Coop. Argot a.r.l.
presenta



BARBARA
di Angelo Orlando

con
VALERIO MASTANDREA
ROLANDO RAVELLO

e con
Fabio Ferri
Massimiliano Franciosa
Elisabetta Larosa
Barbara Bonanni

regia

Angelo Orlando

Scene e costumi Paki Meduri
Musiche Daniele Silvestri


Due amici decidono di farsi legare al letto di una loro cara amica Lei scompare. Comincia un'attesa spasmodica. Una camera da letto che si trasforma in un universo dove tutto accade. Nulla voluto. Nulla deciso. Tutto capita. Come nella vita. La camera da letto si popola di strani individui, tutti con la loro storia ma visti attraverso uno stretto spiraglio: quello della visuale forzata dei due prigionieri. Nell'attesa compaiono diversi enigmi e molte storie s'intrecciano, ma un solo interrogativo prende forma: chi Barbara?

Barbara qualcosa che manca. Barbara una speranza. Ipotesi di una libert a lungo sognata. Ma non c' tempo per capirlo. Siamo dominati da questa mancanza. Tutti schiavi di Barbara e dipendenti dalla sua assenza. Abbiamo solo il mondo che la circonda (o che la circondava). In compagnia delle sue cose: la sua casa., i suoi dischi, il suo letto, sappiamo di lei solo che prima c'era e adesso no. Sappiamo che la padrona. E che ama la musica. Sappiamo di lei, tutto quello che di lei dicono gli altri (i protagonisti). Barbara la donna che aleggia su tutto e che protegge la presenza del certo. Come nuova Godot, incombe e illumina le anime di tutti i personaggi di questa storia che ha radici in una leggenda metropolitana, ambientata in un posto che si pu respirare solo all'interno della finzione scenica. Due avvocati, due amici, una sera, a casa di Barbara. Sono legati a un letto. Dicono che a legarli stata lei ma noi non l'abbiamo visto. Dobbiamo fidarci di quello che traspare dai loro discorsi. Le se ne andata. Forse torner. Barbara l'attesa in un microcosmo. Gli abitanti di questo universo non intaccano e non si permettono di violare il suo mondo. E anche se parlano di lei e ne sfiorano i lineamenti invisibili, hanno un profondo rispetto per quest'assenza. Rispetto al film, l'intenzione rendere pi forte quest'assenza. Tutto quello che nella pellicola era immaginazione, adesso un sottile senso di inquietudine sospeso nel limbo dell'attesa, ma anche un tentativo di sforzarsi di pi per comprendere il senso di quest'attesa. Aspettare Barbara un impegno per l'uomo consapevole che tutto un sogno ed inganno, ma anche rifugio da quest'illusione. Saper aspettare, forse, significa saper osservare.