini di Salomè, anarchica vendicatrice di Anteo Zamboni, linciato ingiustamente da una folla inferocita. Di Tunin, l'ingenuo contadino lombardo vendicatore di Michele Sgarravento, e di Tripolina, la bambina finita nel lupanare, che anche lei vuole in qualche modo vendicare un padre morto in guerra senza gloria. Tre vendette di esseri puri, infiammati di dolore. Malatesta dopo la strage del cinema Diana, attribuita agli anarchici, condanna gli attentati terroristici per la loro violenza, ma salva lo slancio ideale che spinge esseri umani, a sacrificare loro stessi in una violenza che vorrebbe essere rinnovatrice, tanto che - suggerisce Malatesta - nel tempo a venire questi stessi uomini in qualche modo saranno venerati come eroi. Il povero Malatesta aveva a che fare con il regime fascista, e cercò di barcamenarsi fra condanna e applauso. Gli anarchici erano sempre gente che ''ammassa i Re e le Principesse", quindi erano malvisti da tutte le parti e la loro storia sempre tenuta nell'ombra. Passanante - il cuoco napoletano che il 17 novembre del 1878 si scagliò contro Re Umberto I che attraversava le vie di Napoli in carrozza. Caserio che nel 1894 uccise il Presidente francese Carnot. Michele Angiolillo anarchico pugliese che sparò al Primo Ministro spagnolo Antonio Canovas. Luigi Luccheni il pugnalatore di Elisabetta d'Austria. Bresci il toscano residente a Patterson vicino a New York, che prima di mandare all'altro mondo Umberto I, pare abbia soggiornato tre giorni in un casino. Schirru il sardo che voleva uccidere Mussolini e che anche lui, come Bresci, prima di quel momento, cercò riparo in un casino, fra le braccia di una donna. Si era innamorato di Anna Lukowsky, ballerina polacca conosciuta al tabarin. Schirru sparò ai poliziotti che lo avevano fermato. Molti, troppi di loro morirono in carcere per apparenti suicidi probabilmente assassinati. La storia tende oggi a riequilibrare il giudizio. L'anarchia ha pagato col sangue e duramente i suoi sogni utopici. I tempi camminano il mondo cambia ma ancora oggi gli attentati si susseguono. Gli anarchici hanno insegnato al mondo il terrorismo e le sue ingiuste atrocità. I grandi sogni suscitano quasi sempre sofferenze e dolore. Gli eventi dell'11 settembre 2001 e la guerra che ne è seguita ci hanno mostrato che malgrado tutte le meraviglie della scienza e della tecnica l'essere umano ha in se stesso la più terribile arma di distruzione. Abbiamo realizzato negli ultimi secoli, quanto pericolose siano le idee, gli dei, i sogni, e le illusioni dell'umanità. Tutti gli uomini di buona volontà devono lottare per un mondo migliore. Ma tenendo desta la guardia, poiché in nome di mondi migliori, in questa vita o nell'altra, si sono commesse atrocità e si è riempita la storia di morte e di dolore. Tunin è un eroe antieroe che diventa anche più eroe nel rappresentare il bisogno dell'uomo della dignità, del desiderio di una statura più grande. Michele Sgaravento è rimasto nella mente di Tunin -bambino con una frase indimenticabile: "gli uomini sono uguali e liberi come Dio li ha creati", è il suo eroe, con quel sorriso pulito e allegro e la statura di un Re. Michele sì, era un uomo. Ed è nel mito di questo eroe contadino che Tunin parte per la sua avventura disperata. E' l'Italia contadina, tenuta al margine della storia, quella degli umili, dei sacrificati, dei senza lavoro, la "carne da macello", nel sogno di un riscatto. Quando scrissi il primo testo di Storia d'amore e d'anarchia, feci un lungo e accurato studio sui "casini'". Erano ancora vivi Flaiano, Moravia, Soldati, Stoppa e tanti altri frequentatori e sostenitori della funzione social - letteraria delle maisons. Loro me ne fecero delle cronache divertenti, tenere e toccanti. Era un universo quello dei casini, grande ventre femminile e orrendo tempio del machismo. Un ragazzo non diventava un uomo se non andava a fare il suo "esame" al casotto. Un universo che confinava da una parte con i pissoirs e dall'altra con il paradiso di Maometto.. La cosa orrenda era che su quelle povere creature ci guadagnasse lo Stato e alcuni signori borghesi. Orrenda, si, ma meglio della tragedia che oggi offrono agli occhi di tutti le strade d'Italia con la schiavitù di tante povere bambine ridotte peggio di bestie nelle mani della malavita. Sane cooperative autogestite di ragazze libere, consentite e protette dallo Stato, sarebbe il minimo per difendere la dignità delle creature umane. L'alba della civiltà. Se dopo tanto femminismo le donne del mondo non riusciranno almeno a porre fine a questo orrore, vorrà dire che tutte le loro lotte sono state un fallimento. Questo testo era nato in un primo tempo per il teatro. Il caso volle che invece diventasse "Film d'amore e d'anarchia'", e solamente dopo il successo del film, che vinse al Festival di Cannes e che aprì la strada al successo dei miei film negli Stati Uniti, fu realizzato per il teatro in Germania, in Austria e nella Repubblica Ceka. Solamente oggi il testo torna alla sua prima sede, il palcoscenico, in una edizione riveduta e corretta e la curiosità, dentro me stessa, di constatare come certe passioni giovanili ideologiche e sociali, con gli anni e con gli eventi storici, pur cambiando di prospettiva, suscitano ancora nel mio cuore intense emozioni.