Claudio & Tullio Mattone
presentano



C'ERA UNA VOLTA... SCUGNIZZI
un musical scritto da Claudio Mattone e Enrico Vaime
musiche e testi di Claudio Mattone

con
SAL DA VINCI, PIERO PIGNATTELLI,
MASSIMO ABBATE, PIERO PEPE

e con
Vincenzo Attanasio, Carmine Borrino, Simone
Capriglione, Dario De Rosa, Mimmo Di Domenico,
Gianni Lanni, Antonio Marino, Nicola Nardini, Giovanni Pernice, Marco Purcaro, Antonio Rocco
Claudia Ascione, Anna Cefalo, Ottavia Cenatiempo,
Stefania De Francesco, Ornella Di Domenico, Daniela
Fiorentino, Pina Giarmanà, Marianna Mercurio,
Francesca Mignogna, Serena Rossi

regia
Bruno Garofalo

movimenti scenici Gino Landi
scene Bruno Garofalo
costumi Silvia Polidori


Era il 1987 quando Nanni Loy ed Elvio Porta mi chiesero di scrivere la colonna sonora del film Scugnizzi. Si trattava di un film musicale ambientato nel carcere minorile di Nisida; interpreti quei ragazzi a rischio cui la realtà della strada offre ben poche alternative: la malavita o il niente. Era già da tempo che mi appassionavo a problemi e tematiche di questo genere e quindi la proposta mi trovò in piena sintonia. Mi misi a lavorare con grande entusiasmo e ne nacquero alcune delle canzoni cui sono rimasto più legato nel tempo: "Carcere 'e mare", "Perzóne perzóne", "Scétate scé…", "Parlanno parlanno", "Zòccole" etc…. La colonna sonora, fortunatissima, vinse tutti i premi per le musiche da film di quell'anno (Nastro d'Argento, 2 David di Donatello, Globo d'Oro, Ciak d'Oro, Festival di Venezia, Premio Colonna Sonora e molti altri) e così cominciai a sognare un grande musical per il teatro, un'opera ricca di musica e di passione, espressione di una napoletanità asciutta e moderna, fatta di lavoro più che di parole, lontana dagli stereotipi e dai luoghi comuni. Ci ho messo un po' di tempo, ma oggi finalmente, va in scena "C'era una volta… Scugnizzi". Si tratta di una storia popolare, forte e piena di ironia, sfrontata e irriverente come sono certi ragazzi che crescono per strada, di una pura favola, dalla quale emerge una grande speranza nelle generazioni più giovani, anche quelle più tormentate, e nei loro sentimenti. Anche se scritta in napoletano, la storia non è tipicamente napoletana e appartiene ai ragazzi meno fortunati di qualunque città del mondo. Su questa bellissima linea la scena bellissima, priva di compiacimenti e di concessioni al folclore, la regia, le coreografie, i costumi e tutto il resto. Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio, Enrico Vaime con cui, scrivendo il testo, ho condiviso momenti indimenticabili di grande affiatamento, Bruno Garofalo per la sua opera appassionata e preziosa, Gino Landi per la sua genialità di coreografo e la generosità di amico, e poi Silvia Polidori e tutti, tutti i tecnici, i miei più stretti collaboratori di sempre e mio figlio Tullio che mi affianca con passione ed intelligenza nella produzione. Infine voglio ringraziare, uno per uno, tutti gli attori della Compagnia, la più bella del mondo, per tutte le volte che mi hanno fatto venire gli occhi lucidi. Claudio Mattone

La storia
Il musical parte con un flashback (primi anni '80) nel carcere minorile di Nisida, dove alcuni ragazzi stanno provando il finale di uno spettacolo intitolato "Scugnizzi". In quel gruppetto notiamo, allora sedicenni, Saverio De Lucia e Raffaele Capasso, detto 'o russo. Il primo, appassionato di musica, più sensibile, e l'altro più cinico. I due stanno per uscire e, una volta fuori dal carcere, si divideranno per prendere strade diverse. Si ritroveranno dopo vent'anni. Saverio si è fatto prete e si dedica al volontariato e all'insegnamento della musica ai ragazzi del quartiere. Raffaele è diventato un malavitoso e su quei ragazzi non vuole perdere il controllo per servirsene come piccola manovalanza. Nel locale dove i ragazzi si riuniscono per fare la musica, un basso a livello strada la cui porta è sempre aperta, entrano due ragazzi nuovi: Angelo e Carmine, piccoli corrieri di Raffaele 'o russo. Saverio li invita a restare e a mettersi in mezzo al coro. Carmine, il più ispido e il più difficile dei due, manifesta fastidio nei confronti di Saverio e resta nel locale soltanto perché gli piace Rosa, una delle ragazze. Carmine e Angelo cominciano a frequentare il gruppo di cui diventano pian piano amici. Angelo ha spesso delle crisi e Saverio, nell'intento di aiutarlo, lo convince ad entrare in un cantiere, dove il ragazzo cade da un'impalcatura e muore. In seguito a questo incidente, il rapporto tra Saverio e i ragazzi si spezza. Tutti gli voltano le spalle e lui, sconfitto se ne va. Ciccillo, il più piccolo, lo va a prendere e lo riporta dentro. Il gruppo si ricostituisce. Nel frattempo Carmine confida a Rosa che è stanco di eseguire gli ordini di Raffaele 'o russo e che non vuole partecipare a un regolamento di conti da lui organizzato. Rosa lo aiuta a nascondersi e Raffaele 'o russo, diventato ormai padrone incontrastato della zona, tenta di vendicarsi cercando di rapirle il figlio all'uscita della scuola. Per una casualità il rapimento non riesce ed è sempre il piccolo Ciccillo che, inconsapevolmente, suggerisce a Saverio il testo di una canzone: 'O russo è 'n' òmm' 'e merda! Saverio inizia a cantarla ripetendo la stessa frase all'infinito e la canzone rimbalza di strada in strada, di porta in porta. La sfida è totale e contro di essa Raffaele 'o russo, impotente, può rispondere soltanto con la pistola. Dei colpi interrompono la canzone. Saverio viene fatto fuori, ma Carmine, proprio lui, quello più refrattario alla musica, quello più difficile e ribelle, riprende con coraggio la canzone interrotta. Appresso a lui riprendono a cantare tutti: 'O russo è 'n' òmm' 'e merda! La musica ha vinto.

I personaggi
Saverio è un protagonista positivo, umano, vero. Non ha l'arroganza magari involontaria di un "eroe". Ma lo è. L'eroe non è un l'uomo che non conosce la paura. È l'uomo che la conosce, ma la vince. Che si uniforma ai propri principi sapendo quanto questo sia difficile e a volte impopolare. È anche questo uno che non ha paura di perdere, ma sa combattere. La sua arma è la musica, il suo sco pò è la verità: ecco perche è un "eroe". Perché non si nasconde, perché crede in quello che fa nonostante tutto. Perché, nella sua capacità di giudizio e nella sua ironia, non dubita che il suo compito sia quello di partecipare con la spinta vitale della generosità. Saverio sa che non si vive e non si muore mai invano, che tutto va fatto con questa idea in testa: il mondo ha bisogno di tutti. Ma noi sappiamo che di qualcuno ne ha bisogno di più.
Raffaele, 'o russo, è il contraltare di Saverio, l'opposto. E, come è degli opposti credibili, nasce dalla stessa matrice, ha la stessa provenienza dell'altro, quella dell'altra faccia, di Saverio cioè. Raffaele, che sembra vincente, è invece un'altra vittima di un sistema che crea e distrugge senza apparenti giustificazioni. Per raccontare il "buono" c'è bisogno del "cattivo". E il cattivo va sempre rapportato al suo opposto e capito nella sua vera natura. Un vinto, magari inconsapevole, va osservato senza pudori, senza ipocrisia, senza preconcetti: tutti siamo un po' responsabili del suo essere com'è. Attenti ai giudizi troppo facili. C'è un po' di Raffaele in ognuno. Sta a ognuno capirlo e scegliere prima che sia tardi. Gli altri personaggi che contrappuntano questa storia, sono irrinunciabili tasselli di un mosaico che non vuole essere di maniera. Tutti i ruoli, da quello di Rosa a quello di Carmine (il personaggio chiave che simboleggia un percorso umano fondamentale) hanno una ragione di esistere e una loro funzione. La strada, il quartiere non sono microcosmi inventati per fare scena, per dare colore: sono il mondo che si propone a tutti noi, alla gente comune e, ripetiamocelo più spesso che si può, "normale". La normalità, in certi contesti, propone anche delle nefandezze. Che però non capitano per caso o per colpa di un destino lontano e misterioso, C'è sempre un perché, ci sono sempre delle ragioni che vanno cercate e, nei limiti, contraddette, combattute con le armi disponibili. Anche con la musica, certo. Ci sono delle battute, nel secondo tempo, che vogliamo ricordare per essere più espliciti nelle intenzioni. Sono dette in un momento drammatico, davanti a un evento spietato che sembra imbattibile "...è meglio che lasciate perdere, almeno voi che lo potete fare", dice il Commissario a Saverio. "Ma io non lo voglio fare", ribatte Saverio. "E nemmeno io", conclude il Commissario. Esiste cioè la possibilità di un fronte comune. Questo è quello che vogliamo sperare. Che vogliamo credere.