Ente Nazionale del Balletto Balletto di Roma
Carratoni e Giannelli
presentano



GIULIETTA E ROMEO
balletto in due atti liberamente ispirato
all'omonima tragedia di William Shakespeare
musica di Sergej Prokofiev

con
RAFFAELE PAGANINI
MONICA PEREGO

Balletto di Roma
Lucia Vergnano, Paolo Santilli, Anna Manes,
Debora Bernardoni, Paolo Arcangeli, Hektor Budlla,
Alessandro Bizzi, Leart Duraku, Anna Marinelli,
Giada Piana, Daniela Lombardo, Giuseppe Spota

coreografia
Fabrizio Monteverde

scene Fabrizio Monteverde e Carlo Cerri
costumi Eve Kohler
maitre de ballet e assistente alle coreografie Stefania Di Cosmo
light designer e direzione tecnica Carlo Cerri


Lo spettacolo Giulietta e Romeo - uno degli appuntamenti più attesi della stagione di danza 2002 - segna l'esordio del Balletto di Roma dopo la fusione con il Balletto di Toscana, Arte Balletto di Milena Zullo e l'Associazione Mario Piazza. Il 26 giugno, ore 21.30, al Teatro Sistina di Roma, la rinnovata compagnia di danza sarà presentata per la prima volta al pubblico italiano in Giulietta e Romeo, coreografia di Fabrizio Monteverde sulla musica di Sergei Prokofiev. Creato nell'89 da Monteverde, questa nuova versione per la compagnia sarà danzata dalla giovane rivelazione italiana, Monica Perego, dal '97 Principal Dancer dell'English National Ballet e da Raffaele Paganini, beniamino del pubblico italiano, già stella dell'Opera di Roma e oggi protagonista indiscusso del musical in Italia. La vicenda dei due amanti shakespeariani è ambientata nel meridione, nel dopoguerra, in un paese assolato e cupo; il titolo, Giulietta e Romeo, è rovesciato, a mettere in primo piano il personaggio di Giulietta, giovane donna sensuale, ribelle, assetata di libertà anche a costo della morte. Monteverde, che ha iniziato la sua carriera come attore e aiuto regista, elimina le parti descrittive e pantomimiche previste nella partitura di Prokofiev, preferendo inquadrare più da vicino le inquietudini e i timori che accompagnano l'ingresso dei due ragazzi nella vita adulta. Questo spettacolo è il primo prodotto della fusione del Balletto di Roma, fondato e diretto da oltre quarant'anni da Franca Bartolomei e Walter Zappolini, con una delle più prestigiose compagnie di danza italiane, il Balletto di Toscana di Cristina Bozzolini, insieme a due emergenti personalità coreografiche, quali Milena Zullo e Mario Piazza. Grazie a questa fusione il Balletto di Roma è divenuto il principale soggetto della danza nel centro-sud e una delle prime compagnie a livello nazionale. Si è potuto così conservare il prezioso patrimonio coreografico delle due compagnie principali ma anche aprire alle forze giovani della migliore coreografia italiana. La compagnia è ora affidata alla direzione artistica congiunta di Franca Bartolomei e di Cristina Bozzolini.

Giulietta e Romeo, un balletto da Shakespeare, di Fabrizio Monteverde (nuova versione per la Compagnia), sulla musica di Sergej Prokofiev, già "perla" del repertorio del Balletto di Toscana. La vicenda danzata, nei due atti e nelle venti scene in cui Fabrizio Monteverde articola il suo balletto, segue fedelmente il testo di Shakespeare e, fondamentalmente, anche il "taglio" della partitura. È però - anche secondo la più autorevole critica italiana e straniera - straordinariamente e meravigliosamente "asciutta". Proprio questo è l'aggettivo che più le si confà, sia per il ristretto organico della compagnia che, nel 1989, era di soli 12 elementi, sia per la vocazione di Monteverde a rendere anche le storie e le emozioni più ampie e senza confini tendenzialmente scarne ed essenziali. L'idea di fondo - che ha poi proliferato, spesso felicemente, in altri, più giovani creatori - è un'ambientazione accesa e "meridionale". La vicenda si svolge in un paese italiano mediterraneo - che però può anche far pensare a un paese di un qualsiasi sud - tra tradizioni, leggi furibonde, inesorabili, sentimenti di odio e di amore sublimi, ma anche feroci ed estremi. I costumi di Eve Kohler suggeriscono, analogamente, un mondo lineare, "povero", ma meraviglioso proprio per questa sua castità e nobiltà essenziale, che mai fa rimpiangere, almeno nel teatro di danza, i falsi, rigidi merletti o gli improbabili corpetti pieni d'argento e d'oro del consueto falso Medio Evo dei balletti soprattutto ottocenteschi. Il titolo è "ribaltato": non è infatti Romeo e Giulietta, come l'originale, ma Giulietta e Romeo, a sottolineare il ruolo di Giulietta (la giovane "rivelazione" italiana Monica Perego, già diva dell'English National Ballet), una giovane donna che, nella cronaca quotidiana e nella storia di un paese, che prosegue nel suo pensiero conservatore, dimostra una vocazione alla ribellione, amaramente inutile. Come è giusto, consueto e naturale, Monteverde ripensa e reinventa il suo stesso lavoro per i suoi nuovi artisti - a cominciare dal suo nuovo "Romeo": Raffaele Paganini, romano, già "stella" del Teatro dell'Opera di Roma, eppoi indiscusso re del "musical" in Italia - così diverso, per esperienza e carattere, dal suo primo "Romeo", il calabrese Eugenio Scigliano. E siamo certi che, come sempre con Monteverde, il risultato delle audaci manipolazioni del suo stesso patrimonio originale non sarà mai né velleitario né di "comodo". Ma sarà presumibilmente un ulteriore approfondimento di tutti quei sentimenti e quelle idee profonde, che stanno dentro e dietro i personaggi di Shakespeare e che nemmeno le parole sanno raccontare.
Vittoria Ottolenghi

Giulietta e Romeo: Un classico del teatro di danza contemporaneo italiano
Il muro decrepito, accumulo di macerie, indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre "l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all'ultimo respiro ogni attimo di vita. Nell'Italia del secondo dopoguerra, disperatamente assetata di passioni ritempranti dagli orrori del passato (ma è ancora un'Italietta piccola e provinciale, che impianta le liturgie sociali di una nuova classe borghese nella terra grassa e ruvida di un'atavica cultura contadina), lei, Giulietta, diventa il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di quel mondo e dagli obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione sarà vittima. Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario, totalmente aperto al desiderio e alla curiosità dell'amore, vittima consapevole della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna. Così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della partitura di Prokofiev (si pensi alle versioni di Cranko, Mac Millan, Nureyev che pure nelle differenti intonazioni hanno come filo rosso comune analoga collocazione temporale e simili impostazioni drammaturgiche), i due amanti immaginati dal coreografo-metteur en scene Fabrizio Monteverde per la sua prima produzione 'a serata', creata nel 1989 per l'allora giovane Balletto di Toscana, dovevano segnare un momento importante per il teatro di danza italiano. Per la prima volta con questa produzione si veniva infatti ad affermare - nell'ardua sfida della composizione di un balletto completo - una scrittura d'autore di danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti 'storici', ma autonoma e sicura nel mettere a fuoco dal plot shakespeariano, scavando con ispirazione 'rabbiosa' nei sentimenti e nei caratteri dei personaggi gli aspetti più consoni all'umore e all'immaginario del coreografo romano, fortemente influenzato da echi cinematografici (da qui il riferimento nell'ambientazione e nei costumi, al cinema neorealista di Rossellini e Visconti), ma anche da riferimenti letterari (così che la Governante di Giulietta ha inquietudini e fremiti che ricordano l'omonima creatura di Brancati), o da citazioni di usanze e costumi nostrani (così che il Ballo diventa una 'vasca' da struscio cittadino, con le donne in piena 'esposizione' delle proprie 'mercanzie' e Giulietta morta indossa il virginale abito da sposa dei funerali meridionali) a tal punto da innalzare a figure importanti - e portanti - del dramma due personaggi sinteticamente trattati da Shakespeare, ma che nella nostra cultura sono fondamentali: le madri dei due protagonisti. Le quali, in un'autonomia di riscrittura drammaturgica rivendicata appunto da Monteverde, assumono nel balletto una dimensione tragica assoluta e diventano i veri motori immobili della vicenda con la loro presenza ossessiva e opprimente, con i loro odi tessuti in silenzio, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l'altra, inchiodata istericamente ad una sedia a rotelle (alla quale stanno sempre attaccati i figli), beghina, soffocante, terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. Si tratta di personificazioni forti, che si traducono in una coreografia nervosa, scattante, senza fronzoli, ma nella quale le forze espressive della formazione modern del coreografo si fondono in un legato continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica. Felicemente a lungo nel repertorio del Balletto di Toscana, Giulietta e Romeo è stato per molte stagioni la griffe bella e intelligente di un modo di fare danza innovativo e creativo. Pensare che proprio da questa creazione ha deciso di partire una nuova esperienza artistica, nella quale sono confluite tante personalità prestigiose, non può dunque fare altro che rincuorarci. E farci credere che, nonostante tutto, sul futuro sempre incerto della danza nazionale può aprirsi ancora una volta uno spiraglio di speranza.
Silvia Poletti