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Era il 1987
quando Nanni Loy ed Elvio Porta mi chiesero di scrivere la colonna sonora
del film Scugnizzi. Si trattava di un film musicale ambientato nel carcere
minorile di Nisida; interpreti quei ragazzi a rischio cui la realtà
della strada offre ben poche alternative: la malavita o il niente. Era
già da tempo che mi appassionavo a problemi e tematiche di questo genere
e quindi la proposta mi trovò in piena sintonia. Mi misi a lavorare
con grande entusiasmo e ne nacquero alcune delle canzoni cui sono rimasto
più legato nel tempo: "Carcere 'e mare", "Perzóne perzóne", "Scétate
scé…", "Parlanno parlanno", "Zòccole" etc…. La colonna sonora, fortunatissima,
vinse tutti i premi per le musiche da film di quell'anno (Nastro d'Argento,
2 David di Donatello, Globo d'Oro, Ciak d'Oro, Festival di Venezia,
Premio Colonna Sonora e molti altri) e così cominciai a sognare un grande
musical per il teatro, un'opera ricca di musica e di passione, espressione
di una napoletanità asciutta e moderna, fatta di lavoro più che di parole,
lontana dagli stereotipi e dai luoghi comuni. Ci ho messo un po' di
tempo, ma oggi finalmente, va in scena "C'era una volta… Scugnizzi".
Si tratta di una storia popolare, forte e piena di ironia, sfrontata
e irriverente come sono certi ragazzi che crescono per strada, di una
pura favola, dalla quale emerge una grande speranza nelle generazioni
più giovani, anche quelle più tormentate, e nei loro sentimenti. Anche
se scritta in napoletano, la storia non è tipicamente napoletana e appartiene
ai ragazzi meno fortunati di qualunque città del mondo. Su questa bellissima
linea la scena bellissima, priva di compiacimenti e di concessioni al
folclore, la regia, le coreografie, i costumi e tutto il resto. Ringrazio
tutti i miei compagni di viaggio, Enrico Vaime con cui, scrivendo il
testo, ho condiviso momenti indimenticabili di grande affiatamento,
Bruno Garofalo per la sua opera appassionata e preziosa, Gino Landi
per la sua genialità di coreografo e la generosità di amico, e poi Silvia
Polidori e tutti, tutti i tecnici, i miei più stretti collaboratori
di sempre e mio figlio Tullio che mi affianca con passione ed intelligenza
nella produzione. Infine voglio ringraziare, uno per uno, tutti gli
attori della Compagnia, la più bella del mondo, per tutte le volte che
mi hanno fatto venire gli occhi lucidi. Claudio Mattone
La storia
Il musical parte con un flashback (primi anni '80) nel carcere minorile
di Nisida, dove alcuni ragazzi stanno provando il finale di uno spettacolo
intitolato "Scugnizzi". In quel gruppetto notiamo, allora sedicenni,
Saverio De Lucia e Raffaele Capasso, detto 'o russo. Il primo, appassionato
di musica, più sensibile, e l'altro più cinico. I due stanno per uscire
e, una volta fuori dal carcere, si divideranno per prendere strade diverse.
Si ritroveranno dopo vent'anni. Saverio si è fatto prete e si dedica
al volontariato e all'insegnamento della musica ai ragazzi del quartiere.
Raffaele è diventato un malavitoso e su quei ragazzi non vuole perdere
il controllo per servirsene come piccola manovalanza. Nel locale dove
i ragazzi si riuniscono per fare la musica, un basso a livello strada
la cui porta è sempre aperta, entrano due ragazzi nuovi: Angelo e Carmine,
piccoli corrieri di Raffaele 'o russo. Saverio li invita a restare e
a mettersi in mezzo al coro. Carmine, il più ispido e il più difficile
dei due, manifesta fastidio nei confronti di Saverio e resta nel locale
soltanto perché gli piace Rosa, una delle ragazze. Carmine e Angelo
cominciano a frequentare il gruppo di cui diventano pian piano amici.
Angelo ha spesso delle crisi e Saverio, nell'intento di aiutarlo, lo
convince ad entrare in un cantiere, dove il ragazzo cade da un'impalcatura
e muore. In seguito a questo incidente, il rapporto tra Saverio e i
ragazzi si spezza. Tutti gli voltano le spalle e lui, sconfitto se ne
va. Ciccillo, il più piccolo, lo va a prendere e lo riporta dentro.
Il gruppo si ricostituisce. Nel frattempo Carmine confida a Rosa che
è stanco di eseguire gli ordini di Raffaele 'o russo e che non vuole
partecipare a un regolamento di conti da lui organizzato. Rosa lo aiuta
a nascondersi e Raffaele 'o russo, diventato ormai padrone incontrastato
della zona, tenta di vendicarsi cercando di rapirle il figlio all'uscita
della scuola. Per una casualità il rapimento non riesce ed è sempre
il piccolo Ciccillo che, inconsapevolmente, suggerisce a Saverio il
testo di una canzone: 'O russo è 'n' òmm' 'e merda! Saverio inizia a
cantarla ripetendo la stessa frase all'infinito e la canzone rimbalza
di strada in strada, di porta in porta. La sfida è totale e contro di
essa Raffaele 'o russo, impotente, può rispondere soltanto con la pistola.
Dei colpi interrompono la canzone. Saverio viene fatto fuori, ma Carmine,
proprio lui, quello più refrattario alla musica, quello più difficile
e ribelle, riprende con coraggio la canzone interrotta. Appresso a lui
riprendono a cantare tutti: 'O russo è 'n' òmm' 'e merda! La musica
ha vinto.
I personaggi
Saverio è un protagonista positivo, umano, vero. Non ha l'arroganza
magari involontaria di un "eroe". Ma lo è. L'eroe non è un l'uomo che
non conosce la paura. È l'uomo che la conosce, ma la vince. Che si uniforma
ai propri principi sapendo quanto questo sia difficile e a volte impopolare.
È anche questo uno che non ha paura di perdere, ma sa combattere. La
sua arma è la musica, il suo sco pò è la verità: ecco perche è un "eroe".
Perché non si nasconde, perché crede in quello che fa nonostante tutto.
Perché, nella sua capacità di giudizio e nella sua ironia, non dubita
che il suo compito sia quello di partecipare con la spinta vitale della
generosità. Saverio sa che non si vive e non si muore mai invano, che
tutto va fatto con questa idea in testa: il mondo ha bisogno di tutti.
Ma noi sappiamo che di qualcuno ne ha bisogno di più.
Raffaele, 'o russo, è il contraltare di Saverio, l'opposto. E,
come è degli opposti credibili, nasce dalla stessa matrice, ha la stessa
provenienza dell'altro, quella dell'altra faccia, di Saverio cioè. Raffaele,
che sembra vincente, è invece un'altra vittima di un sistema che crea
e distrugge senza apparenti giustificazioni. Per raccontare il "buono"
c'è bisogno del "cattivo". E il cattivo va sempre rapportato al suo
opposto e capito nella sua vera natura. Un vinto, magari inconsapevole,
va osservato senza pudori, senza ipocrisia, senza preconcetti: tutti
siamo un po' responsabili del suo essere com'è. Attenti ai giudizi troppo
facili. C'è un po' di Raffaele in ognuno. Sta a ognuno capirlo e scegliere
prima che sia tardi. Gli altri personaggi che contrappuntano questa
storia, sono irrinunciabili tasselli di un mosaico che non vuole essere
di maniera. Tutti i ruoli, da quello di Rosa a quello di Carmine (il
personaggio chiave che simboleggia un percorso umano fondamentale) hanno
una ragione di esistere e una loro funzione. La strada, il quartiere
non sono microcosmi inventati per fare scena, per dare colore: sono
il mondo che si propone a tutti noi, alla gente comune e, ripetiamocelo
più spesso che si può, "normale". La normalità, in certi contesti, propone
anche delle nefandezze. Che però non capitano per caso o per colpa di
un destino lontano e misterioso, C'è sempre un perché, ci sono sempre
delle ragioni che vanno cercate e, nei limiti, contraddette, combattute
con le armi disponibili. Anche con la musica, certo. Ci sono delle battute,
nel secondo tempo, che vogliamo ricordare per essere più espliciti nelle
intenzioni. Sono dette in un momento drammatico, davanti a un evento
spietato che sembra imbattibile "...è meglio che lasciate perdere, almeno
voi che lo potete fare", dice il Commissario a Saverio. "Ma io non lo
voglio fare", ribatte Saverio. "E nemmeno io", conclude il Commissario.
Esiste cioè la possibilità di un fronte comune. Questo è quello che
vogliamo sperare. Che vogliamo credere.
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